Tavola tracciata

Il Cerchio: la totalità non divisa

Simbolismo

Carissimi Fratelli, questa sera vorrei provare a parlarvi non soltanto della geometria di una forma, ma di ciò che essa rappresenta nel cuore di tutte le sapienze, di tutte le religioni, di tutte le iniziazioni che hanno cercato di esprimere il mistero della totalità e dell’unità

Il cerchio ci circonda in questa Loggia. Lo vediamo nel cordone rosso che sovrasta i nostri capi, lo intuiamo nella forma dei nostri corpi quando formiamo la Catena d’Unione, lo riconosciamo nel ciclo del sole e della luna che scandisce le nostre giornate. I nostri cicli biologici sono circolari. Il nostro respiro è circolare: inspirazione ed espirazione, vuoto e pienezza, morte e vita ad ogni respiro

Un cerchio non ha inizio e non ha fine. Quando la mente umana guarda una linea retta, percepisce una direzione, un movimento lineare verso qualcosa. Quando guarda un cerchio, sperimenta una pienezza che ritorna su se stessa, una completezza che non necessita di nulla al di fuori di sé

Il cerchio rappresenta l’unica figura geometrica che è perfettamente simmetrica in tutte le direzioni. I Greci ritenevano che fosse la forma più perfetta poiché ogni punto sulla sua circonferenza è equidistante dal centro. Non esiste un inizio privilegiato da cui osservare il resto. Ogni punto sulla circonferenza possiede la medesima dignità, la medesima distanza dal centro. Questa è una lezione profonda sulla democrazia dell’universo stesso, che non discrimina tra le sue parti, ma le contiene tutte con eguale amore. Una vera comunità umana dovrebbe assomigliare a un cerchio in cui ogni membro, pur occupando una posizione diversa sulla circonferenza, rimane equidistante dal centro comune, dal bene collettivo, dalla verità condivisa

Proverò ora ad illustrarvi come questo insegnamento universale del cerchio emerge nelle grandi tradizioni dell’umanità, attraversando continenti e millenni. In ogni cultura, in ogni epoca, il medesimo simbolo ritorna con forza, come se l’umanità stessa avesse compreso una verità così profonda da doverla ripetere, in infinite variazioni, per tentare di comprenderla pienamente

Nel Tao cinese, lo Yin e lo Yang si compenetrano dentro il cerchio del Tai Chi, insegnandoci che gli opposti non sono in conflitto ma in completamento reciproco. Ogni punto contiene il seme del suo contrario, eppure la totalità rimane intatta nel cerchio che le contiene. Questa medesima verità riappare nei Chakra dell’India, ruote di luce percorse dal Prana universale, che culminano nella realizzazione dell’Atman e nella comprensione che il Brahman, l’Assoluto, è l’unica realtà, infinita e immanente, che contiene tutto dentro di sé

L’Egitto antico ci mostra Ra che percorre eternamente il cerchio del cielo: ogni giorno una morte e una resurrezione nel ciclo che rigenera continuamente la creazione. Nella Kabbalah, l’Albero della Vita emana da un centro divino supremo e si diffonde nella molteplicità, mantenendo tutti gli strati collegati dal pilastro dell’Equilibrio. Lo stesso insegnamento brilla nell’Ouroboros alchemico: il serpente che si morde la coda, trasformazione perpetua del piombo dell’ignoranza nell’oro della saggezza

Nel Buddhismo, la Ruota dell’Esistenza racchiude il ciclo della sofferenza, eppure l’illuminazione consiste nel riconoscere il vuoto che la sostiene, nel dissolvere l’illusione e ritrovare il Nirvana. Nell’Islam, il Tawaf attorno alla Kaaba rappresenta il pellegrinaggio circolare verso il Divino: ogni giro cancella i peccati, ogni ritorno è una rinascita consapevole, fino al settimo giro dove il pellegrino torna dove ha iniziato, ma trasformato

Nei Misteri Eleusini greci e nelle tradizioni sciamaniche, il cerchio rimane sempre ciò che è: uno spazio di trasformazione, morte-rinascita conscia, protezione e illuminazione. Platone e i filosofi iniziati compresero che il cerchio rappresenta l’unità di tutte le cose: la totalità che ordina il caos in perfetta armonia, dove ogni punto sulla circonferenza non è frammentazione, ma manifestazione dell’uno dal quale tutto irradia e verso il quale tutto converge

In ogni Tradizione, un insegnamento emerge con chiarezza cristallina: il cerchio rappresenta la totalità che non è divisa. È un uno che è contemporaneamente il molti, un infinito che racchiude tutte le finitezze, un centro dal quale ogni cosa irradia e verso il quale ogni cosa converge, mantenendo sempre il medesimo rapporto di amore e di libertà

Il dubbio che vorrei porre questa sera a questa Rispettabile Loggia è questo: se il cerchio rappresenta la totalità non divisa, quale è il vostro cerchio? Dove tracciate il limite tra ciò che è voi e ciò che non è voi? Quando guardate un’altra persona, un animale, una pianta, vedete una creatura radicalmente separata da voi, o intuite una totalità che comprende tutti gli esseri?

La Libera Muratoria ci chiede e ci permette di iniziare a tracciare il nostro cerchio sempre più ampiamente, di allargare progressivamente il nostro centro fino a abbracciare non solo i nostri cari, non solo la nostra patria, non solo l’umanità, ma infine tutta l’esistenza

E qui vorrei portarvi il pensiero di Dante Alighieri. Dante non vede il Paradiso come una stasi immobile, ma come il movimento stesso, il danzare eterno delle anime intorno al centro di fuoco divino. Nel Paradiso, i Beati si muovono in cerchi concentrici, sempre più vicini al cuore luminoso della creazione. La vera beatitudine non è l’immobilità, bensì il movimento eterno di ritorno consapevole a quella fonte d’amore che tutto ha generato. Dante comprende profondamente che il cerchio non è il termine del nostro viaggio, ma la sua eternità. In questo modo Dante unisce l’esperienza mistica medievale all’intuizione filosofica platonica: il cerchio non è staticità, ma eternità in movimento

Benedetto Croce, invece, descrive lo Spirito come movimento circolare eterno. Lo Spirito consiste di quattro momenti autonomi e distinti: l’Estetica, la Logica, l’Economia e l’Etica. Questi momenti rimangono implicati gli uni negli altri, come punti di una circonferenza che ritornano eternamente su se stessi. L’arte dà materia all’intelletto, l’intelletto fornisce significato all’azione, l’azione sostiene l’aspirazione morale, e l’aspirazione morale ritorna a ispirare la creazione artistica. È una spirale infinita di arricchimento

Noi qui in questa Loggia partecipiamo a questo movimento circolare eterno dello Spirito, dove ogni atto di consapevolezza alimenta gli altri e contribuisce a questa spirale infinita di elevazione dell’anima umana

Vorrei dire un’ultima cosa: il cerchio perfetto è anche un insegnamento dell’umiltà. Il cerchio non può esistere senza il centro, e il centro non può avere significato senza la circonferenza. Essi si necessitano mutuamente. Questa è la vera relazione di amore: non il dominio dell’uno sull’altro, ma la mutua necessità, la reciproca dipendenza

Un Maestro saggio conosce che la sua maestria non significherebbe nulla senza gli Apprendisti intorno a lui. Un Apprendista consapevole sa che il suo apprendimento è reso possibile solo dalla saggezza trasmessa dai Maestri. Nel cerchio, non vi è un primo e un ultimo, poiché il primo e l’ultimo si incontrano nel medesimo punto

Il nostro compito è quello di tracciare correttamente il cerchio, di allargarlo progressivamente, di mantenerlo pulito e luminoso, di riconoscere il centro che lo governa e di operare sempre in armonia con quel centro divino. In questo modo, dopo un po’ di tempo, scopriremo che siamo tornati al medesimo punto dal quale siamo partiti, ma trasformati, consapevoli, illuminati. Avremo completato il cerchio

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