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Giordano Bruno

autore ☉ 18 min di lettura ✓ verificata il 2026-05-18

Giordano Bruno (1548–1600)

Nota di rettifica filologica. Voce in precedenza erroneamente sdoppiata con un fantomatico “Bruno G.” trattato come ricercatore esoterico contemporaneo distinto da Giordano Bruno. “Bruno G.” come figura indipendente non esiste: è il filosofo nolano stesso, con il cognome erroneamente trasformato in nome. La voce è qui ripristinata nella sua forma corretta.

Biografia

Filippo Bruno nasce a Nola (Regno di Napoli) nel gennaio 1548, da famiglia di agiati borghesi: il padre Giovanni Bruno è soldato di mestiere, la madre Fraulissa Savolino di famiglia agiata. A diciassette anni (1565) entra nell’ordine domenicano nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli, ricevendo il nome religioso di Giordano. Vi resta undici anni, ordinato sacerdote nel 1572, e in questo periodo studia teologia, filosofia aristotelica scolastica, ma anche — di nascosto — testi proibiti: il neoplatonismo di Plotino e Proclo, l’ermetismo di Marsilio Ficino, le opere di Erasmo. Nel 1576, accusato di eterodossia cristologica (la negazione della Trinità nel modo dogmatico) e sospettato di pratica magica, abbandona l’abito e fugge da Napoli.

Inizia un lungo esilio europeo. Roma (1576, brevemente), Genova, Noli (dove insegna grammatica), Savona, Torino, Venezia, Padova, infine Ginevra (1579, dove ha contatti con la chiesa calvinista — anche lì verrà bandito per dissensi dottrinali). Poi Tolosa (1580–1581, dottorato di magistero in teologia, lettore di filosofia), Parigi (1581–1583, alla corte di Enrico III di Valois che lo prende sotto la propria protezione e lo nomina lettore “extraordinaire”; lì pubblica le prime opere di mnemotecnica magica), Londra (1583–1585, ospite dell’ambasciatore francese Michel de Castelnau, frequenta la corte di Elisabetta I, conosce Sir Philip Sidney, Fulke Greville; lì pubblica i celebri Dialoghi italiani), Parigi nuovamente (1585–1586), Wittenberg (1586–1588, insegna nell’università luterana), Praga (1588), Helmstedt (1589), Francoforte (1590–1591, dove pubblica le opere latine di Francoforte).

Nel 1591 accetta l’invito del patrizio veneziano Giovanni Mocenigo che lo vuole come maestro privato di mnemotecnica. Si trasferisce a Venezia. Mocenigo, insoddisfatto e probabilmente impaurito dalle dottrine del filosofo, lo denuncia al Sant’Uffizio veneziano nel maggio 1592. Bruno è arrestato il 23 maggio 1592 e processato. Su richiesta di Roma, il 27 febbraio 1593 è trasferito nelle carceri del Sant’Uffizio romano. Il processo si protrae per otto anni (1593–1600) — uno dei processi più lunghi della storia dell’Inquisizione moderna — fra interrogatori, censimenti di proposizioni, tentativi di abiura parziale che Bruno respinge.

L’8 febbraio 1600 è dichiarato “eretico impenitente, pertinace, ostinato”; la sentenza è la consegna al braccio secolare per essere “punito col più benigno castigo possibile e senza effusione di sangue” — formula codificata dell’esecuzione mediante rogo. Si racconta che, ascoltato il verdetto, Bruno abbia replicato: «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» — “Forse con più paura voi pronunciate la sentenza che io nel riceverla”. Il 17 febbraio 1600, mattina di un giovedì grasso, viene condotto a Campo de’ Fiori, legato al palo nudo, gli è infilata una museruola di ferro per impedirgli di parlare al popolo (testimonianza di Caspar Schoppe), bruciato vivo. Le ceneri sono disperse nel Tevere.

Formazione

La formazione di Bruno è, in senso stretto, duplice: quella ufficiale dell’Ordine domenicano e quella clandestina delle letture proibite. A San Domenico Maggiore riceve un’istruzione solida in filosofia aristotelico-tomista, logica, teologia scolastica: è un impianto che Bruno non rinnegherà mai del tutto nel metodo, anche quando ne rovescerà le conclusioni cosmologiche. Nello stesso convento — che nel Cinquecento napoletano custodiva una delle biblioteche più fornite del Mezzogiorno — Bruno accede a testi che i superiori giudicavano pericolosi: il Corpus Hermeticum nella traduzione e nel commento di Marsilio Ficino, i Commentarii neoplatonici su Plotino e Proclo, e — attraverso canali più oscuri — il De occulta philosophia di Cornelio Agrippa, testo che fornisce a Bruno buona parte del lessico e della tassonomia della magia naturale, celeste e cerimoniale che poi rielaborerà nei trattati sui Sigilli.

Un impatto formativo decisivo, spesso sottovalutato rispetto alla componente ermetica, è quello dell’Ars combinatoria di Ramon Llull (Raimondo Lullo, XIII secolo): Bruno vi dedica un intero trattato giovanile (De compendiosa architectura et complemento artis Lullii, Parigi 1582) e ne trasforma il metodo combinatorio — pensato da Llull come dimostrazione razionale delle verità cristiane contro l’Islam — in strumento di organizzazione universale della conoscenza su base mnemonica, in dialogo diretto con l’arte della memoria classica (Cicerone, Ad Herennium) e con l’eredità di Ficino e Pico della Mirandola. A questa base si aggiunge la lettura, già negli anni napoletani o poco dopo la fuga, di Niccolò Cusano (De docta ignorantia, 1440): dal cardinale tedesco Bruno riceve il principio della coincidentia oppositorum e — cruciale per la sua cosmologia futura — l’idea che in un universo la cui misura sfugge alla finitudine, “il centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo”.

La formazione bruniana prosegue poi come itinerario itinerante: il dottorato di magistero teologico conseguito a Tolosa (1580–1581), l’insegnamento universitario a Wittenberg e Helmstedt, i pubblici “concorsi” e le pubbliche dispute che caratterizzano la sua carriera errabonda di professore senza cattedra fissa. Un episodio spesso ricordato per la sua ironia storica: nel 1591, di ritorno in Italia, Bruno concorre per la cattedra di matematica dell’Università di Padova, lasciata vacante — la ottiene invece Galileo Galilei, chiamato nel 1592. I due non si incontrarono mai; ma il fatto che le strade del cosmologo bruciato e dell’astronomo processato si siano sfiorate su quella cattedra resta uno dei paradossi più discussi della storiografia del primo Seicento scientifico italiano.

Tappe dottrinali

La cosmologia infinita: tre tesi

1. Universo infinito. Bruno è il primo filosofo europeo a sostenere sistematicamente l’infinità dell’universo. Non come deduzione astronomica (Copernico aveva ancora un cosmo finito chiuso dalla sfera delle stelle fisse) — come esigenza teologica: un Dio infinito non può produrre un universo finito senza limitare la propria potenza creativa. Eredità diretta di Niccolò Cusano e del suo principio della coincidentia oppositorum. È significativo, per chi lavora sul simbolismo dello spazio sacro, che la formula cusano-bruniana del “centro ovunque, circonferenza in nessun luogo” rovesci dialetticamente il tema tradizionale dell’Axis Mundi: se ogni punto dell’universo infinito è potenzialmente centro, allora l’asse cosmico non è più un luogo privilegiato ma una funzione che si ripete in ogni punto — una lettura che alcuni commentatori novecenteschi (a partire da Mendoza, vedi Bibliografia) hanno definito “acentrica” proprio in polemica con la simbologia dell’Axis Mundi classico.

2. Infiniti mondi abitati. Dall’infinità dell’universo Bruno deduce l’esistenza di infiniti sistemi solari, popolati da esseri intelligenti. Tesi che gli costerà cara: è una delle eresie esplicite del processo, perché incompatibile con l’unicità dell’Incarnazione cristiana (il Cristo è disceso una sola volta — ma se ci sono infiniti mondi, ci sarebbero infinite incarnazioni?).

3. Panteismo cosmologico. Dio non è creatore esterno del cosmo: è il Principio intrinseco di tutto ciò che è. Deus sive Natura — formula che Spinoza riprenderà ottant’anni dopo. La materia non è polo passivo: è animata, attiva, generatrice. L’Anima del Mondo permea tutto. Ogni monade — il termine bruniano che Leibniz riprenderà — è unità minima vivente. È panpsichismo avant la lettre: il cosmo è cosciente in ogni sua parte.

L’arte della memoria come magia operativa

Frances Yates, nel suo capolavoro Giordano Bruno and the Hermetic Tradition (Routledge 1964, trad. it. Laterza 1969), ha rivelato che Bruno non è soltanto cosmologo: è il più raffinato maestro dell’arte della memoria della tradizione ermetica rinascimentale — la stessa tradizione, di ascendenza ficiniana, che nella nostra Biblioteca è trattata sotto la voce Ermetismo Rinascimentale. L’arte della memoria classica (Cicerone, Quintiliano, Rhetorica ad Herennium) consiste nel ricordare ordinatamente molte cose disponendo immagini mentali in loci (luoghi) architettonici.

Bruno trasforma questa arte mnemotecnica in magia operativa, nel solco della magia naturale teorizzata da Cornelio Agrippa e praticata come theurgia neoplatonica. Le immagini mentali non sono etichette mnemoniche neutre: sono sigilli attivi, forme cariche di potenza cosmica, sul modello del Corpus Hermeticum letto attraverso il commento di Ficino. Quando il mago-filosofo dispone le immagini secondo l’ordine cosmico (costellazioni, gerarchie angeliche, nomi divini), genera nella propria mente una conformità alla struttura dell’universo. Questa conformità è simultaneamente conoscenza (perché la mente contiene il cosmo) e potenza (perché la mente che contiene il cosmo può operarvi). La memoria, per Bruno, è theurgia: l’operatore diviene canale attraverso cui forze cosmiche si manifestano nel mondo sublunare — un tema che dialoga da vicino con quanto la Biblioteca tratta sotto Magia e Occultismo.

I trattati cardine sono De umbris idearum (1582), Cantus Circaeus (1582), Sigillus sigillorum (1583), De imaginum, signorum et idearum compositione (1591).

L’eroico furore: l’ascesi erotica

In De gli Eroici Furori (Londra 1585) — opera dedicata a Sir Philip Sidney — Bruno articola la sua più alta dottrina dell’eros come via di ascesi spirituale. L’eroico furore (furor heroicus, ripreso dalla Mania platonica del Fedro) non è amore romantico nel senso ordinario: è passione cognitiva del filosofo per la bellezza infinita del divino. È tensione erotica verso il Bene assoluto, che lacera l’anima dall’ignoranza, dalla finitudine, dalla morte.

L’opera è in forma dialogica, con interlocutori che commentano cinque parti, ciascuna con sonetti emblematici. La struttura ascensionale parte dall’amore sensibile e attraversa nove stati progressivi di amore (i “nove ciechi” della seconda parte), fino all’amore “assoluto” — l’identificazione totale dell’amante con l’Amato divino. L’eco neoplatonica è dichiarata (Plotino Enneadi VI.7; Symposium platonico); ma Bruno la radicalizza nel quadro della propria cosmologia infinita. Non a caso l’eroe innamorato della bellezza assoluta, che rischia e sacrifica sé stesso nell’ascesa, è una delle figure che la Biblioteca colloca nella costellazione delle figure eroiche e mitologiche della tradizione iniziatica.

Il processo e i capi d’accusa

Una correzione storica importante: contrariamente alla narrazione risorgimentale che fece di Bruno il “martire della scienza” copernicana, il processo del 1593–1600 non verteva principalmente sulla cosmologia. La cosmologia copernicana era considerata sospetta, ma non era ancora condannata (la condanna ufficiale al copernicanesimo è del 1616, dopo il rogo di Bruno).

I capi d’accusa documentati nel sommario del processo (riemerso nel 1942 negli archivi vaticani per opera di Angelo Mercati) sono principalmente teologici:

  • Negazione della Trinità nella sua forma dogmatica.
  • Negazione della verginità perpetua di Maria.
  • Negazione della divinità di Cristo nel senso ortodosso (Bruno lo accostava ai maghi pagani come theios anēr).
  • Affermazione della metempsicosi (reincarnazione delle anime) — dottrina su cui la Biblioteca ritorna alla voce Morte, Aldilà e Reincarnazione.
  • Esistenza di infiniti mondi abitati (incompatibile con l’unicità dell’Incarnazione).
  • Pratica della magia (talismani, sigilli, evocazioni).

Bruno tentò di abiurare parzialmente alcune proposizioni, ma rifiutò di abiurare la cosmologia infinitista e la dottrina degli infiniti mondi. È su questo rifiuto che cadde la sentenza.

Opere

Cronologia ragionata

Bruno pubblica in vita una quarantina di opere in cinque lingue (latino, italiano, francese, tedesco, spagnolo) e lascia alla sua morte numerosi manoscritti — alcuni dei quali stamparono nel Seicento, altri vennero scoperti solo nell’Otto-Novecento. Distinguiamo tre fasi.

Fase parigina (1581–1583). Opere di mnemotecnica magica: - De umbris idearum (Parigi 1582). Arte della memoria fondata sulla teoria delle “ombre delle idee” — ricalco terreno delle Forme platoniche. - Cantus Circaeus (Parigi 1582). La maga Circe come maestra di trasformazione interiore. - De compendiosa architectura et complemento artis Lullii (Parigi 1582). Lavoro su Ramon Llull.

Fase londinese (1583–1585): i Dialoghi italiani. Le opere maggiori: - La Cena de le Ceneri (Londra 1584). Difende il sistema copernicano contro la fisica aristotelica. - De la Causa, Principio et Uno (Londra 1584). Trattato metafisico in cinque dialoghi: l’universo come emanazione di un unico Principio. - De l’Infinito, Universo et Mondi (Londra 1584). Cosmologia: universo infinito, infiniti mondi popolati. - Spaccio de la Bestia Trionfante (Londra 1584). Riforma allegorica delle costellazioni e dei vizi. - Cabala del Cavallo Pegaseo (Londra 1585). Satira della cabbala come “sapienza degli asini” — un testo che va letto in controluce con quanto la Biblioteca discute sotto Cabala e Numerologia. - De gli Eroici Furori (Londra 1585). Etica amorosa: l’eros come ascesi.

Fase tedesca (1586–1591): le opere latine. I “tre grandi” di Francoforte, dedicati a una rifondazione geometrico-matematica della metafisica: - De Triplici Minimo et Mensura (Francoforte 1591). La dottrina del minimo fisico e metafisico. - De Monade, Numero et Figura (Francoforte 1591). Aritmologia e geometria come chiavi di lettura del cosmo — pagine che dialogano direttamente con l’hub Numeri e Proporzioni e con Geometria Sacra della nostra Mappa Concetti. - De Immenso et Innumerabilibus (Francoforte 1591). La sintesi cosmologica definitiva.

Più i Sigilli e gli Articoli sulle scuole magico-mnemoniche (Wittenberg, Praga). E le commedie: Il Candelaio (Parigi 1582), commedia plautina con sottintesi filosofici.

Edizioni italiane

  • Opere italiane, a cura di Giovanni Aquilecchia, UTET 2002 (e poi in più ristampe).
  • Opere complete, a cura di Michele Ciliberto e collaboratori, Adelphi (in corso di pubblicazione, ottimi apparati critici).
  • De gli Eroici Furori, edizioni varie (BUR, Adelphi, Mondadori).
  • La Cena de le Ceneri, Einaudi.
  • De la Causa, Principio et Uno, BUR con testo a fronte (Giovanni Aquilecchia).
  • Spaccio de la Bestia Trionfante, Einaudi.

Opere nella biblioteca

  • Giordano Bruno - De la Causa Principio et Uno — il trattato metafisico del 1584
  • Giordano Bruno - De l Infinito Universo et Mondi — la cosmologia infinitista del 1584
  • Giordano Bruno - Degli Eroici Furori — l’ascesi erotica del 1585
  • Yates Frances - Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica — lo studio fondativo del 1964

Eredità

Per due secoli dopo il rogo, il nome di Bruno fu pressoché cancellato dalla cultura ufficiale italiana — la sua opera era nell’Indice, la sua memoria era pericolosa. Sopravvisse sotterraneamente: Spinoza lo lesse e ne ricavò il Deus sive Natura dell’Ethica (1677), Leibniz ne ricavò la dottrina delle monadi (Monadologia, 1714), Schelling lo riscoprì nel 1802 con il dialogo Bruno (eponimo), Hegel lo collocò nella Geschichte der Philosophie come precursore dell’idealismo tedesco.

Nel Risorgimento, Bruno diviene simbolo politico della libertà di coscienza contro l’oscurantismo papale. Nel 1885, un Comitato per il monumento a Giordano Bruno presieduto da Giovanni Bovio raccoglie fondi per erigere una statua nel luogo del rogo. Tra i sottoscrittori: massoni, positivisti, anticlericali, internazionalisti — fra cui Victor Hugo, Henrik Ibsen, Algernon Charles Swinburne, Herbert Spencer, Ernst Haeckel. La statua di Ettore Ferrari (Bruno incappucciato, lo sguardo basso, rivolta verso il Vaticano) è inaugurata il 9 giugno 1889 in mezzo a polemiche feroci: il Vaticano dichiara lutto, Crispi mobilita la polizia, Roma vive una settimana di tensione.

Nel Novecento, la riscoperta filosofica passa per due grandi studi: - Frances A. Yates, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition (1964) — rivela la dimensione ermetico-magica, in dialogo diretto con quanto la Biblioteca tratta alla voce Ermetismo. - Eugenio Garin, Cultura filosofica del Rinascimento italiano (Sansoni 1961) e Lo zodiaco della vita (Laterza 1976) — colloca Bruno nel neoplatonismo fiorentino.

Successivamente: Hilary Gatti (Giordano Bruno and Renaissance Science, Cornell UP 1999), Michele Ciliberto (Giordano Bruno, Laterza 1990; e l’edizione integrale delle Opere per Adelphi), Saverio Ricci (Giordano Bruno nell’Europa del Cinquecento, Salerno 2000), Ingrid D. Rowland (Giordano Bruno: Philosopher/Heretic, 2008, che colloca Bruno accanto a Erasmo, Shakespeare e Galileo come figura-cerniera della prima modernità), Karen Silvia de León-Jones (Giordano Bruno and the Kabbalah, 1997, che ne rilegge la componente cabbalistica in dialettica critica con la lettura ermetico-magica di Yates) e Ramon G. Mendoza (The Acentric Labyrinth, 1995, che ne fa il precursore della cosmologia acentrica contemporanea).

L’eredità di Bruno tocca anche l’ambito che la nostra Mappa Concetti raccoglie sotto Conoscenza di Sé: la sua intera opera — dalla mnemotecnica all’eroico furore — è un lungo esercizio filosofico sull’autoconoscenza come via all’infinito, e sotto Luce e Iniziazione, perché la sua stessa biografia — la scelta di non abiurare — è diventata paradigma della fedeltà a una luce interiore superiore alla sicurezza personale.

Rilevanza massonica

Va detto con chiarezza filologica, prima di ogni altra considerazione: Giordano Bruno non fu mai massone, né poté esserlo. Bruno muore sul rogo nel 1600; la Massoneria speculativa nasce come istituzione organizzata solo nel 1717, con la fondazione della Gran Loggia di Londra — centoventotto anni dopo. Qualunque affermazione che presenti Bruno come “iniziato” a una qualche loggia storica è priva di fondamento documentario ed è un anacronismo da respingere. Ciò che lega davvero Bruno alla tradizione massonica è un rapporto mediato, postumo e culturale, non una discendenza diretta o un’affiliazione.

Il primo canale di questa mediazione è dottrinale: la metafisica bruniana dell’Uno-Tutto, la sua reinterpretazione operativa dell’arte della memoria come theurgia, il simbolismo geometrico-numerico dei trattati di Francoforte (De Monade, Numero et Figura) appartengono allo stesso strato ermetico-neoplatonico rinascimentale — quello di Ficino, Pico, Agrippa — che due secoli più tardi confluirà, attraverso canali complessi e in parte ancora dibattuti dalla storiografia (si veda ad esempio la discussione critica in Ermetismo Rinascimentale), nel vocabolario simbolico della Massoneria speculativa: il Grande Architetto, la geometria come chiave del divino, il tempio come immagine del cosmo. Non è una linea di trasmissione diretta e documentata, ma una parentela di famiglia concettuale all’interno del più vasto ermetismo occidentale.

Il secondo canale è memoriale e politico, ed è invece pienamente documentato: il monumento di Ettore Ferrari a Campo de’ Fiori (1889) fu concepito, finanziato e inaugurato in un contesto in cui la Massoneria italiana del tardo Ottocento — con figure come Giovanni Bovio, presidente del comitato promotore — ebbe un ruolo di primo piano. In quel clima anticlericale post-unitario, Bruno fu adottato come martire laico del libero pensiero: non il Bruno storico dei sigilli magici e della cosmologia infinita, ma un Bruno reinterpretato come precursore della scienza e della coscienza critica contro il dogma. Nello stesso periodo, la Teosofia di Blavatsky e più in generale il revival occultistico ottocentesco guardarono a Bruno come precedente illustre del proprio universalismo cosmico e della propria dottrina dell’Anima del Mondo — altro canale di ricezione posteriore, non di appartenenza storica.

Per il fratello che studia questa voce, tre punti restano utili, purché tenuti distinti dal piano storiografico: primo, la metafisica dell’Uno-Tutto come fondamento speculativo di ogni esoterismo dell’unità sotto la molteplicità, di cui la Massoneria simbolica condivide l’intuizione (il Tempio come immagine dell’Uno manifesto nel molteplice); secondo, l’arte della memoria come operatività — Bruno non si limitò a teorizzare, praticò — un’indicazione di metodo per chi lavora in Loggia; terzo, la testimonianza del rogo come caso-limite della fedeltà a una verità interiore, che la cultura massonica ha scelto di onorare simbolicamente senza per questo rivendicare Bruno come proprio membro storico.

Bibliografia

  • Frances A. Yates, Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica, Laterza, Bari 1969 (orig. Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, Routledge, London 1964).
  • Frances A. Yates, L’arte della memoria, Einaudi, Torino 1972 (orig. The Art of Memory, Routledge, London 1966).
  • Eugenio Garin, Lo zodiaco della vita, Laterza, Bari 1976.
  • Eugenio Garin, Ermetismo del Rinascimento, Editori Riuniti, Roma 1988.
  • Hilary Gatti, Giordano Bruno and Renaissance Science, Cornell University Press, Ithaca 1999.
  • Michele Ciliberto, Giordano Bruno, Laterza, Roma-Bari 1990.
  • Saverio Ricci, Giordano Bruno nell’Europa del Cinquecento, Salerno Editrice, Roma 2000.
  • Paul Richard Blum, Giordano Bruno. An Introduction, Rodopi, Amsterdam 2012.
  • Angelo Mercati, Il sommario del processo di Giordano Bruno, Studi e Testi 101, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1942.
  • Ingrid D. Rowland, Giordano Bruno: Philosopher/Heretic, Farrar, Straus and Giroux, New York 2008.
  • Karen Silvia de León-Jones, Giordano Bruno and the Kabbalah: Prophets, Magicians, and Rabbis, Yale University Press, New Haven 1997.
  • Ramon G. Mendoza, The Acentric Labyrinth: Giordano Bruno’s Prelude to Contemporary Cosmology, Element Books, Shaftesbury 1995.

Hub

Voci correlate della Biblioteca

Hub Mappa Concetti

  • Geometria Sacra — i trattati geometrico-numerici di Francoforte
  • Numeri e Proporzioni — l’aritmologia di De Monade, Numero et Figura
  • Luce e Iniziazione — la scelta di non abiurare come fedeltà alla luce interiore
  • Conoscenza di Sé — l’intera opera bruniana come ascesi conoscitiva
  • Le Figure Eroiche e Mitologiche — l’eroico furore come archetipo eroico dell’amante della verità

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