Libro
Bohm David - La Totalita e l Ordine Implicato
Bohm David — La Totalità e l’Ordine Implicato
| Campo | Dati |
|---|---|
| Titolo originale | Wholeness and the Implicate Order |
| Anno | 1980 (Routledge & Kegan Paul, Londra) |
| Autore | David Joseph Bohm (1917–1992) |
| Traduzione italiana | La totalità e l’ordine implicato, Feltrinelli 1983 |
| Genere | Fisica teorica / filosofia della natura |
| Influenze ricevute | Einstein, Bohr, Krishnamurti, Hegel, Marx, Heraclito |
| Influenze esercitate | Capra, Sheldrake, Penrose, Stapp, Panikkar, Ken Wilber |
Sintesi Generale
David Bohm è probabilmente il fisico teorico del Novecento che più profondamente ha interrogato i fondamenti ontologici della meccanica quantistica, spingendosi oltre il programma epistemologico della Scuola di Copenaghen per proporre una revisione radicale della nostra concezione dell’universo fisico. Wholeness and the Implicate Order (1980) è il testo in cui Bohm sintetizza trent’anni di riflessione — dalla sua formula della variabile nascosta (1952) alla teoria dello spazio-tempo quantistico — in una proposta ontologica coerente: l’universo non è una collezione di oggetti separati che interagiscono per contatto o per forze a distanza, ma un processo unitario, indiviso, in continuo movimento — l’holomovement — dal quale emergono, come pattern relativamente stabili, le strutture che chiamiamo particelle, campi, sistemi coscienti.
Il concetto centrale dell’opera è la distinzione tra ordine esplicato (explicate order) e ordine implicato (implicate order). L’ordine esplicato è il dominio della esperienza ordinaria e della fisica classica: oggetti separati nello spazio e nel tempo, che si influenzano reciprocamente attraverso interazioni locali. L’ordine implicato è il livello più fondamentale della realtà: un dominio di totalità non-separabile, dove ogni regione dello spazio-tempo contiene informazione sull’intero universo — come ogni frammento di un ologramma contiene informazione sull’intera immagine. L’ordine esplicato è un sub-totum, un’astrazione dall’holomovement, non la realtà fondamentale.
La mossa intellettuale che distingue Bohm da altri interpreti della meccanica quantistica è la sua rifiuto esplicito sia del realismo ingenuo classico (l’universo come collezione di oggetti ben definiti) sia dell’idealismo soggettivista di certe interpretazioni della scuola di Copenaghen (la realtà come creata dall’osservatore). Bohm propone un realismo ontologico che riconosce una realtà indipendente dall’osservatore, ma strutturata in modo radicalmente diverso da quanto la fisica classica ipotizzava: non atomistica e separata, ma olistica e non-locale. Il libro si inscrive nella tradizione di Leibniz (monadologie), di Whitehead (filosofia del processo), di Hegel (Aufheben come integrazione di opposti) — ma elabora queste intuizioni filosofiche con rigore matematico e sperimentale che le distingue dalla speculazione pura.
🔑 Concetti Fondamentali
La Genesi della Proposta: Dal Plasma alle Variabili Nascoste
La formazione intellettuale di Bohm è inseparabile dal suo contesto biografico. Nato in Pennsylvania nel 1917 da genitori ebrei immigrati dall’Europa orientale, Bohm studiò fisica a Berkeley con Robert Oppenheimer — al quale rimase intellettualmente vicino anche durante il tormentato periodo del maccartismo, che lo costrinse a lasciare gli Stati Uniti (Princeton, poi Brasile, poi Israele, infine Londra). Durante gli anni a Princeton (1947–1951), Bohm scrisse il manuale di meccanica quantistica (Quantum Theory, 1951) che fu accolto con entusiasmo da Einstein. Ma proprio scrivendo il manuale, Bohm maturò l’insoddisfazione per l’interpretazione ortodossa della meccanica quantistica — e nel 1952 pubblicò due articoli fondamentali che riproponevano le variabili nascoste: l’idea cioè che le probabilità della meccanica quantistica non fossero fondamentali ma riflettessero una nostra ignoranza di variabili più profonde che determinano in modo causale il comportamento delle particelle.
La proposta del 1952 — spesso denominata interpretazione pilota-onda o meccanica di de Broglie-Bohm — era stata anticipata da Louis de Broglie nel 1927 ma abbandonata sotto la critica di Pauli alla conferenza Solvay. Bohm la riprese e la completò, dimostrando che era possibile costruire una teoria causale e determinista della meccanica quantistica, pienamente equivalente all’interpretazione standard nel fare previsioni sperimentali. La particella, in questa visione, ha sempre posizione e momento definiti, ma è guidata da un campo quantistico (il potenziale quantistico, derivato dalla funzione d’onda) che porta informazione sull’intero contesto sperimentale — incluso, nel caso EPR, lo stato delle particelle correlate a distanza arbitraria.
Questo potenziale quantistico non decade con la distanza come i campi classici, ma ha un carattere non-locale: porta informazione sulla forma globale dell’apparato sperimentale. Da questa non-località del potenziale quantistico, Bohm trae la sua intuizione più profonda: il comportamento delle particelle riflette un livello di realtà più profondo nel quale la separazione spaziale non è fondamentale. La non-località è la firma sperimentale dell’ordine implicato.
L’Ologramma Come Paradigma Epistemologico
La metafora centrale di Wholeness and the Implicate Order è l’ologramma. Un ologramma è un’immagine tridimensionale prodotta da luce laser; la sua caratteristica decisiva è che ogni porzione anche minuscola della lastra olografica contiene l’informazione dell’intera immagine — anche se con minore risoluzione. Bruciando o distruggendo un frammento dell’ologramma, non si perde una parte dell’immagine ma si riduce la risoluzione dell’intera immagine. La parte contiene il tutto.
Bohm usa l’ologramma non come semplice analogia illustrativa ma come paradigma epistemologico: l’ologramma mostra che è possibile costruire strutture fisiche nelle quali l’informazione sull’intero è distribuita in ogni parte. L’universo, nella sua proposta, ha questa struttura olografica: ogni regione dello spazio-tempo contiene, nell’ordine implicato, informazione sull’intero universo. La distinzione tra “qui” e “là” — fondamentale nell’ordine esplicato — è un’astrazione dall’ordine implicato dove tutto è “avvolto” (en-folded) nell’intero.
L’ologramma divenne poi popolare, negli anni Ottanta e Novanta, nelle discussioni sulla coscienza e sull’universo: il neuroscienziato Karl Pribram utilizzò il paradigma olografico per spiegare come le memorie siano distribuite nell’intera corteccia cerebrale piuttosto che localizzate in singoli neuroni (la cosiddetta teoria olografica del cervello). Bohm e Pribram collaborarono per elaborare un modello unitario in cui sia il cervello sia l’universo mostrano struttura olografica — una convergenza che, pur mantenendo un profilo speculativo, stimolò decenni di ricerca sulla neurodynamica.
L’Holomovement: Realtà Come Processo
Il concetto di holomovement è la risposta di Bohm alla domanda: qual è la natura fondamentale dell’essere? Non la sostanza — né la materia né la mente — ma il movimento nella sua forma più generale e totale. L’holomovement è il processo cosmico indiviso dal quale emergono, come pattern relativamente stabili, tutte le strutture che chiamiamo reali: particelle subatomiche, atomi, molecole, cellule, organismi, menti, culture, universi.
Il termine è deliberatamente composto: holo (greco: intero, completo) + movement (inglese: movimento). Bohm scelse il termine inglese “movement” per il secondo elemento perché il concetto di holomovement trascende la distinzione tra materia e spirito — è il processo più fondamentale, dal quale entrambi emergono. La coscienza non è una cosa separata che osserva il movimento della materia dall’esterno: è essa stessa un aspetto dell’holomovement, caratterizzato da proprie strutture di ordine implicato.
L’influenza di Heraclito è esplicita: l’universo di Bohm è come il logos eracliteo, il principio razionale del cambiamento che governa il panta rhei (tutto scorre). Ma Bohm correda questa intuizione con la matematica della meccanica quantistica relativistica: i lavori tecnici che accompagnano la proposta filosofica di Wholeness includono tentativi di costruire una geometria algebrica dello spazio-tempo (pre-space) dalla quale spazio, tempo e particelle emergano come strutture dell’ordine esplicato.
Ordine Implicato ed Esplicato: La Struttura Ontologica
La coppia concettuale implicate/explicate order è il cuore dell’ontologia bohmiana. Bohm introduce la terminologia con precisione: implicate deriva dal latino implicare, avvolgere, piegare dentro; explicate da explicare, dispiegare. L’ordine implicato è il livello dove tutto è “avvolto” nell’intero — non-separabile, non-locale. L’ordine esplicato è il livello dove le cose appaiono “dispiegatè” nello spazio e nel tempo — separate, locali, misurabili.
Il processo cosmico fondamentale è un ciclo continuo di enfoldment (avvolgimento, implica-zione) e unfoldment (dispiegamento, esplicazione): l’holomovement continua a “enfoldare” l’universo nell’ordine implicato e a “unfoldarlo” nell’ordine esplicato. Le particelle elementari non sono oggetti permanenti ma pattern che emergono e sprofondano continuamente in questo ciclo — come le onde sulla superficie dell’oceano emergono e si dissolvono, pur essendo sempre espressione del movimento dell’intera massa d’acqua.
Crucialmente, Bohm introduce anche un livello ulteriore: il super-implicate order (ordine super-implicato), un livello ancora più fondamentale che governa la struttura dell’ordine implicato come questo governa l’ordine esplicato. Questa gerarchia di ordini può in principio estendersi indefinitamente — riflettendo la struttura infinitamente ricca della realtà. Il super-implicate order è il livello in cui Bohm intravede la possibilità di integrare meccanica quantistica e relatività generale — due teorie che rimangono matematicamente incompatibili nella fisica standard.
Il Potenziale Quantistico e l’Informazione Attiva
Nella meccanica di de Broglie-Bohm, il potenziale quantistico (Q) — derivato dalla funzione d’onda — agisce sulla particella come un campo di informazione piuttosto che come un campo di forza nel senso classico. La distinzione è fondamentale: un campo di forza classico agisce imponendo energia proporzionale alla sua intensità (un campo elettrico debole produce una forza debole). Il potenziale quantistico agisce invece attraverso la sua forma indipendentemente dalla sua intensità — come un’onda radio, per debole che sia, porta informazione che guida un apparecchio radio (le cui proprie riserve energetiche producono il suono).
Bohm chiama questa modalità d’azione informazione attiva (active information): l’onda quantistica non “spinge” la particella con una forza, ma la “informa” — le dice in quale direzione muoversi. L’informazione è attiva nel senso che guida effettivamente il comportamento della particella; è “im-forma”: dà forma dall’interno. Questo concetto di informazione attiva rappresenta per Bohm la categoria fisica fondamentale — più primitiva della massa e dell’energia — che permette di comprendere come sistemi fisici possano mostrare comportamenti “intelligenti” senza postulare un agente separato che li guida dall’esterno.
L’estensione di questo concetto alla biologia è immediata: il DNA è al contempo molecola chimica (aspetto “materiale”) e portatore di informazione (aspetto “implicato”) che specifica la struttura di proteine e organismi. La cellula è guidata dal campo di informazione del DNA analogamente a come la particella è guidata dal potenziale quantistico. Il concetto permette di parlare di “significato” nella fisica senza introdurre un dualismo cartesiano mente/materia.
La Soma-Significanza: Oltre il Dualismo
Negli ultimi anni della sua vita (in collaborazione con il filosofo Basil Hiley, che pubblicò The Undivided Universe nel 1993 postumo dopo la morte di Bohm), Bohm elaborò il concetto di soma-significanza come alternativa al dualismo cartesiano. La parola è costruita sull’analogia con la coppia greca soma (corpo) / sema (segno, significato): nel processo biologico (e in quello cosmico), materia e significato sono inseparabili.
Una parola scritta è al contempo configurazione di inchiostro su carta (soma) e portatore di significato (sema). Un gene è al contempo molecola di DNA (soma) e portatore di informazione genetica (significanza). Una particella elementare è al contempo entità fisica localizzabile (soma) e nodo in una rete di relazioni quantistiche che la connette all’intero universo (significanza). La significanza non è aggiunta alla materia dall’esterno da una mente esterna: è intrinseca alla struttura dell’universo stesso.
Questa proposta anticipa — e in parte ispira — le discussioni contemporanee sul panpsichismo e sulla proto-mentalità: l’idea che la coscienza non sia un’emergenza tardiva in un universo altrimenti cieco, ma rifletta proprietà informatico-relazionali già presenti ai livelli più fondamentali della realtà fisica. David Chalmers, Thomas Nagel, Galen Strawson — tutti autori che hanno reintrodotto il panpsichismo nel dibattito filosofico contemporaneo — citano Bohm come riferimento, anche se con cautela metodologica.
La Coscienza come Aspetto dell’Holomovement
La questione della coscienza è trattata da Bohm con maggiore cautela di quanto spesso si creda nelle vulgarizzazioni new age del suo pensiero. Bohm non sostiene che “la coscienza crea la realtà” nel senso dell’idealismo soggettivista. Sostiene piuttosto che la coscienza — come la materia — è un aspetto dell’holomovement, caratterizzato da proprie strutture di ordine implicato.
Il pensiero, in particolare, è analizzato da Bohm come un processo che tende sistematicamente a confondere l’ordine esplicato con l’ordine implicato: il pensiero separa ciò che nell’ordine implicato è inseparabile, crea confini là dove non ce ne sono, reifica l’astrazione in sostanza. Il “caparbio individualismo” del pensiero — la sua tendenza a trattare i propri concetti come entità indipendenti — è la radice epistemica della frammentazione della realtà. Non è un difetto corrigibile con più informazione: è strutturale al modo in cui il pensiero discorsivo funziona.
L’influenza di Krishnamurti su Bohm è qui profonda e diretta. I due si incontrarono nel 1961 e mantennero per trent’anni un dialogo straordinario (parzialmente pubblicato in The Ending of Time, 1985, e The Limits of Thought, 1999). Krishnamurti sosteneva che il pensiero non può essere il mezzo della sua propria trasformazione — perché è il pensiero stesso il problema. Bohm trovò in questa intuizione una risonanza con la struttura della meccanica quantistica: il processo di misurazione che “costringe” il sistema quantistico a manifestarsi come onda o particella è analogo al pensiero che “costringe” la realtà olistica nell’ordine esplicato frammentato.
La meditazione — nel senso di Krishnamurti, non tecnica ma attenzione non-selettiva, non-diretta — è per Bohm il correlato psicologico della percezione dell’ordine implicato: un modo di essere presente alla totalità senza imporre i frame concettuali del pensiero ordinario.
Non-Località e Teorema di Bell
Nel 1964, John Stewart Bell dimostrò matematicamente che qualsiasi teoria con variabili nascoste locali fa previsioni diverse dalla meccanica quantistica standard — e che quindi era possibile un test sperimentale. Le disuguaglianze di Bell, verificate sperimentalmente da Clauser, Aspect e altri a partire dal 1972, hanno dimostrato che la meccanica quantistica standard è corretta — e che quindi le variabili nascoste locali sono escluse.
La posizione di Bohm è crucial qui: la sua meccanica di de Broglie-Bohm usa variabili nascoste non-locali — non è quindi esclusa dal teorema di Bell e dai suoi test sperimentali. Il potenziale quantistico agisce in modo non-locale: quando si misura la polarizzazione di un fotone in un esperimento EPR, il potenziale quantistico dell’altro fotone — a qualsiasi distanza — si aggiorna istantaneamente per riflettere la misura. Questo non viola la relatività speciale (non è possibile usare questo effetto per trasmettere informazione più veloce della luce), ma implica che la separazione spaziale non è ontologicamente fondamentale.
Per Bohm, la non-località dimostrata dai test di Bell è la firma sperimentale più chiara dell’ordine implicato: i fotoni correlati EPR non sono due oggetti separati che si “ricordano” di essere stati insieme — sono aspetti di un’unica struttura nell’ordine implicato che non ha mai smesso di essere unitaria.
Il Programma di Fisica Fondamentale
Oltre alla filosofia, Wholeness and the Implicate Order contiene un programma tecnico di ricerca in fisica fondamentale. Bohm propone una geometria algebrica dello spazio-tempo come candidato per una struttura pre-spazio-temporale dalla quale spazio, tempo e particelle emergano come strutture dell’ordine esplicato. I lavori tecnici di Bohm e Hiley (raccolti in The Undivided Universe, 1993) sviluppano questo programma, introducendo i twistors di Penrose come possibile struttura matematica dell’ordine implicato.
Il rapporto con la relatività generale è uno dei problemi irrisolti: la meccanica di de Broglie-Bohm — nella sua forma standard — non è relativisticamente invariante. Tentativi di estensione relativistica sono stati proposti da vari autori (Dürr, Goldstein, Zanghì; Tumulka; Colin e Struyve) ma nessuno è stato universalmente adottato. La questione della compatibilità con la relatività rimane aperta.
L’altra sfida tecnica è il problema della misura: nella meccanica quantistica standard, il “collasso della funzione d’onda” è postulato ma non descritto dinamicamente. Nella meccanica di de Broglie-Bohm, il problema del collasso è dissolto: la particella ha sempre posizione definita, e la misura rivela (perturbando) questa posizione. Ma rimane il problema di spiegare come le interferenze quantistiche scompaiano nell’ordine esplicato — cioè il problema della decoerenza, che nella meccanica di de Broglie-Bohm richiede un trattamento diverso dall’approccio standard.
🏛️ Rilevanza Filosofica, Esoterica e Massonica
La cosmologia di Bohm appartiene a una tradizione che attraversa la storia del pensiero occidentale e orientale: l’intuizione che la realtà fondamentale è unità indivisa e che la molteplicità dell’esperienza ordinaria è un’astrazione — reale ma derivata — da questa unità. Nel pensiero greco, questa intuizione è l’Hen di Parmenide e l’apeiron di Anassimandro. Nel Neoplatonismo, è l’Uno di Plotino dal quale emanano Intelletto, Anima e Materia. Nell’Advaita Vedānta, è il Brahman senza attributi (nirguṇa) che si manifesta come universo empirico (māyā). Nella Kabbalah, è l’Ein Sof (Senza Fine) che si auto-limita nello tzimtzum per permettere la creazione.
La tradizione massonica, nella sua dimensione speculativa e filosofica, ha sempre attinto a questa corrente perenniale. Il simbolo del delta luminoso — il triangolo con l’occhio, l’Occhio che Vede — è il simbolo dell’Unità che vede se stessa nella molteplicità. L’ordine implicato di Bohm è la formulazione fisico-matematica più rigorosa di questa intuizione: l’universo visibile (l’ordine esplicato, i gradi bassi dell’iniziazione) è il dispiegamento di una realtà più fondamentale (l’ordine implicato, i gradi superiori) che rimane sempre presente, “avvolta” in ogni manifestazione.
Il principio ermetico fondamentale — “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, ciò che è dentro è come ciò che è fuori” — trova nella struttura olografica di Bohm la sua traduzione in termini fisici: ogni parte contiene l’informazione del tutto, il microcosmo rispecchia il macrocosmo. Il corpus hermeticum, la Tabula Smaragdina, gli Sephiroth dell’albero della vita kabbalistico — tutti questi sistemi simbolici esprimono l’intuizione che la struttura della realtà è frattale, auto-simile, olografica.
Il concetto di informazione attiva — l’holomovement che si informa e si dà forma — risuona con il concetto di Logos nel prologo del Vangelo di Giovanni (“In principio era il Logos”) e con il dabar ebraico (la parola-che-agisce di Dio nella creazione). L’universo di Bohm non è materia cieca governata da forze cieche ma un processo di auto-informazione continua — un processo di Logos cosmico che si auto-riconosce.
L’incontro di Bohm con Krishnamurti è particolarmente rilevante per la tradizione esoterica: Krishnamurti era stato “scoperto” e formato dalla Società Teosofica come possibile nuovo Insegnante del Mondo, prima di rompere clamorosamente con essa nel 1929 per proclamare che nessuna organizzazione, nessun guru, nessuna tecnica può portare alla liberazione — solo l’attenzione pura e non-condizionata. L’incontro tra il fisico teorico più radicale del XX secolo e il maestro spirituale che aveva rifiutato ogni sistematizzazione produce una delle convergenze più straordinarie del Novecento intellettuale: entrambi indicavano, da direzioni diverse, la stessa realtà — un fondo di unità indivisa che il pensiero frammentato non può raggiungere ma solo oscurare.
📜 Ricezione e Influenza
Wholeness and the Implicate Order fu ricevuto con reazioni polarizzate. Nella comunità dei fisici, il libro fu sostanzialmente ignorato o respinto: l’interpretazione di Copenhagen era — e per molti rimane — il paradigma dominante, e la proposta di Bohm era considerata o irrilevante (equivalente empiricamente alla meccanica quantistica standard) o metafisicamente ingiustificata. Richard Feynman espresse la posizione dominante: “Penso di poter affermare senza timore che nessuno capisce la meccanica quantistica” — una dichiarazione che esprime il rifiuto pragmatico di cercare interpretazioni ontologiche.
Fuori dalla fisica, l’impatto fu enorme. Il libro entrò rapidamente nei circuiti della psicologia transpersonale (Ken Wilber ne fece uno dei testi fondatori del suo modello integrale), della biologia olistica (Rupert Sheldrake citò Bohm come ispirazione per la sua teoria dei campi morfogenetici), della neuroscienza (il dialogo con Karl Pribram sull’ologramma), della filosofia della mente (David Chalmers, Penrose), della spiritualità new age (l’ologramma cosmico come immagine dell’unità di tutto). Il libro vendette centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo — raggiungendo un pubblico di lettori molto più ampio di qualsiasi altra monografia di fisica teorica contemporanea.
Sul piano della física professionale, la meccanica di de Broglie-Bohm è oggetto di ricerca attiva: la scuola di Dürr e Goldstein ha sviluppato una versione matematicamente rigorosa (Bohmian Mechanics) che è ora un’alternativa legittima all’interpretazione di Copenhagen nel dibattito sui fondamenti della meccanica quantistica. La rivista Studies in History and Philosophy of Modern Physics pubblica regolarmente articoli sulla meccanica bohmiana.
Il fisico John Bell — il cui teorema fu spesso usato contro le variabili nascoste di Bohm — espresse in realtà una simpatia profonda per la proposta bohmiana: “La meccanica di de Broglie-Bohm è l’unica interpretazione della meccanica quantistica che io conosca che è priva di ambiguità” (Speakable and Unspeakable in Quantum Mechanics, 1987). Bell vedeva nella chiarezza ontologica della meccanica bohmiana — particelle con posizioni definite, guidate da un’onda reale — un vantaggio rispetto alla vaghezza dell’interpretazione ortodossa sul significato della funzione d’onda.
Roger Penrose, in The Emperor’s New Mind (1989) e Shadows of the Mind (1994), cita l’ordine implicato di Bohm come una delle intuizioni più importanti del XX secolo sulla natura della coscienza — anche se Penrose propone una propria teoria (coscienza come effetto quantistico in microtubule neuronali) che si discosta dalla proposta bohmiana. Henry Stapp, fisico del Lawrence Berkeley Laboratory, ha sviluppato una interpretazione della meccanica quantistica orientata verso la coscienza (Mind, Matter, and Quantum Mechanics, 1993) che riconosce il debito verso Bohm pur mantenendo un quadro più vicino a Heisenberg.
✒️ Citazioni Significative
“Il flusso è in qualche senso prioritario rispetto agli ‘oggetti’ che possono essere visti emergere in esso e dissolversi nuovamente nel suo interno. Chiameremo questa realtà onnipresente l’holomovement.”
“La non-località quantistica implica che ogni cosa nell’universo è in collegamento immediato e intimo con ogni altra cosa. Nulla è mai veramente separato da nulla.”
“Proposiamo che l’intera realtà sia in qualche modo contenuta come informazione nel cosmo — come una sorta di ologramma cosmico.”
“Il pensiero, essendo un processo, produce la frammentazione. E poi tratta i frammenti come se fossero entità indipendenti con esistenza autonoma. Questo è il problema.”
“La materia è come una piccola increspatura sulla vastità dell’holomovement. Ma quella piccola increspatura è l’unico posto dove ci troviamo — ed è straordinariamente ricca e complessa.”
“L’elettrone non è separato dall’universo che lo circonda. È un aspetto di quell’intero universo.”
📝 Note Personali
Wholeness and the Implicate Order rimane uno dei libri di fisica teorica più importanti e meno compresi del Novecento. La sua importanza non risiede principalmente nelle sue previsioni sperimentali — equivalenti alla meccanica quantistica standard — ma nella proposta ontologica: un universo fondamentalmente unitario, olografico, processuale, in cui la separazione è un’astrazione dall’indiviso.
Da leggere in parallelo con The Undivided Universe (Bohm e Hiley, 1993) per il fondamento tecnico; con The Ending of Time (Bohm e Krishnamurti, 1985) per le implicazioni sulla coscienza e il pensiero; con Capra (Il Tao della Fisica) per il confronto sistematico con le tradizioni orientali; con Whitehead (Processo e Realtà) per il background filosofico; con Bell (Speakable and Unspeakable) per il contesto fisico-matematico.
Il libro richiede un lettore disposto a muoversi tra fisica, filosofia e psicologia senza la protezione delle disciplinarità rigide. Bohm stesso era un pensatore che rifiutava i confini disciplinari — e la sua proposta può essere compresa solo adottando lo stesso atteggiamento.
Bibliografia secondaria di riferimento
Wholeness and the Implicate Order di David Bohm è oggetto di letteratura critica in filosofia della fisica, ontologia quantistica e dialoghi scienza-spiritualità. Riferimenti accademici essenziali:
- Bohm, David, e B.J. Hiley. The Undivided Universe: An Ontological Interpretation of Quantum Theory. Routledge, 1993. Il completamento tecnico-matematico della proposta di Wholeness; oggi la formulazione canonica dell’interpretazione bohmiana.
- Peat, F. David. Infinite Potential: The Life and Times of David Bohm. Addison-Wesley, 1997. Biografia critica di riferimento, scritta da un collaboratore diretto.
- Hiley, B.J., e F. David Peat, a cura di. Quantum Implications: Essays in Honour of David Bohm. Routledge & Kegan Paul, 1987. Volume miscellaneo con saggi di Bell, Penrose, de Broglie, Vigier sul programma bohmiano.
- Pylkkänen, Paavo. Mind, Matter and the Implicate Order. Springer, 2007. Studio sistematico delle implicazioni filosofiche dell’ordine implicato per la teoria della mente.
- Nichol, Lee, a cura di. The Essential David Bohm. Routledge, 2003. Antologia commentata.
- Cushing, James T. Quantum Mechanics: Historical Contingency and the Copenhagen Hegemony. University of Chicago Press, 1994. Storia della meccanica quantistica come “contingenza storica”; ricostruisce le ragioni per cui l’interpretazione bohmiana fu marginalizzata.
- Holland, Peter R. The Quantum Theory of Motion. Cambridge University Press, 1993. Trattazione matematica rigorosa della meccanica delle variabili nascoste di Bohm-de Broglie.
- Bell, J.S. Speakable and Unspeakable in Quantum Mechanics. Cambridge University Press, 1987 (riedizione 2004). Saggi del fisico irlandese che rilanciò la teoria bohmiana negli anni Sessanta.
- Krishnamurti, Jiddu, e David Bohm. The Ending of Time. Harper & Row, 1985. I dialoghi fra Bohm e Krishnamurti sul pensiero e la coscienza.
- Bohm, David, e F. David Peat. Science, Order, and Creativity. Bantam, 1987. Sviluppo delle implicazioni epistemologiche dell’ordine implicato.
- Briggs, John, e F. David Peat. Looking Glass Universe: The Emerging Science of Wholeness. Cornerstone, 1984. Divulgazione critica del programma bohmiano.
- Bohm, David. On Dialogue. A cura di Lee Nichol. Routledge, 1996. Sul metodo del dialogo come pratica conoscitiva, sviluppo dell’idea di partecipazione.
Per il rapporto Bohm–tradizioni orientali (Krishnamurti, Vedanta, buddhismo): - Holland, Robert F. “Bohm and the Buddha: An Encounter.” In Buddhist-Christian Studies, vol. 14 (1994): 137–149. - Goswami, Amit. The Self-Aware Universe. Tarcher, 1993. Per la cornice della “fisica della coscienza” di cui Bohm è precursore.
Per la critica: - Norsen, Travis. Foundations of Quantum Mechanics: An Exploration of the Physical Meaning of Quantum Theory. Springer, 2017. Capitolo critico sull’interpretazione bohmiana, da un punto di vista filosofico aggiornato.
Edizioni di riferimento: - Bohm, David. Wholeness and the Implicate Order. Routledge & Kegan Paul, 1980 (riedizioni Routledge Classics, 2002). Edizione originale inglese. - Bohm, David. Universo, mente, materia. Trad. di Renato Rini. Red, 1996. Traduzione italiana abbreviata. - Bohm, David. La totalità e l’ordine implicato. Trad. di Riccardo Valla. Astrolabio Ubaldini, 1996. Traduzione italiana integrale di riferimento.
🔗 Vedi Anche
David Donnini Heisenberg Werner - Fisica e Filosofia | Bohr Niels - Physik und Philosophie | Capra Fritjof - Il Tao della Fisica | Whitehead Alfred North - Processo e Realta | Prigogine Ilya - La Fine delle Certezze | Bateson Gregory - Verso un Ecologia della Mente | Penrose Roger - La Mente Nuova dell Imperatore | Krishnamurti Jiddu - La Fine del Tempo | Corpus Hermeticum | Advaita Vedanta - La Non-Dualita | Kabbalah - Lo Zohar
Cross-references: Cabala Ebraica | Logos | Neoplatonismo | Taoismo Esoterico | Teosofia Moderna | Teosofia e Antroposofia | Vedanta Advaita