Tavola tracciata

Il Tempio

Simbolismo

IL TEMPIO Il termine Tempio deriva dalla radice indoeuropea tem, che significa dividere, delimitare. Esso definisce dunque un luogo destinato al culto, ed in quanto tale sacro. Ricordiamo che il termine italiano “sacro” deriva dal latino arcaico sakros e indica ciò che è dedicato ad una divinità ed al suo relativo culto. La radice di sakros si ritrova nell’accadico (lingua o insieme di lingue dell’area semitica, ormai estinte) saqāru (“invocare la divinità”). Anche per i popoli dell’Europa centrale il termine era strettamente legato alla spiritualità ed alla relativa salvezza dell’anima, indicata come Heil, da cui deriva l’inglese holy. Anticamente il Tempio era costituito da un luogo naturale, segnato da caratteristiche che vi testimoniavano la presenza delle divinità. Per i massoni, il Tempio è il luogo sacro all’interno del quale vengono espletati i propri riti. Esso non è solo un edificio fisico, quanto piuttosto una rappresentazione allegorica del cammino interiore che il massone deve percorrere per elevarsi spiritualmente e moralmente. Ogni dettaglio architettonico e decorativo del Tempio è perciò carico di significati esoterici e filosofici, richiamando antiche tradizioni costruttive e sapienziali. L’idea del Tempio come luogo sacro e simbolico affonda le sue radici nelle corporazioni medievali dei costruttori di cattedrali, che consideravano l’atto del costruire non solo un mestiere, ma anche un’espressione di conoscenza e perfezione morale. Il riferimento storico ed architettonico principale del Tempio Massonico è il Tempio di Salomone, descritto nella Bibbia come la casa di Dio e un modello di armonia divina. Il Tempio di Salomone è una delle costruzioni più enigmatiche e affascinanti della storia. Menzionato nella Bibbia come il primo grande luogo di culto monoteista, esso è divenuto simbolo della relazione tra l’uomo e il divino, nonché punto di riferimento per numerose tradizioni cavalleresche, misteriche e mistiche. Secondo la Bibbia, il Tempio fu costruito nel X secolo a.C. dal re Salomone, figlio di Davide, sul Monte Moria a Gerusalemme. Il sito aveva già un significato sacro: era il luogo in cui, secondo la tradizione, Abramo tentò di sacrificare suo figlio Isacco per obbedienza a Dio (Genesi 22:2-14). Il Primo Tempio aveva una struttura ispirata ai santuari fenici e mesopotamici. Il re Salomone si avvalse dell’aiuto del re Hiram di Tiro, sovrano fenicio, che fornì maestranze esperte e materiali pregiati come il legno di cedro del Libano e l’oro. La pianta del Tempio era rettangolare e suddivisa in tre parti principali: 1. L’Ulam (Vestibolo) – La parte anteriore, che introduceva nel santuario. 2. L’Heichal (Sala del Santuario) – Il luogo di culto accessibile ai sacerdoti. 3. Il Debir (Sancta Sanctorum) – La parte più sacra del Tempio, dove era custodita l’Arca dell’Alleanza, contenente le Tavole della Legge date a Mosè. All’ingresso del Tempio si trovavano due colonne monumentali di bronzo: •

Jachin (stabilità)

Boaz (forza)

Questi elementi avevano un significato simbolico profondo, rappresentando la solidità del regno di Israele e il legame con Dio. Il Tempio era ricco di decorazioni in oro e argento. Gli interni erano adornati con immagini di cherubini, palme e fiori, simboli di fertilità e spiritualità. Al suo interno si trovavano la Menorah, il candelabro a sette bracci e l’ara dei sacrifici, dove venivano offerte vittime animali a Dio. Come tutti sanno, il Tempio di Salomone venne distrutto dai babilonesi nel 586 a.C. e poi ricostruito al ritorno degli ebrei dalla cattività babilonese nel 516 a.C., salvo essere definitivamente distrutto dai romani nel 70 d.C., secondo quanto era stato predetto da Gesù nei Vangeli. L’unica parte rimasta è il Muro del Pianto, che ancora oggi è un luogo di preghiera per gli ebrei e tutto sommato ricorda anche il muro incompiuto che fa parte del nostro Tempio. Nella tradizione cabalistica, il Tempio di Salomone rappresenta la struttura dell’Albero della Vita, con le sue dieci Sephirot, e simboleggia la connessione tra il mondo materiale e quello spirituale. Alcuni testi medievali e rinascimentali collegano il Tempio di Salomone all’alchimia, dove la costruzione del Tempio simboleggia la Grande Opera, ovvero la trasmutazione dell’anima verso la perfezione. In buona sostanza la Grande Opera rappresenta il processo di purificazione dell’anima fino alla realizzazione dell’oro filosofale, simbolo della conoscenza suprema. Una certa importanza il Tempio di Salomone lo ha anche per la cristianità, se è vero che la Cappella Sistina fu costruita secondo le misure del Tempio di Salomone indicate nell’Antico Testamento. Venendo alla descrizione del Tempio massonico, essa si ritrova con dovizia di particolari nel Rituale in grado di apprendista: « Il Tempio è una sala rettangolare con un’unica apertura, la porta d’ingresso, simbolicamente o realmente situata ad Occidente. Ai due lati di essa, due Colonne: quella di sinistra, entrando, ha incisa la lettera B, è in stile dorico ed è sormontata da un globo terrestre; quella di destra ha incisa la lettera J, è in stile ionico ed è sormontata da tre melagrane semiaperte. La volta azzurra, cosparsa di stelle (meglio se queste compongono le dodici costellazioni) ed è sostenuta da dodici Colonne, sei a Settentrione e sei a Mezzogiorno. Fra ogni Colonna i segni dello Zodiaco, in corrispondenza delle costellazioni del soffitto, sei sulla parete del Settentrione (Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine) e sei sulla parete del Meridione (Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, Pesci). Un cordone rosso corre intorno al Tempio, formando sette nodi d’amore, il mediano dei quali è al centro della parete orientale. Le estremità del cordone terminano con nappe legate alle Colonne J e B. Una parete appare incompiuta. La parete zona opposta all’ingresso è la più importante del Tempio ed è l’Oriente. A quest’ultimo, delimitato in avanti, possibilmente da una balaustra, si accede mediante QUATTRO scalini: al centro della parete sono posti: il Trono del Maestro Venerabile e la Cattedra, ai quali si perviene mediante ulteriori TRE scalini. Sulla Cattedra, quadrangolare, coperta da un drappo azzurro, sono collocati: un Candelabro a tre luci, una Colonnina corinzia mobile, una candela su candeliere, il «Testimone» (se esiste una balaustra il «Testimone» va posto su di essa), un Maglietto, una Spada Fiammeggiante, il Libro della Costituzione del , il Libro del Regolamento di Loggia, ove esista. Il Trono è sovrastato da un baldacchino in panno azzurro: sulla parete, dietro al Trono, poco più su della spalliera, è il Delta cioè un triangolo equilatero illuminabile, sul cui vetro è raffigurato un Occhio destro. La parete è dominata da una iscrizione a grandi lettere: A\G\D\G\A\D\U\

In alto sulla parete, alla destra del Maestro Venerabile, un Sole raggiante; alla sinistra, una Luna crescente; a destra, inoltre, la statua di Minerva (Sapienza) e la Bandiera nazionale, a sinistra il Labaro di Loggia. Sempre all’Oriente, alla destra del Maestro Venerabile, il tavolo dell’Oratore e, alla sinistra, quello del Segretario. Prima dei quattro scalini, al centro, davanti alla Cattedra del Maestro Venerabile, l’ARA: triangolare, coperta da un drappo azzurro, sulla quale stanno un Candelabro a sette luci, spento (Menorah), il Libro della Sacra Legge, il Compasso e la Squadra. Il Trinomio LIBERTà - UGUAGLIANZA - FRATELLANZA è posto in alto, sulla parete dell’Oriente, sovrastante il Trono del Maestro Venerabile. In terra, davanti all’Ara, un cuscino; sono collocati, dal lato degli Apprendisti (Settentrione): una pietra grezza, un filo a piombo, un maglietto, uno scalpello e dall’altro lato, a Mezzogiorno, una pietra cubica sormontata da una piramide a base quadrata; una livella, un regolo ed una leva. Verso il centro, una tavola da tracciare, una squadra e una cazzuola. Una Cattedra quadrangolare su due scalini, per il 1° Sorvegliante, è all’Occidente, accanto alla porta, a sinistra entrando; sopra di essa un Candelabro a DUE luci, una Colonnina jonica mobile e un Maglietto. Una Cattedra identica, ma su un solo scalino, è posta, per il 2° Sorvegliante, alla metà circa della parete del Mezzogiorno; su di essa un Candelabro ad UNA luce, una Colonnina dorica mobile ed un Maglietto. Sulla parete dietro al 2° Sorvegliante, la statua di Ercole (Forza); alla sinistra del 1° Sorvegliante, quella di Venere (Bellezza). A Settentrione e a Mezzogiorno, due o più ordini di stalli o di panche e a diverso livello; in prima fila, a Settentrione, gli Apprendisti; a Mezzogiorno, i Compagni d’Arte; nelle file dopo le prime, a Settentrione ed a Mezzogiorno, i Maestri. La zona di pavimento del Tempio antistante l’Ara è costituita da un rettangolo, possibilmente costruito in Sezione Aurea, a scacchi bianchi e neri. Al centro geometrico del Tempio, fra tre Candelabri disposti a triangolo rettangolo, il Quadro di Loggia, tracciato o collocato». La somiglianza degli elementi fondamentali del Tempio massonico con quello che storicamente conosciamo del primo Tempio di Salomone è resa evidente dalla forma rettangolare e dalle due colonne che stanno all’ingresso del Tempio. Tuttavia, le differenze sono sostanziali ed a mio giudizio superano di gran lunga le (volute) analogie con il Tempio di Salomone. Questo perchè nel nostro Tempio esistono anche elementi che richiamano al Tempio di Delfi, alla mitologia romana, alla mistica egizia e persino alla tradizione cristina

Il Tempio in cui lavoriamo può perciò essere considerato come una enciclopedia massonica, o per rimanere ai precedenti architettonici dello stesso genere, un vero e proprio Pantheon dell’Arte Reale, carico di allegorie comprensibili solo agli Iniziati e secondo un meccanismo di disvelamento progressivo. Per ragioni di tempo non si possono esaminare in questa sede tutti gli arredi del Tempio e la complessa simbologia che riguarda ciascuno di essi. Basti dire che vi sono alcuni elementi dal significato comunemente accettato (come la melagrana o il mappamondo o il muro incompiuto di cui si è detto) ed altri che mantengono un certo mistero circa le possibili interpretazioni del simbolo, che come è giusto che sia sono molteplici : mi riferisco ai riferimenti allo Zodiaco, o ai nodi d’amore, per non dire del delta che sta alle spalle del MV all’intero del quale è raffigurato un solo occhio, il destro. Tuttavia l’ambivalenza di alcuni simboli è nella loro natura, altrimenti sarebbero segnali. L’aspetto allegoricamente più significativo è però che il Tempio massonico non ha dimensioni definite in quanto si estende da Oriente ad Occidente, da Meridione a Settentrione, dallo Zenit al Nadir. Sostanzialmente, abbiamo deciso di arredare con il massimo della cura un luogo chiuso affinchè simboleggi l’Universo: non era più semplice decidere di riunirci in uno spazio aperto? La domanda è meno banale di quanto possa sembrare, perché nello stesso nostro rituale si fa altre volte riferimento al Tempio come struttura protettiva, ad esempio quando si dice che il primo dovere del Sorvegliante è quello di accertarsi che il Tempio sia debitamente coperto o che durante i lavori non è più permesso ad alcuno di coprire il Tempio, ossia di allontanarsene. In più parti si fa riferimento al bussare alle porte del Tempio, come dunque di una costruzione reale ed esistente. Per altri aspetti, invece, il rituale menziona il Tempio come una edificazione ancora da completare (due o più mattoni per la costruzione del Tempio). Quando poi si afferma che tutto nel Tempio deve essere Serietà, Senno, Benefizio e Giubilo ci si rende perfettamente conto che il Tempio è inteso in una doppia accezione sia fisica che spirituale, e dunque che si fa riferimento anche al Tempio interiore che ogni massone deve ospitare dentro di sé

Portare al di fuori del piano di percezione fisico le dimensioni spazio/temporali significa riprodurre costantemente in Terra l’Ordine Cosmico, nel pieno rispetto dei dettami della Tavola Smeraldina. Si procede sul pavimento a scacchi ma proiettati verso la Volta Celeste, seguendo il movimento del Sole e della Luna e degli altri Astri rappresentati nelle costellazioni zodiacali che sovrastano le colonne. Una volta assolti gli oneri descrittivi, occorre una riflessione sulla funzione che il Tempio svolge, sia a livello collettivo che individuale. In buona sostanza: è il Tempio, con tutta la sua simbologia, indispensabile o quanto meno necessario al buon esito delle nostre tornate rituali? In primo luogo, osservo che i massoni operativi hanno cominciato a riunirsi nelle logge (da cui il nome che noi attribuiamo alle nostre comunità iniziatiche) quali locali adiacenti alle cattedrali o comunque alle costruzioni che venivano eseguite. Successivamente – e dunque col passaggio alla massoneria cosiddetta speculativa - ci si riunì in locali appartati si, ma all’interno di osterie. Solo più tardi, e secondo modalità differenziate in ciascuna cultura, si è pervenuti alla edificazione di case massoniche che ospitano il Tempio così come lo conosciamo. Perciò, direi che il Tempio in quanto tale per definizione non è un elemento indispensabile alla ritualità delle nostre riunioni, a condizione che lo spazio che ci ospita venga di volta in volta sacralizzato secondo le modalità che ben conosciamo e che pratichiamo al di fuori del Tempio, ad esempio, in occasione della Agapi rituali. Il passaggio della sacralizzazione del luogo meriterebbe secondo me un approfondimento ulteriore sia con riferimento alle finalità delle nostre tornate, e dunque alla consacrazione dei nostri lavori alla gloria del Grande Architetto dell’Universo, sia riguardo alla ritualità che andrebbe sempre rispettata dell’ingresso rituale nel Tempio e, per converso, alle conseguenze negative a livello energetico del cosiddetto partire da dentro. Per ragioni di ristrettezza temporale mi limito a dire che le mie conclusioni sono che l’architettura che ci circonda, per quanto simboleggiante l’universo intero ed anzi proprio per quello, ha una natura costitutiva del messaggio che attraverso il rituale deve essere canalizzato. A livello esoterico, il Tempio svolge infatti una funzione catalizzatrice delle energie, come il grembo materno che trasmette al feto calore e nutrimento, senza che quello debba chiedere nulla ma solo per effetto dell’osmosi, se non di una ancestrale transustanziazione. O per rimandare ad una iconografia iniziatica tradizionale, il Tempio può essere inteso come un infinito Uovo che custodisce in sé tutti gli ingredienti necessari alla Vita, il cui innesco è dato in natura dalla fecondazione e nell’Arte Sacra dall’intuizione generata dal perseguimento costante della Via iniziatica tradizionale. Con una immagine ancora più forte e che in questa sede si può solo menzionare per non eccedere i confini del grado, il Tempio svolge per i nostri spiriti la stessa funzione dell’Athanor che plasma col fuoco sostanze diverse per trarne la loro parte più pura, che nel caso delle nostre tornate rappresenta ciò che si chiama Eggregore. Questo ciclo convettivo verso l’alto, che parte dalla dualità del pavimento a scacchi per proiettarsi nel cielo stellato attraverso il sostegno delle colonne che a loro volta sono puntate ciascuna in direzione di una costellazione, ci fa comprendere che la direzione da seguire è quella ascendente, sempre guardando ad Oriente. Del resto, anche il termine “orientamento” non casualmente trae la propria etimologia dal direzionarsi verso il sole che nasce, come ben sapevano gli antichi egizi che in quella direzione avevano collocato i loro Templi, e questo è curioso per un mondo profano che invece usa per “orientarsi” la bussola che punta verso nord. C’è un’ultima notazione da fare, ossia che il Tempio può svolgere la propria funzione catalizzatrice solo se la partecipazione interiore di ciascuno dei Fratelli lo consente. Tutti abbiamo sperimentato nella nostra vita massonica che l’energia positiva generata dalle nostre tornate è frenata o inibita se anche uno solo di noi è mentalmente assente o assorbito in questioni profane. Da qui la necessità che ci abbandoniamo alla simbologia del Tempio fondendoci nell’Infinito che esso rappresenta. I due o più mattoni che occorrono alla costruzione del Tempio siamo noi. Perché, parafrasando Hesse, o il Tempio è dentro di te o è in nessun luogo

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