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Barthes Roland - Miti d Oggi

libro di Roland Barthes (1915-1980) 1957 ☉ 16 min di lettura ✓ verificata il 2026-05-15

Roland Barthes — Mitologie (Mythologies, 1957)

Tipo: Libro / Raccolta di saggi semiotici e critica culturale Autore: Roland Barthes (Cherbourg, Normandia, 1915 — Parigi, 1980) Anno: 1957 (Paris: Éditions du Seuil; trad. it.: Miti d’Oggi, Torino: Einaudi, 1974; nuova ed. 2016) Macro-tema: Semiotica, Cultura di Massa, Critica Ideologica Grado: Maestro File originale: Barthes Roland - Miti d Oggi.pdf


Sintesi Generale

Mythologies (1957) di Roland Barthes (1915-1980) è il testo fondativo della semiotica culturale applicata e del metodo di decostruzione ideologica dei prodotti della cultura di massa che — ripreso, sviluppato e quasi inevitabilmente volgarizzato nei decenni successivi — ha profondamente trasformato il modo in cui le scienze umane, le arti, e il giornalismo culturale pensano i propri oggetti. Pubblicato come raccolta di 54 brevi «mitologie» mensili (pubblicate su Les Lettres nouvelles tra il 1954 e il 1956) più il saggio teorico finale «Il mito oggi» (Le Mythe, aujourd’hui), il libro è insieme un classico dello strutturalismo francese e uno dei testi di critica culturale più letti, più discussi e più durevolmente influenti del Novecento.

Il progetto di Mythologies nasce da un’irritazione — che Barthes descrive nell’Introduzione come «una certa impazienza davanti all‘“Ovvio” della cultura di massa» — contro la tendenza della cultura borghese contemporanea a presentare come naturali e ovvi fatti che sono prodotti storici e ideologici. La bistecca e le patatine fritte «sono naturalmente la cucina francese»; il viso di Greta Garbo «è naturalmente il volto della divinità»; il wrestling «è naturalmente uno spettacolo popolare primitivo». Per Barthes, questo «naturalmente» è la firma del mito — e il mito è lo strumento attraverso cui la borghesia trasforma la propria visione del mondo in «Natura», in «Ovvio», in «Quello che è sempre stato così».

Il libro ha due livelli di lettura: il livello saggistico-giornalistico (le 54 «mitologie» brevi, ciascuna su un oggetto specifico della cultura di massa francese degli anni ‘50: la lotta all-in, il cervello di Einstein, la guida turistica Hachette, il giocattolo, il vino come totem, il Citroën DS — la «dea» automobilistica, il viso di Greta Garbo, lo strip-tease, le foto degli Eletti dal rotocalco Match, le acrobazie del Buffet, ecc.) e il livello teorico-semiotico (il saggio finale «Il mito oggi», che formalizza in termini saussuriani il metodo utilizzato nelle mitologie e lo generalizza come teoria del linguaggio ideologico). Questa doppia struttura — prassi analitica + teoria sistematica — è tipica del metodo barthesiano: la teoria emerge dall’incontro con il concreto, non precede come griglia imposta.

Barthes era nel 1957 in una posizione intellettuale peculiare: marxista di formazione (la sua critica è esplicitamente politica, diretta contro la borghesia come classe che naturalizza la propria ideologia), saussuriano di metodo (la struttura semiotica del Corso di linguistica generale del 1916 è il suo strumento tecnico), e già dotato di quella sensibilità estetica quasi-fenomenologica che lo porterà al Degree Zéro de l’écriture (1953) e poi, negli anni ‘70, alla svolta post-strutturalista del Plaisir du texte (1973) e di Roland Barthes par Roland Barthes (1975). Mythologies è il punto di giuntura tra il Barthes marxista-strutturalista degli anni ‘50 e il Barthes post-strutturalista degli anni ‘70 — un testo di passaggio che non può essere ridotto né all’uno né all’altro momento.


🔑 Concetti Fondamentali

1. Il Mito Come Sistema Semiotico Parassitario: La Formalizzazione Saussuriana

Il saggio teorico finale «Il mito oggi» formalizza il concetto di mito in termini rigorosamente semiologici derivati da Ferdinand de Saussure (Cours de linguistique générale, 1916; postumo). La struttura è la seguente.

Il primo sistema semiotico (il linguaggio nel senso saussuriano) è composto di significante (immagine acustica o grafica) + significato (concetto) = segno. Esempio: la parola scritta «leone» = significante; il concetto di leone = significato; il segno «leone» = l’unione arbitraria dei due (arbitraria nel senso che nessuna necessità naturale lega il suono «leone» all’animale — in inglese si dice «lion», in tedesco «Löwe», ecc.).

Il secondo sistema semiotico — il mito — si innesta sul primo usandolo come proprio significante. Il segno del primo sistema diventa il significante del secondo. Esempio: una fotografia pubblicata su Paris-Match (il rotocalco francese dell’epoca) che mostra un soldato africano in uniforme francese che saluta la bandiera tricolore. A livello del primo sistema: significante = la fotografia, significante = un soldato africano che saluta. Ma questa totalità (il segno del primo sistema) diventa il significante di un secondo sistema il cui significato è: «La Francia è un grande Impero multirazziale; tutti i suoi figli, senza distinzione di colore, servono fedelmente sotto la sua bandiera; il cosiddetto “colonialismo” è invece fratellanza». Il segno del secondo sistema (il mito) è: «La grandezza della Francia come impero civile e non-razzista».

La struttura del mito è quindi parassitaria: utilizza il sistema del linguaggio/immagine come materia prima, svuota parzialmente i segni del loro contenuto storico-specifico (il soldato africano non è più questo soldato specifico con la sua storia individuale — diventa un tipo, un’icona di significato ideologico) e li rifornisce di un significato ideologico che sembra naturale proprio perché si è innestato su qualcosa che sembrava già «reale» e «concreto».

La distinzione tecnica cruciale che Barthes introduce è tra forma e concetto nel secondo sistema: la forma è il significante del mito (il segno del primo sistema svuotato della sua storia specifica), il concetto è il significato del mito (il contenuto ideologico), e il significato mitico è la naturalizzazione del concetto attraverso la forma.

2. La Naturalizzazione Come Operazione Ideologica: Il Lavoro del Mito

La funzione specifica del mito — e il punto in cui la semiotica barthesiana diventa critica ideologica in senso marxista — è la naturalizzazione (naturalisation): il mito «trasforma la storia in natura» (transforme l’histoire en nature). Ciò che è storico (prodotto da scelte, rapporti di potere, lotte, circostanze contingenti) viene presentato come naturale (inevitabile, ovvio, «come è sempre stato»). Ciò che è ideologico (espressione degli interessi di una classe specifica) viene presentato come universale (nell’interesse di tutti, «buon senso comune»).

La borghesia — per Barthes il soggetto storico-ideologico la cui ideologia il mito veicola — ha come caratteristica peculiare di essere «una classe che non nomina se stessa». L’aristocrazia si identifica esplicitamente come tale; il proletariato si identifica (o almeno è identificato) come classe nella lotta. La borghesia, invece, presenta la propria visione del mondo come semplicemente «la realtà», «il comune buon senso», «quello che ogni persona ragionevole penserebbe». Il mito è il meccanismo tecnico attraverso cui questa operazione avviene: non la propaganda esplicita (che dichiara apertamente il proprio punto di vista) ma la naturalizzazione invisibile — il «così stanno le cose» che non ha bisogno di argomentare perché si presenta come ovvio.

Esempi barthesiani di naturalizzazione: (a) la bistecca e le patatine fritte come «alimento naturale del francese» — oscurando la specificità storica, economica e di classe di questa dieta; (b) il vino come «bevanda totemico-francese» — naturalizzando ciò che è produzione industriale capitalistica attraverso il simbolo «profondo» e «ancestrale»; (c) il wrestling (catch all-in) come «teatro epico della sofferenza e della giustizia» — naturalizzando la violenza spettacolare come espressione di verità morali archetipiche; (d) i giocattoli come «microcosmo adulto in miniatura» — naturalizzando la trasmissione dell’ideologia borghese attraverso l’infanzia.

La critica di Louis Althusser agli «apparati ideologici di Stato» (1970) converge con Barthes in questo punto: la forza dell’ideologia dominante non è nella coercizione fisica ma nell’interpellazione naturale (l’ideologia non chiede di essere creduta — si offre come ovvia). Ma Barthes precede Althusser di tredici anni e opera a un livello semiotico più granulare: non le istituzioni (scuola, chiesa, stampa) ma i singoli oggetti culturali e i loro meccanismi linguistici specifici.

3. La Tipologia del Lettore di Miti: Consumo Naive, Consumo Mitico, Demistificazione

Barthes propone nel saggio teorico una tipologia di tre posizioni del lettore rispetto al mito:

Il consumatore naive (o «consumatore di miti»): chi riceve il mito come realtà naturale — non vede la struttura semiotica che lo produce. Per lui la fotografia del soldato africano è un esempio della grandezza della Francia, punto. Il mito funziona perfettamente su di lui.

Il mitologista (o «produttore di miti»): chi costruisce consapevolmente il mito per trasmettere il significato ideologico. Non è necessariamente malintenzionato — spesso è un creativo, un grafico, un giornalista che lavora intuitivamente con il sistema mitico senza teorizzarlo. Può operare cinicamente (sa cosa sta facendo e lo fa per fini strumentali) o in buona fede (crede nella «ovvietà» di ciò che produce).

Il semiologo (o «demistificatore»): chi smonta il mito rivelando la sua struttura — mostrando che il «naturale» è «storico», che l’ «universale» è «di classe», che l’«ovvio» è «costruito». Questo è il ruolo di Barthes stesso in Mythologies — e la sua posizione è volutamente militante: la demistificazione è un atto politico.

La difficoltà epistemologica che Barthes riconosce esplicitamente è che anche la demistificazione diventa mito: il linguaggio critico che smonta i miti produce inevitabilmente i propri miti (il mito del «critico illuminato» che vede ciò che la massa non vede; il mito della «sinistra» che ha accesso alla realtà contro l’«ideologia borghese»). Non esiste un metalinguaggio puro — ogni posizione discorsiva produce i propri effetti mitologici. Questo riconoscimento anticipa la critica post-strutturalista alla posizione del soggetto critico come posizione privilegiata.

4. Le Singole Mitologie: Il Metodo nell’Atto

Le 54 mitologie brevi del libro offrono il metodo applicato a oggetti specifici, e la varietà degli oggetti è essa stessa significativa: non solo i prodotti culturali «alti» (il teatro, il cinema) ma soprattutto i prodotti della cultura di massa quotidiana — il rotocalco, lo sport, la cucina, l’automobile, il giocattolo. Questa scelta rispecchia l’affermazione implicita che l’ideologia opera più efficacemente nei prodotti ordinari della vita quotidiana che non nelle grandi narrazioni esplicite.

La mitologia sul Citroën DS («La Nouvelle Citroën») è forse la più famosa: Barthes analizza il Citroën DS (presentato al Salon de l’Automobile di Parigi nel 1955) come oggetto che la cultura contemporanea ha trasformato in «dea» (Déesse — la sigla DS suona come «Déesse» in francese). L’automobile non è più un oggetto tecnico-funzionale ma un’icona magica, quasi un oggetto gotico celeste con le sue superfici levigate, le sue forme prive di angoli, la sua perfezione plastica che sembra materializzare un sogno del futuro. Barthes analizza il modo in cui il linguaggio pubblicitario e giornalistico attorno all’automobile la trasfigura in oggetto mitico-religioso — e attraverso di essa naturalizza il mito del progresso tecnico come redenz ione collettiva.

La mitologia sul viso di Greta Garbo («La visage de Garbo») mostra il metodo applicato al cinema: il viso della Garbo — in particolare nella film Queen Christina (1933) — è analizzato come «archetype du visage humain», un volto che trascende l’individuale per diventare la forma pura dell’idea di Donna, di Divinità, di Assoluto. Barthes lo confronta con il viso di Audrey Hepburn — che appartiene invece a una semiotica «individuale-moderna», non archetipica. L’analisi mostra come la fotografia cinematografica costruisca categorie di «essenze» (la Donna, la Divinità, il Potere) che sembrano naturali ma sono costruzioni semiotiche precise.

5. Barthes Dopo Barthes: Il Superamento e la Continuità

Mythologies fu scritto in un momento in cui Barthes era ancora impegnato in un progetto fondamentalmente marxista — la critica ideologica presuppone un punto di vista «esterno» all’ideologia da cui smontarla, una posizione di classe o di metodo privilegiata. Questa presupposizione viene progressivamente abbandonata nelle opere successive di Barthes. In S/Z (1970), Barthes mostra che non esistono «testi lisci» (che trasmettono unilateralmente significati fissi) contro «testi scrittibili» (che richiedono partecipazione attiva) — ogni testo è già plurale, già in tensione con i propri significati. In Il piacere del testo (1973), la critica ideologica come progetto politico è abbandonata in favore di una teoria del desiderio, del piacere e del godimento come forze che sfuggono a ogni sistematizzazione. In Camera Chiara (1980), l’ultimo libro, Barthes abbandona la teoria per la fenomenologia personale dell’immagine fotografica — il punctum (il dettaglio che «punge» soggettivamente) contro lo studium (il campo culturale condiviso).

Questa traiettoria mostra che Mythologies non è la posizione definitiva di Barthes ma un momento — cruciale — in una ricerca che si trasformerà radicalmente. Il suo lascito è paradossale: l’opera che ha sistematizzato il metodo della critica culturale come smontaggio dei miti è stata essa stessa mitologizzata — trasformata in simbolo di una certa intelligenza critica «illuminata» che il Barthes maturo avrebbe probabilmente analizzato con gli stessi strumenti del 1957.

6. La Ricezione e il Lascito: Dalla French Theory ai Cultural Studies

L’impatto di Mythologies sulle scienze umane del secondo Novecento è strutturale. La French Theory — il corpo di pensiero post-strutturalista francese che si diffonde nelle università anglosassoni a partire dagli anni ‘70 (Derrida, Foucault, Deleuze, Lyotard, Baudrillard) — ha in Barthes uno dei suoi precursori più leggibili e più citati. I Cultural Studies britannici (Stuart Hall, Raymond Williams, Dick Hebdige — cfr. Subculture: The Meaning of Style, 1979) sviluppano esplicitamente la semiotica barthesiana in una teoria della subcultura come sistema di re-codificazione dei segni dominanti. Stuart Hall — il pensatore più importante dei Cultural Studies — riprende esplicitamente la struttura «encodazione/decodazione» dal modello barthesiano del mito come sistema secondario.

La critica a Mythologies è venuta da più direzioni: (a) la critica marxista orthodossa che rimprovera a Barthes di ridurre la lotta di classe a semiotica, dematerializzando i rapporti di produzione in relazioni linguistiche; (b) la critica epistemologica — sviluppata da Pierre Bourdieu (La Distinzione, 1979) — che afferma che la critica semiotica dei miti borghesi presuppone un capitale culturale elevato (la capacità di smontare i miti è essa stessa un prodotto del campo culturale dominante); (c) la critica post-coloniale — sviluppata da Homi Bhabha (The Location of Culture, 1994) e Gayatri Spivak — che osserva come l’analisi barthesiana rimanga centrata sulla cultura francese borghese senza adeguata attenzione alla questione coloniale come struttura del mito della «grandezza francese».


🏛️ Rilevanza Massonica e Iniziatica

La critica barthesiana del mito illumina la posizione della Massoneria nel campo semiotico-ideologico contemporaneo da almeno tre angolature distinte.

La prima è la Massoneria come oggetto di mitologizzazione anti-massonica. La struttura del mito anti-massonico — «I massoni governano il mondo in segreto» — è precisamente quella descritta da Barthes: un sistema secondario che prende come significante certi fatti reali (la Massoneria esiste; ha strutture di riservatezza; suoi membri occupano posizioni pubbliche rilevanti) e li trasforma in significato mitico («cospirazione mondiale»). Il fatto che il complotto massonico sia diventato ovvio per certi pubblici è la firma del mito completamente naturalizzato: chi ne dubita è ingenuo o complice.

La seconda è la Massoneria come sistema simbolico anti-mitico. Il rituale massonico — a differenza del mito barthesiano — non naturalizza: esplicitamente dichiara la propria natura artificiale, costruita, simbolica. Il Profano, entrando in Loggia, è consapevolmente introdotto in un sistema di simboli che sa essere un sistema. Questa trasparenza simbolica è l’opposto della naturalizzazione mitica. Il rischio è che il massone ri-mito logizzi il proprio sistema — presentandolo come «La Verità» piuttosto che come «un sistema simbolico per avvicinarsi alla Verità». Barthes offre uno strumento di auto-critica: analizzare i «miti» che la tradizione massonica produce di se stessa (il mito delle origini salomoniche, il mito della catena iniziatica ininterrotta, il mito del massone come «custode della Tradizione») con lo stesso rigore con cui analizza i miti della cultura borghese.

La terza è la demistificazione come pratica massonica. Il massone che pratica il Primo Grado — il lavoro sulla Pietra Grezza — pratica una forma di demistificazione di se stesso: smontare i «miti» della propria identità sociale (il ruolo professionale, le identificazioni culturali, le certezze non esaminate) per arrivare al materiale grezzo dell’uomo-prima-delle-convenzioni. È il Gabinetto di Riflessione come momento barthesiano: lo spazio in cui il candidato incontra se stesso al di sotto dei miti che la cultura ha costruito su di lui.


📜 Tradizione Testuale

Opere di Barthes: Roland Barthes, Mythologies (Paris: Seuil, 1957; trad. it. Miti d’oggi, Einaudi, 1974; nuova edizione con prefazione di Umberto Eco, Einaudi, 2016 — la migliore edizione italiana); Le Degré zéro de l’écriture (Paris: Seuil, 1953; trad. it. Il grado zero della scrittura, Lerici, 1960); Système de la Mode (Paris: Seuil, 1967) — applicazione sistematica del metodo semiotico alla moda come linguaggio; S/Z (Paris: Seuil, 1970; trad. it. Einaudi, 1973) — l’analisi strutturale del racconto come svolta post-strutturalista; Le Plaisir du texte (Paris: Seuil, 1973; trad. it. Il piacere del testo, Einaudi, 1975); La Chambre claire: Note sur la photographie (Paris: Gallimard/Seuil, 1980; trad. it. La camera chiara, Einaudi, 1980 — il testamento intellettuale). Studi: Louis-Jean Calvet, Roland Barthes: A Biography (Bloomington: Indiana UP, 1994 — la biografia più completa); Jonathan Culler, Barthes: A Very Short Introduction (Oxford UP, 2002); Michael Moriarty, Roland Barthes (Stanford UP, 1991); Umberto Eco, Il segno (Milano: ISEDI, 1973) e Trattato di semiotica generale (Milano: Bompiani, 1975) — per il contesto semiotico italiano contemporaneo a Barthes. Per la ricezione nei Cultural Studies: Stuart Hall, «Encoding/Decoding», in S. Hall et al. (eds.), Culture, Media, Language (London: Hutchinson, 1980), pp. 128-138; Dick Hebdige, Subculture: The Meaning of Style (London: Methuen, 1979). Per la critica: Pierre Bourdieu, La Distinction (Paris: Minuit, 1979; trad. it. La distinzione, Bologna: Il Mulino, 1983); Fredric Jameson, The Prison-House of Language (Princeton UP, 1972) — la critica marxista-americana allo strutturalismo francese; Terry Eagleton, Literary Theory: An Introduction (Oxford: Blackwell, 1983), cap. su strutturalismo e semiotica.


✒️ Citazioni Significative

«Le mythe ne nie pas les choses, sa fonction est au contraire d’en parler; simplement, il les purifie, les innocente, les fonde en nature et en éternité.» «Il mito non nega le cose, la sua funzione è al contrario quella di parlarne; semplicemente, le purifica, le rende innocenti, le fonda in natura e in eternità.» — Roland Barthes, Mythologies, «Le Mythe, aujourd’hui» (1957)

«La bourgeoisie se définit comme la classe sociale qui ne veut pas être nommée. “Bourgeois”, “petit-bourgeois”, “capitalisme”, “prolétariat” sont les termes recalés du vocabulaire politique.» «La borghesia si definisce come la classe sociale che non vuole essere nominata. “Borghese”, “piccolo-borghese”, “capitalismo”, “proletariato” sono i termini rigettati dal vocabolario politico.» — Roland Barthes, Mythologies, «Le Mythe, aujourd’hui»

«Le mythe est une parole dépolitisée.» «Il mito è una parola depoliticizzata.» — Roland Barthes, Mythologies, «Le Mythe, aujourd’hui» — la formulazione più sintetica dell’intera operazione mitica


📝 Note Personali

Spazio libero per riflessioni


🔗 Vedi Anche

Cross-references: Iniziazione e Percorso Interiore | Massoneria Speculativa | Massoneria | Misteri Antichi e Mitologia

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