Libro
Baopuzi - Ge Hong e il Taoismo dei Maestri
Ge Hong — Baopuzi (抱朴子, Il Maestro che Abbraccia la Semplicità)
Tipo: Classico taoista / Trattato sull’immortalità e alchimia
Autore: Ge Hong (葛洪), Pao-p’u-tzu, 283-343 d.C. (date tradizionali; Needham propone 280-340)
Anno: ca. 317-320 d.C. (redazione; opera in più strati, probabilmente completata entro il 330)
Macro-tema: Taoismo, Alchimia Cinese, Immortalità, Magia Taoista
Grado: Maestro
File originale: Baopuzi - Ge Hong e il Taoismo dei Maestri.pdf
Sintesi Generale
Il Baopuzi (抱朴子 — letteralmente «Il Maestro che Abbraccia la Semplicità/il Non-ornato») di Ge Hong (283-343 d.C.) è il documento più sistematico, più enciclopedico e più autorevole del Taoismo proto-classico sull’immortalità corporea come tecnologia della trasformazione. Scritto durante il periodo Jin Orientale — un’epoca di straordinaria fertilità intellettuale e spirituale nella Cina del IV sec., segnata dalla disgregazione politica del Nord e dalla fioritura culturale del Sud — il Baopuzi rappresenta la prima grande sintesi sistematica delle tradizioni pratiche taoiste che erano circolate per secoli in forma frammentata, orale, custodita in testi esoterici di circolazione ristretta (biji, testi dei maestri, codici di scuola).
Il titolo è il nom de plume intellettuale di Ge Hong: «quello che abbraccia la semplicità» — piao (樸, semplicità, non-lavorato, il legno naturale prima della scultura) è il termine taoista per la natura non-condizionata, l’essenza prima di qualsiasi elaborazione culturale — e identifica l’autore con la posizione del saggio taoista che ritorna alla natura primordiale contro le convenzioni sociali. La struttura dell’opera è bipartita: i Neipian (内篇, Capitoli Interni, 20 capitoli) — il cuore esoterico del testo, dedicato alle pratiche dell’immortalità, all’alchimia, ai talismani, alla magia, alle tecniche del Qi — e i Waipian (外篇, Capitoli Esterni, 50 capitoli) — la parte esotericamente più accessibile, dedicata a politica, storia, critica letteraria, etica confuciana, classificazione dei testi antichi. Questa bipartizione non è casuale: rispecchia la doppia identità di Ge Hong come fang-shi (方士, specialista di tecniche trascendentali) e come letterato confuciano che non abbandona gli ideali del junzi (gentiluomo/saggio confuciano). Il fatto che un uomo di formazione confuciana classica — che aveva studiato con Kong Ji, discepolo di Kong Yan (Confucio 12° discendente) — potesse scrivere il più importante testo proto-taoista del IV sec. è indicativo della permeabilità delle tradizioni nella Cina classica.
Ge Hong apparteneva a una famiglia aristocratica del Sud (regione di Jiankang, l’odierna Nanchino), con legami diretti alla tradizione del suo prozio paterno Ge Xuan (葛玄, 164-244 d.C.) — patriarca della scuola Lingbao (靈寶, Tesoro dello Spirito) e discepolo del leggendario Zuo Ci — e al suo maestro Zheng Yin (鄭隱, fl. 303-320), discepolo diretto di Ge Xuan, da cui ricevette la trasmissione dei testi esoterici della tradizione Ge (il clan familiare come veicolo di trasmissione esoterica — un pattern comune nel Taoismo della cintura del Jiangnan). Il Baopuzi è quindi non soltanto un’opera individuale ma la cristallizzazione dottrinale di una tradizione familiare di fang-shi, con testi e pratiche custoditi e trasmessi attraverso diverse generazioni.
La centralità del Baopuzi nella storia delle religioni cinesi è difficilmente sopravvalutabile. Joseph Needham (Science and Civilisation in China, 1956, vol. V — il capitolo sull’alchimia) lo definisce il documento più importante per la comprensione dell’alchimia cinese premoderna; Nathan Sivin (Chinese Alchemy: Preliminary Studies, Harvard, 1968) ha analizzato in dettaglio il sistema dei preparati alchemici descritti da Ge Hong; Isabelle Robinet (Histoire du taoïsme, 1991; trad. inglese Univ. of Hawaii Press, 1997) lo situa come il testo fondamentale di transizione tra il Taoismo dei fang-shi Han e le grandi scuole rivelate del IV-V sec. (Shangqing e Lingbao).
🔑 Concetti Fondamentali
1. Il Sistema delle Pratiche per l’Immortalità: Una Tassonomia Tecnica
La distinzione fondamentale del Baopuzi — e il suo contributo più durevole alla tradizione taoista — è la classificazione sistematica delle vie per l’immortalità corporea (xian, 仙/仚). Ge Hong non tratta l’immortalità come evento soprannaturale miracoloso ma come tecnologia naturale: dato che il corpo umano è composto di Qi (氣, il soffio/energia vitale che pervade il cosmo), e dato che la degradazione del corpo è causata da dispersione e corruzione del Qi, è tecnicamente possibile — attraverso pratiche appropriate — stabilizzare, raffinare e trasformare il Qi corporeo in modo da superare la morte ordinaria. Questa visione è profondamente diversa dall’immortalità delle tradizioni abrahamitiche (che è dono di grazia divina) o dall’immortalità platonica (che è del’anima immateriale separata dal corpo): per Ge Hong, l’immortalità è fisica e tecnica, raggiungibile da chi applica le tecniche corrette nelle condizioni corrette.
Le principali vie identificate da Ge Hong nei Neipian sono:
a) Wai Dan (外丹, Alchimia Esterna): la preparazione di elisir metallici-minerali attraverso operazioni di fusione, sublimazione, calcinazione di sostanze come cinabro (dan sha, 丹砂, solfuro di mercurio), piombo, oro, argento, zolfo, arsenico, in proporzioni e sequenze determinate. L’ingestione degli elisir prodotti — in particolare il Jiu Dan (九丹, «Nove Elisir» — il più fondamentale capitolo del Baopuzi, cap. 4) — dovrebbe produrre la trasformazione corporea verso l’immortalità. La dottrina fondamentale: i metalli (in particolare l’oro e il cinabro) sono già immortali nella loro natura — non si deteriorano come le sostanze organiche — e ingerirli trasmette al corpo questa proprietà di incorruttibilità. Il capitolo 11 (Xiangyao, «Misura degli Ingredienti») descrive con precisione tecnica i processi: temperature, durate, contenitori, sigilli. Needham ha analizzato questi processi chimici identificando in molti la sublimazione del solfuro di mercurio, la riduzione degli ossidi metallici, la preparazione di composti arsenicali — molti dei quali, se ingeriti come prescritto, avrebbero causato avvelenamento da metalli pesanti. Il paradosso storico: le pratiche di Wai Dan che promettevano immortalità causarono la morte prematura di molti emperori cinesi per avvelenamento da mercurio e arsenico.
b) Nei Dan (内丹, Alchimia Interna): benché il Nei Dan sistematico sarà sviluppato pienamente solo nei secoli VIII-X (con Zhang Boduan, 987-1082, e la scuola Quanzhen nel XII sec.), già nel Baopuzi sono presenti elementi protoalchemici interni: la descrizione di pratiche di daoyin (導引, ginnastica taoista), tu-na (吐納, espirazione-inspirazione controllata), e xing-qi (行氣, circolazione del Qi) come tecniche per raffinare il Qi corporeo dall’interno. Il cap. 15 (Zashang, «Miscellanee sul superiore») descrive tecniche di «nutrimento del soffio» (yang qi) che preludono al Nei Dan classico.
c) Dieta e Ingestione di Sostanze: il Baopuzi cataloga numerose piante, funghi e sostanze naturali che, ingerite nelle giuste condizioni, potenziano la longevità: il pino (Song, 松 — resina, aghi, polline), il lingzhi (靈芝, Ganoderma lucidum — il «fungo dell’immortalità»), il ginseng (ren shen, 人蔘), la shu di (地黃, radice di rehmannia), il sesamo (zhi ma, 芝麻). La dieta di «astensione dai cereali» (bigu, 辟穀) — che richiedeva di cessare progressivamente l’ingestione di cibo ordinario (in particolare i cereali, associati ai «tre vermi» — spiriti-parassiti che abitano il corpo e accelerano la morte) — era una pratica diffusa nei circoli esoterici. L’astensione dal cibo ordinario e la sostituzione con Qi atmosferico (fu qi, 服氣, «ingestione di soffi») era considerata possibile per i praticanti avanzati.
d) Pratiche Sessuali (Fang-zhong shu, 房中術): il Baopuzi fa riferimento alle tecniche sessuali taoiste — l’arte della camera da letto — come via per la longevità, benché Ge Hong ne sia relativamente critico, preferendo l’alchimia come via più affidabile. Le tecniche fang-zhong includevano metodi per controllare e riassorbire il Qi seminale (jing, 精) durante l’atto sessuale, trasformandolo in nutrimento per il cervello e la vitalità corporea. Queste tecniche — ampiamente documentate nei testi dei Mawangdui (168 a.C.) ritrovati nel 1973 — formano un sistema coerente di «fisiologia energetica» che vede il jing come risorsa vitale primaria da preservare e raffinare.
e) Meditazione e Visualizzazione delle Divinità Interne: il Baopuzi descrive pratiche di visualizzazione dei «tre uni» (san yi, 三一) — le tre divinità che abitano i tre cinnabar fields (丹田, dantian) del corpo: testa (ni wan, il «palazzo del verme del loto»), cuore, e addome. Tenere presente queste divinità interne — una pratica chiamata «guardare l’uno» (shou yi, 守一) — protegge il corpo dagli spiriti maligni e nutre la vitalità. Questa pratica prelude alle elaborate pratiche di visualizzazione della scuola Shangqing (上清, Grande Purezza), rivelata nel 364-370 d.C. a Yang Xi e codificata poi da Tao Hongjing (456-536).
2. La Classificazione degli Immortali: Una Ontologia Graduata
Ge Hong elabora nel cap. 2 (Lun Xian, «Discussione sugli immortali») una classificazione tripartita degli xian che anticipa le grandi tassonomie taoiste successive:
Tian Xian (天仙, Immortali Celesti): la categoria più elevata — coloro che hanno raggiunto la trasformazione completa del corpo fisico in corpo luminoso e sono ascesi in cielo direttamente (fei sheng, «ascesa volando»). L’ascesa può avvenire in pieno giorno (bai ri fei sheng) davanti a testimoni — un topos ricorrente nella agiografia taoista.
Di Xian (地仙, Immortali Terrestri): coloro che hanno raggiunto un livello elevato di trasformazione ma restano sulla terra, spesso nelle montagne sacre o nelle grotte-paradiso (dong tian, 洞天) — spazi cosmici all’interno delle montagne che comunicano con il cielo. Questi immortali possono vivere per millenni senza manifestarsi pubblicamente, nutrendo il proprio corpo con pratiche alchemiche e meditazione.
Shi Jie Xian (尸解仙, Immortali della Liberazione dal Cadavere): la categoria più interessante ontologicamente — coloro che «lasciano il cadavere» (shi jie, «dissoluzione dal corpo»): alla morte apparente, il corpo trovato nella bara è solo un guscio vuoto (spada, sandali, vesti — niente di organico), mentre l’immortale ha continuato a esistere in forma sottile. Questo concetto — che ha paralleli nella nozione cristiana della resurrezione del corpo glorioso, nell’ilm al-yaqīn sufico della dissoluzione del corpo mortale, e nel sambhogakāya buddhista — è uno dei più originali del sistema di Ge Hong.
3. I Fu (符, Talismani Grafici): La Scrittura come Potere Cosmico
Un intero capitolo del Baopuzi (Fu e Jue, cap. 17) è dedicato ai talismani grafici (fu, 符) — figure calligrafiche che concentrano e trasmettono potere cosmico. I fu non sono ornamento: sono scrittura del cosmo, figure che riprodecono le strutture energetiche del reale e che, se tracciate correttamente su carta, seta, o pelle con inchiostro appropriato (spesso cinabro rosso — il rosso come colore del Yang, del Fuoco, del sangue vitale), concentrano il Qi in modo operativo. Le funzioni dei fu includono: protezione dai demoni (bi xie), guarigione delle malattie, attraversamento dell’acqua e del fuoco senza danni, controllo degli spiriti, comunicazione con le divinità.
La dottrina dei fu di Ge Hong si situa all’incrocio tra due tradizioni: quella dei fang-shi Han (che usavano i fu come strumenti magico-apotropaici) e quella della nascente tradizione Tianshi (Maestri Celesti) di Zhang Daoling — che aveva sistematizzato l’uso dei fu come strumenti di guarigione e protezione nelle comunità religiose della Sichuan del II sec. d.C. I fu saranno poi sistematizzati ulteriormente nella tradizione Zhengyi (正一, Unità Ortodossa) e nella tradizione Lingbao — legata proprio al clan Ge — come strumenti rituali centrali della liturgia taoista.
La concezione epistemica sottostante è cruciale: il fu funziona perché il linguaggio scritto — e in particolare la scrittura rituale — non è rappresentazione del reale ma partecipazione al reale. Il carattere cinese scritto non descrive l’oggetto: è l’oggetto nel piano del simbolo. Questa concezione è opposta alla semiotica arbitraria saussuriana (il segno è convenzionale e arbitrario) e si avvicina alla dottrina taoista del linguaggio come eco del Tao — il Tao che si manifesta nel suono, nel gesto, nel glifo. Paralleli precisi si trovano nella concezione kabbalistica delle lettere ebraiche come forze cosmiche (il Sefer Yetzirah), nel sistema dei bija-mantra indiani (sillabe-seme che sono le divinità stesse in forma sonora), e nell’Abu Hamid al-Ghazali (Mishkat al-Anwar, XI sec.) sui Nomi Divini come realtà non nominali.
4. La Sintesi Confuciano-Taoista: Ge Hong Contro il Dualismo
Una delle caratteristiche più originali di Ge Hong — e più discusse dagli studiosi — è la sua insistenza nel presentare l’alchimia e la ricerca dell’immortalità come compatibili con i valori confuciani di servizio politico, responsabilità familiare, e moralità sociale. Contro la tendenza dei taoisti «anarchici» del suo tempo (i qingtan e lo stile dei «Sette Saggi del Bosco di Bambù», fl. 240-260, che esaltavano la spontaneità anti-convenzionale, l’ebbrezza, il rifiuto del servizio ufficiale), Ge Hong afferma che la pratica dell’immortalità richiede la virtù morale confuciana come prerequisito: «Chi non ha accumulato i meriti della virtù — benevolenza, rettitudine, cortesia, saggezza, fedeltà — non potrà ricevere gli elisir degli immortali anche se li prepara correttamente» (Baopuzi Neipian, cap. 3, Dui su).
Questa posizione — che Livia Kohn (Early Chinese Mysticism, Princeton UP, 1992) e Michael Puett (To Become a God: Cosmology, Sacrifice, and Self-Divination in Early China, Harvard UP, 2002) hanno analizzato in dettaglio — rappresenta un’integrazione deliberata delle due grandi tradizioni cinesi: la struttura etica confuciana come base necessaria (senza di essa le pratiche sono corrotte), la tecnologia taoista dell’immortalità come realizzazione superiore (che va oltre il semplice servizio sociale). È il modello che, in termini occidentali, corrisponde all’integrazione massonico-iniziatica della virtù morale come condizione del lavoro simbolico avanzato.
5. La Trasmissione Esoterica e il Problema della Verifica
Ge Hong affronta esplicitamente il problema epistemologico cruciale del sistema esoterico: come si verifica l’efficacia di pratiche che non sono pubblicamente verificabili? La sua risposta è la catena di trasmissione come garanzia di autenticità: le tecniche funzionano perché provengono da una trasmissione ininterrotta — da Ge Xuan attraverso Zheng Yin fino a lui — e questa catena è la prova. Senza una catena di trasmissione autentica, le tecniche (anche se descritte correttamente nei testi) non funzionano. Questo principio — che Richard Bokenkamp (Early Daoist Scriptures, UC Berkeley Press, 1997) ha analizzato come struttura fondamentale del Taoismo rivelato — corrisponde esattamente alla dottrina massonica della catena di trasmissione: la validità dell’iniziazione non dipende dal contenuto del rituale ma dalla continuità della trasmissione. Un iniziato non può essere «auto-iniziato» — deve ricevere da chi a ricevuto.
La distinzione cruciale di Ge Hong: anche se i testi esoterici possono essere scritti (e il Baopuzi è esso stesso un testo scritto), la loro efficacia operativa dipende dalla trasmissione orale-personale del «sigillo» (jue, 訣) — la chiave interpretativa che trasforma il testo da lettera morta a istruzione vitale. I jue non sono mai scritti nei testi pubblici: sono trasmessi oralmente, spesso in forma cifrata, al discepolo iniziato. Questa è la struttura della «parola perduta» massonica — non il contenuto del segreto ma la relazione iniziatica in cui si trasmette.
6. La Cosmologia del Qi e la Fisiologia dell’Immortalità
Il sistema cosmologico sottostante al Baopuzi — mai esposto sistematicamente in un singolo capitolo ma ricostruibile attraverso l’intera opera — è la dottrina del Qi unico come struttura del reale. Il Tao si manifesta primariamente come Qi — il soffio cosmico che pervade e costituisce tutto il reale. Il Qi si differenzia in Yang (caldo, luminoso, ascendente) e Yin (freddo, scuro, discendente), e da questa polarità emergono i «Cinque Agenti» (wu xing, 五行: Legno/Fuoco/Terra/Metallo/Acqua) come strutture qualitative del reale che si trovano nel cosmo, nelle stagioni, nelle direzioni spaziali, negli organi corporei, nelle note musicali, nei colori, nei sapori.
Il corpo umano — nell’anatomia taoista di Ge Hong e della tradizione fisiologica cinese — è un microcosmo in cui le stesse strutture cosmiche operano: i tre «Campi del Cinabro» (dantian), i meridiani del Qi, gli organi-ministri (zang) e gli organi-palazzo (fu), le divinità interne. Il deterioramento del corpo è la progressiva perdita di coerenza del Qi corporeo — per eccesso di emozioni (le emozioni disperdono il Qi), per dieta errata (gli alimenti «grossolani» appesantiscono il Qi), per vita sessuale eccessiva (il Qi seminale è la risorsa vitale più preziosa e la sua dispersione è la causa principale dell’invecchiamento precoce). Le pratiche dell’immortalità sono tecnologie di raffinamento del Qi: da Qi grossolano, fisico, dispersivo a Qi sottile, luminoso, concentrato — fino al shen (神, spirito) e all’hun (魂, anima-yang) liberi dalla limitazione corporea.
🏛️ Rilevanza Massonica e Iniziatica
Il Baopuzi illumina la struttura profonda dell’iniziazione massonica attraverso almeno quattro connessioni precise.
La prima è la tecnologia della trasformazione come struttura dell’iniziazione. Ge Hong non insegna un’immortalità concessa da una divinità esterna ma un’immortalità conquistata attraverso lavoro sistematico sul corpo-mente-spirito. Il massone non riceve la «Luce» come dono: la lavora — con gli strumenti del Compasso e della Squadra, nella laboriosità quotidiana della pietra grezza da trasformare in perfetta. L’analogia tra la trasmutazione alchemica del cinabro (solfuro di mercurio → mercurio → oro) e la trasformazione massonica del candidato (profano → apprendista → compagno → maestro) è strutturale, non metaforica.
La seconda è il sistema di gradi come mappa della trasformazione. La tripartizione degli xian di Ge Hong (Tian/Di/Shi Jie) corrisponde — non in contenuto ma in struttura — ai tre gradi massonici fondamentali: diversi livelli di realizzazione, ognuno richiedente condizioni diverse e aprendo possibilità diverse. L’Apprendista lavora la pietra grezza; il Compagno studia le scienze liberali; il Maestro «muore e risorge» nella scena di Hiram — una shi jie massonica, una liberazione dal cadavere del sé ordinario.
La terza è la dottrina dell’etica come prerequisito della pratica. Ge Hong è esplicito: nessuna pratica alchemica funziona senza la virtù morale come base. Il Baopuzi Neipian, cap. 6 (Wei Zhi, «La valenza della parola»): «I talismani dei Tre Augusti, anche se preparati correttamente, non hanno efficacia su chi ha commesso i cento crimini.» Il massone che esegue i rituali senza aver lavorato la propria pietra interiore sta parlando un linguaggio senza referente. Il rituale è la forma; la trasformazione morale è il contenuto.
La quarta è la catena di trasmissione come validazione dell’iniziazione. Per Ge Hong, le tecniche funzionano perché provengono da una trasmissione autentica — da Ge Xuan a Zheng Yin a lui. La catena è la prova. L’iniziazione massonica che non è trasmessa da una loggia regolare a una catena autentica è vuota di potere iniziatico, indipendentemente dal contenuto del rituale. Il segreto massonico non è nelle parole: è nella trasmissione.
📜 Tradizione Testuale
Testo principale: Ge Hong, Baopuzi Neipian (抱朴子内篇); trad. inglese completa: James R. Ware, Alchemy, Medicine and Religion in the China of A.D. 320: The Nei P’ien of Ko Hung (Cambridge MA: MIT Press, 1966 — la traduzione di riferimento, con testo cinese a fronte); traduzione alternativa del Neipian: Wang Ming (ed. critica cinese moderna, Pekino: Zhonghua shuju, 1980 — con varianti manoscritte). Studi fondamentali: Joseph Needham (con Lu Gwei-djen), Science and Civilisation in China, vol. V.2-V.5 (Cambridge UP, 1974-1983) — il corpus principale sull’alchimia cinese con ampi capitoli su Ge Hong; Nathan Sivin, Chinese Alchemy: Preliminary Studies (Cambridge MA: Harvard University Press, 1968) — analisi chimica dettagliata dei processi del Baopuzi; Isabelle Robinet, Histoire du taoïsme des origines au XIVe siècle (Paris: Cerf, 1991; trad. ingl. Taoism: Growth of a Religion, Stanford UP, 1997), cap. 3; Michel Strickmann, «The Longest Taoist Scripture», History of Religions 17.3-4 (1978): 331-354 — studio fondamentale sulla scuola Lingbao e il suo rapporto con il clan Ge; Livia Kohn (ed.), Taoist Meditation and Longevity Techniques (Ann Arbor: Michigan UP, 1989) — saggi sulle singole pratiche del Baopuzi; Richard Bokenkamp, Early Daoist Scriptures (Berkeley: UC Press, 1997) — contesto testuale e dottrinale; Fabrizio Pregadio, Great Clarity: Daoism and Alchemy in Early Medieval China (Stanford UP, 2006) — la più recente analisi sistematica dell’alchimia taoista con ampio spazio a Ge Hong; Paul Unschuld, Medicine in China: A History of Ideas (Berkeley: UC Press, 1985) — per il contesto medico delle pratiche del Qi. Per il contesto Shangqing: Isabelle Robinet, La révélation du Shangqing dans l’histoire du taoïsme (Paris: EFEO, 1984, 2 voll.). Per confronto interculturale: Mircea Eliade, The Forge and the Crucible: The Origins and Structures of Alchemy (trad. S. Corrin, Univ. of Chicago Press, 1962) — comparazione sistematica alchimia cinese/occidentale/indù; Antoine Faivre, The Eternal Hermes (Grand Rapids: Phanes Press, 1995) — ermetismo e alchimia occidentale in parallelo.
✒️ Citazioni Significative
«金丹之為物,燒之愈久,變化愈妙。黃金入火,百鍊不消,埋之,畢天不朽。» «Gli elisir d’oro, come cosa, più a lungo li bruci, più meravigliosamente si trasformano. L’oro messo nel fuoco, raffinato cento volte, non si consuma; sepolto, non si decompone per tutta l’eternità.» — Ge Hong, Baopuzi Neipian, cap. 4 (Jin Dan, «L’Elisir d’Oro»)
«欲求仙者,要當以忠孝和順仁信為本。» «Chi desidera cercare l’immortalità deve fare della lealtà, della pietà filiale, dell’armonia, dell’obbedienza, della benevolenza e della fiducia il proprio fondamento.» — Ge Hong, Baopuzi Neipian, cap. 6 (Wei Zhi)
«服藥雖為長生之本,若能兼行氣者,其益甚速。若不能得藥,但行氣而盡其理者,亦得數百歲。» «Benché ingerire gli elisir sia il fondamento della lunga vita, se si può anche praticare la circolazione del Qi, il beneficio è molto più rapido. Se non si può ottenere l’elisir, ma si pratica la circolazione del Qi fino a comprenderne pienamente il principio, si possono ancora ottenere alcune centinaia d’anni.» — Ge Hong, Baopuzi Neipian, cap. 15 (Zashang)
📝 Note Personali
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Bibliografia secondaria di riferimento
Il Baopuzi neipian di Ge Hong è uno dei testi più importanti dell’alchimia taoista esteriore (waidan) e dell’arte dell’immortalità. La scholarship sinologica offre riferimenti accademici essenziali:
- Ware, James R., trad. Alchemy, Medicine, Religion in the China of A.D. 320: The Nei P’ien of Ko Hung (Pao-p’u tzu). MIT Press, 1966 (riedizione Dover, 1981). Prima traduzione integrale inglese del Neipian; resta il riferimento principale in lingua occidentale.
- Sailey, Jay. The Master Who Embraces Simplicity: A Study of the Philosopher Ko Hung, A.D. 283–343. Chinese Materials Center, 1978. Studio monografico fondamentale, includente traduzione del Waipian.
- Pregadio, Fabrizio. Great Clarity: Daoism and Alchemy in Early Medieval China. Stanford University Press, 2006. Studio più aggiornato sull’alchimia taoista medievale; capitoli specifici sul Baopuzi e sulla scuola della “Grande Chiarità” (Taiqing).
- Pregadio, Fabrizio, a cura di. The Encyclopedia of Taoism. 2 voll. Routledge, 2008. Manuale enciclopedico di riferimento; voci specifiche su Ge Hong, Baopuzi, waidan, neidan.
- Robinet, Isabelle. Taoism: Growth of a Religion. Stanford University Press, 1997. Storia generale del taoismo con capitoli su Ge Hong e l’alchimia.
- Robinet, Isabelle. Taoist Meditation: The Mao-shan Tradition of Great Purity. SUNY Press, 1993. Per il taoismo Shangqing/Maoshan, eredità diretta della sintesi di Ge Hong.
- Needham, Joseph. Science and Civilisation in China, Volume 5: Chemistry and Chemical Technology, Part 2: Spagyrical Discovery and Invention: Magisteries of Gold and Immortality. Cambridge University Press, 1974. Sul waidan e la chimica taoista; Ge Hong è figura centrale.
- Schipper, Kristofer. The Taoist Body. University of California Press, 1993. Per la fisiologia taoista che il Baopuzi presuppone.
- Schipper, Kristofer, e Franciscus Verellen, a cura di. The Taoist Canon: A Historical Companion to the Daozang. 3 voll. University of Chicago Press, 2004. Catalogo critico del canone taoista; voci specifiche sui testi di Ge Hong.
- Kohn, Livia, a cura di. Daoism Handbook. Brill, 2000. Manuale di riferimento.
- Sivin, Nathan. Chinese Alchemy: Preliminary Studies. Harvard University Press, 1968. Per la metodologia degli studi sull’alchimia cinese.
- Bokenkamp, Stephen R. Early Daoist Scriptures. University of California Press, 1997. Traduzioni con commento dei testi taoisti delle Sei Dinastie, contesto di Ge Hong.
- Strickmann, Michel. “On the Alchemy of T’ao Hung-ching.” In Facets of Taoism: Essays in Chinese Religion, a cura di Holmes Welch e Anna Seidel, Yale University Press, 1979: 123–192. Saggio fondamentale sull’alchimia post-baopuziana.
Per la mediazione fra alchimia cinese e tradizioni occidentali: - Eliade, Mircea. The Forge and the Crucible: The Origins and Structures of Alchemy. University of Chicago Press, 1978 (originale francese 1956). Confronto comparato fra alchimia cinese e occidentale. - Pregadio, Fabrizio. Cultivating the Tao: Taoism and Internal Alchemy. Golden Elixir Press, 2014. Per il rapporto Ge Hong–neidan successivo.
Edizioni di riferimento: - Baopuzi neipian. Edizione critica con commento di Wang Ming, Baopuzi neipian jiaoshi. Beijing: Zhonghua shuju, 1980 (più riedizioni). Testo cinese di riferimento. - Ko Hung. Alchemy, Medicine, Religion in the China of A.D. 320: The Nei P’ien of Ko Hung. Trad. di James R. Ware. MIT Press, 1966. Traduzione inglese di riferimento. - Ge Hong. Il libro del Maestro che abbraccia la semplicità. Trad. it. parziale a cura di Adriana Mottini. Mondadori, 1998 (più ristampe). Traduzione italiana parziale.