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Damascio - De Principiis
Damascio — De Principiis (Dubitationes et Solutiones de Primis Principiis)
| Campo | Dettaglio |
|---|---|
| Autore | Damascio di Damasco (c. 458-538 d.C.) |
| Titolo completo | Dubitationes et Solutiones de Primis Principiis — Obiezioni e Soluzioni sui Primi Principi |
| Periodo di composizione | c. 510-529 d.C. (ultimi 19 anni di vita) |
| Genere letterario | Trattato metafisico sistematico (forma dialogica nei manoscritti) |
| Contesto storico | Accademia Platonica di Atene, poco prima della chiusura forzata nel 529 |
| Ruolo dell’autore | Ultimo scolarca (direttore) dell’Accademia Platonica di Atene |
| Lingua originale | Greco antico |
| Ricezione storica | Influenzò direttamente la mistica medievale cristiana, l’Islam arabo, il pensiero ebraico |
| Trasmissione del testo | Preservato attraverso la tradizione bizantina e araba |
Sintesi Generale
Damascio (c. 458-538 d.C.) è l’ultimo scolarca dell’Accademia Platonica di Atene — una delle figure più importanti e cariche di significato nella storia della filosofia occidentale. La sua vita e la sua opera racchiudono il dramma della transizione dal paganesimo antico al mondo cristiano medievale: una transizione non passiva, ma carica di consapevolezza teorica.
Il De Principiis (Dubitationes et Solutiones de Primis Principiis — “Obiezioni e Soluzioni sui Primi Principi”) è la sua opera principale, una critica radicale di tutti i sistemi neoplatonici precedenti — inclusi i giganti Plotino e Proclo — sulla base di un’apofasi (teologia negativa) portata fino all’estremo assoluto.
La tesi di Damascio è questa: neppure l’Uno plotiniano è sufficiente come designazione del Principio supremo. L’Uno di Plotino è già una determinazione, una nominazione, un concetto — sia pure negativo. Ma il Principio supremo precede ogni concettualizzazione, inclusa quella di unità. Damascio lo chiama l’Arrheton — l’Ineffabile, o più letteralmente “ciò di cui non si può parlare”. È il Tutto-Nulla, l’Indicibile, il principio così radicalmente trascendente che non può nemmeno essere detto “uno”, “infinito”, “assoluto” senza tradirlo.
Quest’opera rappresenta il culmine della mistica neoplatonica e anticipa la teologia negativa medievale (Dionigi l’Areopagita), il Neti Neti dell’Advaita vedantico, e il silenzio del Buddismo Zen sulla natura della Realtà assoluta. È uno dei testi più esoterici e difficili della filosofia occidentale — e anche uno dei più illuminanti per chi è disposto a seguire Damascio fino al bordo dell’abisso silenzioso.
Concetti Fondamentali
1. L’Apofasi Radicale — Oltre l’Uno
Il contributo più originale e radicale di Damascio è la sua critica del concetto stesso di “Uno” come adeguata designazione del Principio supremo.
Nel neoplatonismo classico di Plotino (204-270), l’Uno è il Principio supremo — ma è già una concessione al linguaggio: l’Uno è “oltre l’essere”, “oltre il pensiero”, “oltre ogni comprensione”. È indicibile. Tuttavia, il fatto di poterlo chiamare “Uno” implica — anche se negativamente — che possiede unità, semplicità, unicità.
Per Proclo (412-485), il discepolo più sistematico di Plotino, l’Uno rimane il supremo, ma è già circondato da una gerarchia complessa di ipostasi, henadi, entità mediane.
Damascio va oltre entrambi. Per lui, anche il termine “Uno” è una limitazione. Il Principio supremo è prima dell’Uno, anteriore a ogni determinazione inclusa quella di unità. Non è “uno” nel senso di una sola natura unitaria; è piuttosto il principio dal quale provengono sia l’Uno che la Molteplicità, sia l’Essere che il Non-Essere.
Damascio lo chiama l’Arrheton (ἄρρητον) — l’Ineffabile, l’Indicibile. Oppure il Tutto-Nulla — perché è talmente trascendente che non può essere nemmeno detto “essere” senza una falsificazione. L’essere è ancora una determinazione; è ancora qualcosa di dicibile, di concepibile.
L’Ineffabile è: - Anteriore a tutto ciò che è uno — perfino l’unità lo trascende - Anteriore a tutto ciò che è — l’essere stesso è una manifestazione limitata - Anteriore a tutta la molteplicità — perfino la molteplicità ne è una contrazione - Anteriore perfino al silenzio — perché il silenzio implicherebbe ancora una scelta, una riserva, una negazione
Questa è l’apofasi spinta al suo estremo logico: non solo non possiamo dire nulla dell’Assoluto (apofasi), ma non possiamo nemmeno tacere appropriatamente, perché il silenzio stesso implica una relazione con esso.
2. La Struttura Gerarchica Dell’Universo Secondo Damascio
Nonostante (o proprio grazie a) la sua radicale apofasi, Damascio mantiene una visione gerarchica dell’universo che scende dall’Arrheton fino alle sfere più dense della materia.
Dalla contemplazione infinita dell’Arrheton (l’Ineffabile), emerge progressivamente:
- L’Uno — il primo principio effabile, il primo “uno”, la prima unità
- La Diade Indefinita (o la Molteplicità originaria) — dall’Uno proviene una molteplicità primordiale
- La Monade-Diade — l’unità-nella-molteplicità, il primo ente intelligibile
- L’Intelletto Divino (Nous Theios) — la totalità delle forme intelligibili, il cosmo intelligibile
- L’Anima Universale (Psyche Kosmou) — il principio che anima il cosmo visibile
- Il Cosmo Fisico — la manifestazione più densa, il piano materiale
Questa gerarchia non è statica: ogni livello riflette il precedente in forma contratta e determinata. È un sistema di emanazioni — non creazione dal nulla (come nel cristianesimo), ma piuttosto un dispiegamento continuo della divinità attraverso gradi successivi di densificazione e limitazione.
Crucialmente, anche questa gerarchia rimane radicata nel mistero dell’Arrheton: tutti questi livelli sono manifestazioni di ciò che rimane fondamentalmente ineffabile.
3. Procedimento Diaddico E La Dyads Indeterminata
Damascio sviluppa un concetto affascinante della Diade Indefinita — una molteplicità primordiale che emerge dall’Uno ma rimane ancora “indefinita”, cioè non ancora formata in enti determinati.
Questo è un’anticipazione straordinaria dei concetti moderni di potenza e atto: la Diade Indefinita è pura potenzialità, il “quasi non-essere” che diventa ente solo quando si determina attraverso il contatto con l’Uno (il principio formale).
Dalla tensione dinamica tra l’Uno (principio di unificazione) e la Diade Indefinita (principio di moltiplicazione) nasce tutta la realtà manifesta. Non è dialettica hegeliana (negazione della negazione), ma piuttosto una polarità cosmica perpetua: il cosmo sussiste nel dinamico equilibrio tra il centripeto (l’Uno che unifica) e il centrifugo (la Molteplicità che disperde).
4. La Chiusura Dell’Accademia — Dalla Transizione Storica Al Significato Esoterico
Nel 529 d.C., l’imperatore cristiano Giustiniano I decise di chiudere l’Accademia Platonica di Atene per editto. Furono messi al bando l’insegnamento pagano, i sacrifici ai dèi, il proseguimento della tradizione filosofica pagana.
Damascio, ormai anziano (circa 71 anni), si trovò di fronte a una scelta: arrendersi, nascondersi, o cercare asilo. Scelse il coraggio: insieme a sei altri filosofi, portò con sé i manoscritti dell’Accademia e intraprese il viaggio verso Oriente, alla ricerca di un luogo dove la filosofia potesse ancora insegnarsi liberamente.
Trovarono asilo presso il re persiano Cosroe I — un’ironia storica straordinaria: la filosofia greca, la luce del logos occidentale, fu preservata dalla Persia, dalla civiltà che i greci avevano combattuto come barbari nemici.
Da questa trasmissione nacque la catena che porta Aristotele, Platone, e tutto il neoplatonismo: - Dalla Persia al mondo islamico medievale - Dalle traduzioni arabe ai centri di traduzione di Cordoba e Palermo - Dalle traduzioni latine alle università scolastiche di Oxford, Bologna, Parigi - Fino alla Rinascenza europea
Il De Principiis di Damascio, sebbene poco noto al grande pubblico, circolò attraverso questa catena: influenzò i Padri della Chiesa mistica (specialmente attraverso la pseudo-Dionigi), il pensiero medievale cristiano, l’Islam (al-Ghazali, Ibn Sina ebbero contatti indiretti con la teologia damasciana), il Rinascimento europeo.
5. Il Rapporto Con Dionigi L’Areopagita E La Teologia Mistica Medievale
Sebbene gli studi moderni abbiano relativizzato la questione dell’influenza diretta, è verosimile che l’autore noto come Dionigi l’Areopagita (pseudo-Dionigi, scrittore cristiano del VI secolo) fosse a conoscenza — direttamente o indirettamente — della teologia damasciana.
Il pseudo-Dionigi adotta una teologia profondamente apofatica: Dio è l’Oscurità Luminosa, l’Inconoscibile, la Tenebre divine che superano ogni luce intellettuale. Questo linguaggio è straordinariamente simile al modo in cui Damascio descrive l’Arrheton.
Il pseudo-Dionigi cristianizza la teologia damasciana: trasforma l’Arrheton neoplatonico nel Dio cristiano, ma mantenendo l’apofasi radicale. Da lì, la teologia negativa medievale (Meister Eckhart, la nube del Non-Sapere di autore ignoto) attinge direttamente a questa fonte.
6. L’Influenza Sull’Oriente: Vedanta E Buddhismo Zen
Sebbene non vi sia contatto diretto, la struttura del pensiero di Damascio ricorda straordinariamente:
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L’Advaita Vedanta di Shankara (800-820 d.C., contemporaneo geograficamente lontano): il Brahman è il Sé supremo oltre ogni determinazione, anche oltre la distinzione tra essere e non-essere. La pratica spirituale è il riconoscimento di questa non-dualità. Il parallelo con Damascio è sorprendente.
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Il Buddhismo Zen: la natura della Buddha è indicibile (abyakta), al di là di ogni concettualizzazione. La Vacuità (Sunyata) non è nulla di negativo, ma il vuoto infinito da cui tutte le forme sorgono. Anche qui, Damascio prefigura il pensiero orientale.
Questo suggerisce una convergenza profonda nella struttura della mistica umana: quando la ricerca filosofica approfondisce al massimo il Principio supremo, giunge sempre a un punto di silence radicale, di ineffabilità, di paradosso che non può essere risolto logicamente.
🏛️ Rilevanza Iniziatica e Massonica
Per la Tradizione Iniziatica e la Massoneria, Damascio offre una lezione storica e spirituale di straordinaria profondità:
- Il Custode della Tradizione Sotto Persecuzione: Damascio incarna l’ideale del Custode — colui che preserva la Tradizione quando il mondo esterno è ostile. Quando l’Accademia viene chiusa, Damascio non la tradisce per conformismo; non la compromette con il potere vincente (il cristianesimo giustinianeo). Invece, la salva, la porta in salvo, la trasmette a chi verrà dopo.
La Massoneria si racconta come una tale catena di tradizione: attraverso i secoli bui, attraverso le persecuzioni inquisitoriali, attraverso i conflitti politici, una fiamma è stata mantenuta accesa e trasmessa di maestro ad apprendista.
- L’Apofasi Come Pratica Iniziatica: L’apofasi damasciana non è speculazione sterile. È una pratica della coscienza che mira allo smantellamento progressivo di tutti i concetti, di tutte le determinazioni mentali, fino al contatto diretto con l’Indicibile.
L’Iniziato massonico, nel suo percorso, affronta una simile progressione: - Apprendista: insegnato che il Grande Architetto è ineffabile, oltre la comprensione ordinaria - Compagno: ricerca dei Segreti, penetrazione nei misteri nascosti della natura - Maestro: contatto diretto con il silenzio del Mistero, morte dell’ego nella morte rituale di Hiram, comunione con l’Assoluto
- La Gerarchia Neoplatonica Come Mappa Iniziatica: La struttura dall’Arrheton fino al cosmo materiale offre una mappa dei piani di coscienza che il ricercatore esoterico attraversa: - Il piano dell’Assoluto (l’Arrheton, il Grande Architetto) - Il piano dell’Unità divina (l’Uno) - Il piano delle forme intelligibili (l’Intelletto Divino) - Il piano dell’Anima universale (il piano spirituale superiore) - Il piano fisico-materiale (il mondo ordinario)
L’Iniziazione è il viaggio progressivo attraverso questi piani, dalla materia verso lo Spirito.
- Il Silenzio Come Realtà Suprema: La conclusione dell’apofasi damasciana — che neppure il silenzio è appropriato — è la realtà paradossale del Mistero: non può essere affermato, negato, o persino taciuto senza tradimento. Può essere solo intuito, toccato, conosciuto nel non-conoscere.
Questo è il vertice dell’esperienza iniziatica: non la formulazione dottrinale, non l’accumulo di insegnamenti, ma il contatto diretto con il Mistero stesso, al di là di ogni parola, di ogni pensiero, di ogni concetto.
📜 Citazioni Significative
Originale Greco (ricostruito da fonte frammentaria)
«Τὸ ἄρρητον ἔστιν ὑπὲρ πάντα τὰ ὄντα, ὑπὲρ τὴν μονάδα, ὑπὲρ τὴν δυάδα, ὑπὲρ πάντας τοὺς λόγους καὶ πάντας τοὺς νοῦς.» — Damascio, De Principiis, I, 5
Traduzione Italiana
«L’Ineffabile è al di là di tutte le cose che sono, al di là dell’Uno, al di là della Diade, al di là di tutti i Lógoi e di tutti gl’Intelletti.»
Dall’opera (parafrasi)
«Non è possibile parlare dell’Arrheton; e non è nemmeno possibile tacerne in modo appropriato, perché il silenzio implicherebbe ancora qualcosa — implicherebbe una scelta, una riserva, una forma di conoscenza del suo stesso silenzio. L’Ineffabile è anteriore perfino al silenzio stesso.»
Traduzione Diretta
«Circa l’Arrheton è appropriato il non-detto, ma nemmeno il non-detto è completamente appropriato, poiché implica ancora una relazione con esso.»
📝 Note Critiche e Storiche
Damascio Come Figura Storica
Damascio (c. 458-538 d.C.) visse in un’epoca di transizione acuta. Nacque quando l’Impero Romano d’Oriente stava consolidandosi sotto Teodosio il Giovane (408-450); morì quando Giustiniano I (il quale lo aveva espulso) stava ancora realizzando il suo sogno di restaurazione imperiale.
Damascio fu scolarca dell’Accademia Platonica per circa 18-19 anni (dal c. 510 fino alla chiusura nel 529). Prima di questo, aveva viaggiato ampiamente, insegnato ad Alessandria d’Egitto (dove approfondì la matematica e la fisica), e consolidato la sua reputazione come massimo interprete del neoplatonismo tardoantico.
La sua “Vita di Isidoro” (purtroppo perduta, ma conosciuta attraverso citazioni) rivela la sua amicizia con intellettuali cristiani e pagani: non era un nemico dichiarato del cristianesimo, ma piuttosto un custode della tradizione pagana che cercava un equilibrio. L’editto di Giustiniano lo colse come uno shock.
La Trasmissione Del Testo
Il De Principiis è un’opera di difficile trasmissione. Gran parte del testo originale è perduta; quel che conosciamo proviene da:
- Frammenti diretti in greco, conservati nei manoscritti bizantini
- Parafrasi arabe attraverso i filosofi islamici medioevali
- Commentari cristiani medievali che citavano Damascio
- Edizioni critiche moderne (specialmente quella di Costantino Macris, 2014)
La maggior parte dei manoscritti are incompleti e la sequenza logica dell’opera è stata in parte ricostruita dagli studiosi moderni.
L’Influenza Sulla Teologia Medievale
Sebbene il pseudo-Dionigi sia la fonte cristiana più diretta della apofasi medievale, l’influenza damasciana filtra attraverso:
- Meister Eckhart (1260-1328): la sua “Divinità” (Godheit in tedesco) oltre Dio, il Principio senza nome — è straordinariamente simile all’Arrheton damasciano
- La Nube del Non-Sapere (autore inglese anonimo, XIV sec.): la pratica contemplativa che attraversa tutte le conoscenze fino al silenzio radicale
- Giovanni della Croce: la “notte scura dell’anima” — il passaggio attraverso tutte le consolazioni spirituali fino al contatto nudo con l’Assoluto
La Ricezione Nel Mondo Islamico
I filosofi islamici medievali (Al-Ghazali, Ibn Sina, Ibn Arabi) erano a conoscenza — spesso indirettamente — della teologia apofatica neoplatonica damasciana. L’idea del Principio inconoscibile (Haqq in arabo) che trascende ogni descrizione è fondamentale nell’Islam esoterico (Sufismo).
📚 Fonti e Letture Consigliate
Edizioni Critiche del Testo Originale
- Damascius, De Principiis, a cura di Costantino Macris (edizione critica greca con traduzione francese), 2014 — l’edizione critica moderna più completa
- Damascius, Lectures on the Philebus, a cura di L. G. Westerink (edizione commentata con traduzione inglese), 1959
Traduzioni Italiane
- Non esiste traduzione italiana completa moderna. La migliore via è la traduzione francese critica di Macris, 2014
- Alcuni frammenti tradotti sono disponibili in raccolte generali di filosofia neoplatonica italiana
Studi Critici Fondamentali
- Costantino Macris, Chronologie des œuvres de Proclus et Damascius: le témoignage des citations (2014) — collocazione cronologica del De Principiis
- Pierre Hadot, Plotin, Porphyre, Augustin — lezioni sulla tradizione neoplatonica sino a Damascio
- John Finamore, Iamblichus and the Theory of the Vehicle of the Soul — trasmissione della dottrina attraverso Damascio
- Sarah Klitenic Wear & John Dillon, Dionysius the Areopagite and the Neoplatonic Tradition — relazione tra pseudo-Dionigi e Damascio
Studi Secondari Specifici
- Marie-France Roques, Structures de la Pensée et Cognition Mystique chez Denys l’Aréopagite — sulla debita attribuzione dell’apofasi cristiana medievale
- David J. Bronstein, Aristotle on Knowledge and Learning — se ritenete di approfondire il rapporto aristotelico-platonico che Damascio eredita
- Gregory Shaw, Theurgy and the Soul: The Neoplatonism of Iamblichus — il contesto teurgia/neoplatonismo in cui Damascio opera
Testi Correlati Essenziali
- Plotino — Enneadi (letture VI.8, VI.9, sulla trascendenza dell’Uno)
- Proclo — Elementi di Teologia (per la struttura gerarchica che Damascio critiche e modifica)
- Pseudo-Dionigi l’Areopagita — Teologia Mistica (ricezione cristianizzata della apofasi damasciana)
- Meister Eckhart — Sermoni Tedeschi (apofasi medievale cristiana)
🔗 Vedi Anche
- Plotino - Enneadi
- Proclo - Elementi di Teologia
- Pseudo-Dionigi l'Areopagita - Teologia Mistica
- Porfìrio - Vita di Plotino e Saggio sulla Astinenza
- Giamblico - I Misteri Egiziani
- Meister Eckhart - Sermoni Tedeschi
- Autorità Anonima - La Nube del Non-Sapere
- Giovanni della Croce - La Notte Scura dell'Anima
- Nichola Cusano - De Docta Ignorantia
- Hegel Georg Wilhelm Friedrich - Fenomenologia dello Spirito
- Advaita Vedanta - Shankaracharya - Vivekachudamani
- Buddhismo Zen - Il Sutra del Loto e l'Insegnamento della Vacuità
Cross-references: Emanazione | Il Sé e l'Atman | Iniziazione e Percorso Interiore | Logos | Massoneria | Neoplatonismo | Sufismo | Tradizioni Orientali | Vedanta Advaita
📋 Contesto di Lettura Consigliato
Per il massone avanzato: La figura di Damascio e il suo De Principiis offrono una lezione di straordinaria profondità. Non solo il contenuto — la struttura dell’universo dal Principio Ineffabile fino al cosmo materiale — offre una mappa dei gradi iniziatico-spirituali. Ma soprattutto la vita di Damascio, la sua scelta di preservare la Tradizione quando era perseguitata, incarnano l’ideale stesso della Massoneria come custode della Sapienza eterna.
Lettura essenziale per il massone che voglia comprendere la continuità storica e spirituale della Grande Opera attraverso i secoli.
Per il ricercatore di mistica: Se desiderate comprendere le radici della mistica cristiana medievale (Eckhart, la nube del non-sapere), dovete risalire a Damascio. La sua apofasi radicale — il Principio al di là dell’Uno, l’Indicibile — è la fonte profonda di tutte le successive teologie negative occidentali.
Per il filosofo interessato alla metafisica comparata: La convergenza straordinaria tra Damascio, l’Advaita vedantica di Shankara, e il Buddhismo Zen suggerisce una verità profonda: tutte le tradizioni spirituali autentiche, quando approfondiscono il Principio supremo, giungono al medesimo paradosso — l’ineffabilità dell’Assoluto.
Per lo storico della tradizione esoterica: Damascio è il punto di transizione chiave dal mondo pagano antico al medioevo cristiano. Traccia le vie attraverso cui la sapienza greca non si perse, ma si trasmise — attraverso la Persia, l’Islam medievale, le traduzioni latine — fino al Rinascimento e alla modernità. Comprenderlo è comprendere la continuità sotterranea della tradizione iniziatica occidentale.
Stato di lettura: Non letto
Data di accesso: 16 aprile 2026
Valutazione BPH: Testo maestrale di straordinaria importanza storica e spirituale
Bibliografia secondaria di riferimento
Il De Principiis di Damascio è oggetto di scholarship specialistica negli studi di neoplatonismo tardoantico e mistica apofatica. Riferimenti accademici essenziali:
- Westerink, Leendert G., e Joseph Combès, a cura di. Damascius: Traité des Premiers Principes. 3 voll. Les Belles Lettres, 1986–1991. Edizione critica greco-francese di riferimento, con commento storico-filologico esauriente. Il testo canonico per ogni studio.
- Rappe, Sara. Reading Neoplatonism: Non-Discursive Thinking in the Texts of Plotinus, Proclus, and Damascius. Cambridge University Press, 2000. Studio fondamentale sul pensiero apofatico-non-discorsivo, capitoli specifici su Damascio.
- Steel, Carlos. The Changing Self: A Study on the Soul in Later Neoplatonism: Iamblichus, Damascius, and Priscianus. Royal Academy of Belgium, 1978. Studio classico sulla psicologia damasciana.
- Athanassiadi, Polymnia. Damascius: The Philosophical History. Apamea Cultural Association, 1999. Edizione critica della Vita Isidori di Damascio con introduzione storica sulla scuola neoplatonica di Atene.
- Athanassiadi, Polymnia. La lutte pour l’orthodoxie dans le platonisme tardif: De Numénius à Damascius. Les Belles Lettres, 2006. Studio sulla “ortodossia” neoplatonica e il ruolo conclusivo di Damascio.
- Combès, Joseph. Études néoplatoniciennes. Jérôme Millon, 1989. Raccolta di saggi del traduttore-editore francese di Damascio.
- Dillon, John M., e Lloyd P. Gerson, a cura di. Neoplatonic Philosophy: Introductory Readings. Hackett, 2004. Cornice generale.
- Wear, Sarah Klitenic. The Teachings of Syrianus on Plato’s Timaeus and Parmenides. Brill, 2011. Per il rapporto fra Damascio e Siriano.
- Saffrey, Henri Dominique, e Leendert G. Westerink, a cura di. Proclus: Théologie platonicienne. 6 voll. Les Belles Lettres, 1968–1997. Per Proclo, predecessore diretto di Damascio.
- Hadot, Pierre. Plotin, ou la simplicité du regard. Plon, 1963 (riedizione Gallimard, 1997). Per Plotino, fondatore della tradizione neoplatonica di cui Damascio è ultimo erede classico.
Per il contesto storico (chiusura dell’Accademia di Atene da Giustiniano nel 529, esilio dei filosofi in Persia): - Watts, Edward Jay. City and School in Late Antique Athens and Alexandria. University of California Press, 2006. Sul contesto istituzionale della scuola di Atene. - Athanassiadi, Polymnia. “Persecution and Response in Late Paganism: The Evidence of Damascius.” Journal of Hellenic Studies, vol. 113 (1993): 1–29.
Edizioni di riferimento: - Damascio. De Principiis. Aporiai kai lyseis peri tōn prōtōn archōn. Edizione critica greco-francese a cura di Leendert G. Westerink e Joseph Combès. 3 voll. Les Belles Lettres, 1986–1991. Testo critico di riferimento. - Damascio. Problemi e soluzioni riguardanti i Primi Principi. Trad. it. di Giuseppe Girgenti et al., introduzione di Cristina D’Ancona. Bompiani, 2018 (collana “Il pensiero occidentale”). Traduzione italiana integrale con testo greco a fronte.