Libro
Alchimia I testi della tradizione occidentale
Alchimia — I Testi della Tradizione Occidentale
Antologia dei testi alchemici occidentali, dal mondo greco-romano al Seicento (a cura di Michela Pereira, Mondadori, “I Meridiani”, 2006)
Scheda bibliografica
- Titolo: Alchimia. I testi della tradizione occidentale
- A cura di e con saggio introduttivo: Michela Pereira (storica della filosofia medievale, Università di Siena)
- Sezione arabo-islamica a cura di: Pinella Travaglia
- Editore: Arnoldo Mondadori Editore
- Collana: I Meridiani — Classici dello Spirito
- Luogo e anno: Milano, 2006
- ISBN: 9788804558439
- Pagine: 1378, con inserto a colori e illustrazioni in bianco e nero fuori testo
- Struttura editoriale: il volume è la prima antologia letteraria italiana interamente dedicata all’alchimia occidentale. È organizzato in tre grandi campiture cronologiche, ciascuna suddivisa in capitoli tematici, tutti introdotti da brevi presentazioni della curatrice: 1. Le fonti dell’alchimia occidentale — I. L’alchimia del mondo greco (ricette, simboli, segreti; i fondatori fra mito e storia; il primo alchimista — Zosimo; alchimisti filosofi; l’arte sacra); II. La tradizione arabo-islamica (le origini dell’alchimia araba; creazioni alchemiche; la via dell’elixir); III. Il passaggio all’Occidente (la sapienza di Ermete; la lingua dei simboli; discussioni scientifiche; l’autorità dei filosofi) 2. La fioritura dell’alchimia nel medioevo latino — I. Le dottrine alchemiche fra XIII e XIV secolo (i primi scritti latini d’alchimia; dottrine pseudo-albertine; la Summa del “Geber latino”; i seguaci di Ruggero Bacone; variazioni pseudo-tomistiche); II. La medicina alchemica (elixir pseudo-lulliani; i segreti pseudo-arnaldiani; Giovanni da Rupescissa e la quinta essenza); III. Autori e ricerche (Petrus Bonus; la ricerca del farmaco alchemico) 3. Continuità e mutamenti fra Rinascimento ed Età Moderna — I. La scienza occulta; II. L’innovazione paracelsiana; III. La tradizione ermetica (miti e storie; dalla medicina unica al solvente universale; la metamorfosi dei metalli; alchimisti di biblioteca)
- Il volume è completato da un quadro storico d’insieme, una nota sugli autori, note critiche ai singoli testi, una bibliografia essenziale e articolati indici.
- Nota editoriale: la voce del Vault tratta il volume come rappresentante dell’intero corpus testuale della tradizione alchemica occidentale che l’antologia raccoglie (da Zosimo di Panopoli al Seicento paracelsiano-rosacrociano); i singoli testi antologizzati sono trattati anche come voci autonome dove esiste una traduzione italiana a sé stante (v. Atalanta Fugiens - Michael Maier, Al-Razi - Libro dei Segreti, Basilio Valentino - Le Dodici Chiavi).
Contesto
L’antologia nasce all’interno della collana Mondadori “I Meridiani — Classici dello Spirito”, concepita per rendere accessibili al lettore colto i grandi corpus testuali delle tradizioni sapienziali (accanto, nello stesso catalogo, ai testi buddhisti, taoisti, gnostici, sufi). Michela Pereira, che insegnava Storia della filosofia medievale all’Università di Siena, porta al progetto una competenza specialistica già consolidata su Raimondo Lullo e sull’alchimia latina trecentesca (cfr. la sua monografia L’oro dei filosofi, CISAM 1992), e la inquadra nella temperie storiografica di inizio millennio: gli anni fra il 2000 e il 2006 sono quelli in cui la revisione storiografica anglosassone di Lawrence Principe e William Newman (si vedano Alchemy Tried in the Fire, 2002, e i lavori successivi) rovescia definitivamente la vecchia narrazione whiggish dell’alchimia come “pseudoscienza” superata dalla chimica, restituendole lo statuto di sapere naturale coerente, sperimentale e filosoficamente motivato. L’antologia italiana si muove nello stesso solco: non presenta l’alchimia come curiosità esoterica ma come capitolo organico della storia della filosofia e della scienza occidentale.
Il corpus selezionato copre un arco di quasi diciassette secoli — dalle prime ricette pratiche dei papiri greco-egizi di Alessandria (I–III sec. d.C.) fino alla temperie rinascimentale e barocca (Paracelso, la tradizione ermetico-rosacrociana del primo Seicento). La scelta dei testi privilegia, come dichiara la curatrice nell’introduzione, gli autori che presentano l’alchimia “in stretta connessione con la scienza della natura, con la filosofia, con la cosmologia” — un criterio che esclude deliberatamente la letteratura ciarlatanesca e privilegia invece la componente filosofico-naturale della tradizione. Le quattro fasi storiche maggiori che l’antologia documenta sono:
- Alchimia greco-egiziana di Alessandria (I sec. a.C. – V sec. d.C.): i papiri di Leiden e Stoccolma (II–III sec.) con le prime ricette di tintura dei metalli; Maria l’Ebrea (I–II sec.), inventrice del bagnomaria e del tetrasoma; Zosimo di Panopoli (fl. 300 d.C.), primo teorico documentato, autore dei Cheirokmeta e delle Visiones (Sogni di Zosimo), che integra chimica pratica e filosofia gnostico-ermetica dell’anima; Pseudo-Democrito, Physica et mystica; Olimpiodoro di Alessandria (V sec.), commentatore tardo.
- Alchimia arabo-islamica (VIII–XII sec.): con la conquista araba dell’Egitto (642) il corpus alessandrino è tradotto e rielaborato. Jābir ibn Ḥayyān (Geber, c. 721–815) — in realtà opera collettiva di una scuola ismailita (IX–X sec.), per la ricostruzione di Paul Kraus — introduce la dottrina della bilancia (mīzān) e sistematizza il principio zolfo-mercurio; al-Rāzī (Rhazes, 854–925), Kitāb al-Asrār; ibn Sīnā (Avicenna), scettico sulla trasmutazione reale; ibn Umayl (Senior Zadith).
- Alchimia latina medievale (XII–XV sec.): le traduzioni di Toledo introducono il corpus arabo in Europa; il corpus pseudo-albertino e pseudo-arnaldiano lo integra con la scolastica; Ruggero Bacone ne fa base della sua “scienza sperimentale”; Petrus Bonus (Ferrara, XIV sec.), Pretiosa margarita novella; Pseudo-Geber, Summa perfectionis magisterii (probabilmente di Paolo di Taranto), influente fino a Lavoisier.
- Alchimia rinascimentale e barocca (XV–XVII sec.): Paracelso (1493–1541) trasforma l’alchimia in medicina (iatrochimica); Heinrich Khunrath, Amphitheatrum Sapientiae Aeternae (1595); Michael Maier, Atalanta Fugiens (1617); i Manifesti Rosacroce (1614–1616) e la Chymische Hochzeit (1616, attr. J.V. Andreae) fanno dell’alchimia un sistema di iniziazione spirituale completo.
I testi-cardine che l’antologia mette in circolazione presso il lettore italiano includono la Tabula Smaragdina (attribuita a Ermete Trismegisto, c. VI–VIII sec.), il Rosarium Philosophorum (XIV sec., anonimo), il Libellus de Alchimia pseudo-albertino, l’Archidoxis Magica e la Philosophia Magna di Paracelso.
Tesi
La tesi che percorre il saggio introduttivo di Pereira, Mater Alchimia — Trasformazione della materia e cura del mondo, e che struttura implicitamente l’intera antologia, può essere riassunta in tre affermazioni:
- L’alchimia non è né proto-chimica ingenua né semplice simbolismo psicologico, ma un sapere filosofico-operativo unitario. Il “paradiso” a cui il sapere alchemico dà accesso è la capacità di trasformare la realtà portandola alla perfezione: per la materia (i metalli) questa perfezione coincide con l’aurificazione; per l’essere umano, con la salute perfetta e la longevità. Materia e operatore sono trasformati dallo stesso processo — l’opus — colto sotto il duplice aspetto della strumentazione pratica (fornace, alambicco, reagenti) e della riflessione teorica (cosmologia, cura dell’anima).
- L’alchimia, correttamente intesa nella ricchezza dei suoi linguaggi e del suo simbolismo, è “madre” di molti discorsi filosofici occidentali — non un ramo isolato ma un nodo che attraversa la filosofia naturale, la medicina, la teologia e, più tardi, l’estetica e la psicologia. Il volume documenta questa funzione generativa mostrando come temi alchemici (la trasmutazione, la coniunctio, la materia prima) migrino nella filosofia scolastica, nella medicina paracelsiana, nella poesia religiosa barocca.
- Le interpretazioni moderne dell’alchimia (psicoanalitica, antropologica, storico-scientifica) sono tutte parziali e vanno confrontate criticamente con i testi stessi. L’introduzione di Pereira dialoga esplicitamente con la lettura junghiana (che rischia di “psicologizzare” l’alchimia astraendola dal laboratorio) e con le letture storico-scientifiche revisioniste (Principe, Newman), proponendo una terza via filologico-storica: leggere i testi nella loro integrità, restituendo loro lo spessore dottrinale e la coerenza interna, senza ridurli né a fantasia né a chimica mancata.
Sul piano operativo, i testi antologizzati condividono un nucleo dottrinale comune, articolato attorno a tre assi concettuali:
a) L’analogia cosmica. La Tabula Smaragdina enuncia il principio-cardine dell’intera tradizione: “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto, per realizzare i miracoli della cosa una.” La trasformazione nel crogiuolo rispecchia la trasformazione cosmica, e viceversa; l’Opus è riproduzione in piccolo dell’unione di Sole (principio attivo, solfo) e Luna (principio passivo, mercurio), mediata dall’Aria e radicata nella Terra.
b) La sequenza cromatica dell’Opus Magnum. Nigredo (annerimento: calcinazione e putrefazione della prima materia, simboli del corvo), Albedo (sbiancamento: distillazione e purificazione, simboli della luna e del cigno), Rubedo (arrossamento: fissazione finale, simboli del sole, della fenice, del re coronato) — con le fasi intermedie di citrinitas e viriditas nei testi più articolati. La sequenza riflette osservazioni chimiche reali (i sali di rame virano al verde, quelli di piombo al nero, quelli di mercurio al rosso) integrate in un sistema simbolico cosmologico.
c) L’ambiguità deliberata della prima materia e della Pietra Filosofale. I testi affermano sistematicamente che la materia prima è “la cosa più vile e la più preziosa”, “sotto i piedi di tutti eppure invisibile” — un’oscurità intenzionale (obscurum per obscurius) che protegge il segreto dagli indegni e insieme codifica un insegnamento iniziatico progressivo.
Lettura comparata
Collocare l’antologia Pereira nel panorama degli studi sull’alchimia significa distinguere almeno quattro approcci concorrenti, tutti rappresentati nella bibliografia del volume e nel dibattito che lo circonda:
L’approccio storico-filologico-scientifico (Pereira stessa, ma soprattutto Lawrence Principe e William Newman): legge i testi alchemici come documenti di storia della scienza, ricostruendone il lessico tecnico e, quando possibile, replicando in laboratorio le procedure descritte (Principe ha riprodotto la “stella d’antimonio” di Glauber e l’arbor Dianae di Boyle). Questo approccio è quello dominante nell’introduzione storica del volume Mondadori, che insiste sulla “connessione con la scienza della natura” come criterio di selezione dei testi.
L’approccio psicologico-junghiano (C.G. Jung, Marie-Louise von Franz): legge la sequenza nigredo-albedo-rubedo come proiezione del processo di individuazione psichica. Jung, a partire dal 1928, studia per trent’anni il corpus latino (Khunrath, Maier, Dorn, Mylius) e ne fa la chiave delle sue opere tarde (Psicologia e alchimia, 1944; Mysterium Coniunctionis, 1955-56, che analizza il Rosarium Philosophorum come psicodramma della coniunctio). Pereira dialoga con questa lettura senza sposarla integralmente: la giudica illuminante sul piano simbolico ma insufficiente a rendere conto della dimensione operativa e cosmologica dei testi. Si veda Alchimia-Marie-Louise von Franz per l’approfondimento junghiano dell’iconografia, e Jung Carl - Mysterium Coniunctionis per l’opera cardine.
L’approccio storico-religioso comparativo (Mircea Eliade): inserisce l’alchimia occidentale in un quadro tipologico che comprende l’alchimia cinese (nei dan / wai dan) e indiana (rasa shastra), leggendo il fabbro e l’alchimista come eredi di un’ideologia arcaica della “maestria del fuoco” e della cooperazione con i tempi della materia. Questa lettura morfologico-comparativa, sviluppata ne La forgia e il crogiuolo, è complementare ma distinta dall’approccio filologico di Pereira: meno attenta alla specificità dei singoli testi, più interessata alle strutture ricorrenti. Cfr. Alchimia Cinese - Nei Dan e Wai Dan e Alchimia Indiana - Rasa Shastra per i paralleli extra-occidentali.
L’approccio antologico anglosassone (Stanton J. Linden, The Alchemy Reader, 2003): condivide con il volume Pereira l’impostazione di antologia storico-letteraria (da Ermete Trismegisto a Newton), ma con un taglio più orientato alla letteratura inglese e alla poesia alchemica (Chaucer, Jonson, Donne) che alla filosofia naturale scolastica; le due antologie si completano più che sovrapporsi, coprendo rispettivamente l’asse latino-continentale e quello anglosassone della tradizione.
Va inoltre segnalato un secondo lavoro della stessa curatrice, distinto da questa antologia: Michela Pereira, Arcana sapienza. Storia dell’alchimia occidentale dalle origini a Jung, Carocci, Roma (1a ed. 2001; nuova ed. 2019) — una sintesi monografica che percorre la stessa materia in forma di racconto storico continuo, complementare al taglio antologico-documentario del volume Mondadori qui recensito.
Ricezione
Il volume è stato accolto come la prima antologia italiana di respiro enciclopedico dedicata specificamente ai testi alchemici occidentali (non solo alla loro esegesi), colmando un vuoto editoriale rispetto alla tradizione francese e anglosassone (che già disponeva di raccolte come lo Theatrum Chemicum di Zetzner o il Musaeum Hermeticum, e più recentemente del già citato Alchemy Reader di Linden). All’interno della collana “I Meridiani”, il volume si affianca ad altre grandi antologie di classici sapienziali extra-canonici, confermando lo status dell’alchimia come oggetto di studio storico-filosofico a pieno titolo e non di semplice curiosità esoterica.
Sul piano accademico italiano, l’opera si inserisce nel filone di studi rappresentato da Eugenio Garin (Magia ed astrologia nella cultura del Rinascimento, Laterza 1976) e Paola Zambelli (L’ambigua natura della magia, Marsilio 1996), che avevano già sdoganato lo studio storico-filosofico serio dell’esoterismo rinascimentale nell’accademia italiana; e dialoga con la parallela linea curatoriale di Mino Gabriele, che negli stessi decenni curava edizioni italiane di singoli testi-immagine alchemici (Atalanta Fugiens, Splendor Solis) per l’editore Mediterranee. La ricezione presso il pubblico colto non specialistico è stata favorita dal formato Meridiani (rilegatura pregiata, apparato critico accessibile, ricco corredo iconografico a colori), che ha reso il volume un punto di riferimento nelle biblioteche private italiane interessate all’esoterismo occidentale — incluso, per quanto concerne questo Vault, l’ambiente delle logge speculative che si richiamano al simbolismo alchemico.
Va segnalato che l’antologia stessa registra e mette a distanza critica le grandi mode interpretative del Novecento: la lettura junghiana (che l’ha resa popolare presso un pubblico psicoanalitico), la “leggenda nera” illuminista (che l’aveva liquidata come superstizione), e la riscoperta storiografica anglosassone di fine secolo (Principe, Newman, Dobbs — quest’ultima nota per aver rivelato l’ampiezza degli scritti alchemici di Isaac Newton, oltre un milione di parole custodite nel Newton Project). L’antologia Pereira, pubblicata proprio nella fase di consolidamento di questa revisione storiografica, ne costituisce in qualche modo la sintesi divulgativa italiana di riferimento.
Rilevanza
L’alchimia occidentale — e in particolare la sequenza dell’Opus Magnum che questa antologia documenta nella sua evoluzione storica dai papiri alessandrini al Seicento rosacrociano — ha fornito alla Massoneria speculativa settecentesca un repertorio simbolico di straordinaria efficacia per rappresentare il proprio processo iniziatico. Il parallelismo più immediato è quello fra la sequenza nigredo-albedo-rubedo e le tre tappe del percorso massonico (Apprendista, Compagno, Maestro): la calcinazione e putrefazione della materia prima grezza (il nigredo) evoca la “morte” simbolica e la messa in discussione dell’uomo profano; la purificazione e distillazione (l’albedo) rimanda al lavoro di sgrossamento della pietra grezza; la fissazione finale (il rubedo) alla piena realizzazione dell’iniziato. L’acronimo V.I.T.R.I.O.L. — Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem (“visita l’interno della terra, rettificando troverai la pietra nascosta”) — condensa in una sola formula tanto il procedimento alchemico di discesa nella materia e purificazione quanto il precetto iniziatico della discesa in se stessi come condizione per trovare la “pietra nascosta” del proprio perfezionamento interiore; è per questo che compare, sotto forma di acrostico, nei rituali di alcuni gradi del percorso massonico e nella simbolistica della cripta. Analogamente, il motto solve et coagula — “sciogli e coagula”, il principio operativo fondamentale enunciato dalla Tabula Smaragdina — è stato letto dalla tradizione esoterica massonica come formula dell’intero lavoro sulla pietra grezza: analisi critica di sé (solve, la dissoluzione delle rigidità e dei pregiudizi del profano) seguita da ricostruzione consapevole (coagula, l’edificazione di una nuova unità interiore, la “pietra levigata” o pietra cubica).
È tuttavia necessario, per onestà storiografica, distinguere con nettezza fra due piani che la letteratura divulgativa tende a confondere. Da un lato vi è un’analogia tipologica e simbolica, solidamente documentabile: gli strumenti del muratore operativo (squadra, compasso, livella, scalpello) sono stati effettivamente accostati, nella Massoneria speculativa del Settecento e nella sua successiva elaborazione simbolica, agli strumenti e ai processi dell’alchimista (crogiuolo, alambicco, bilancia), e il vocabolario della “Grande Opera” — pietra grezza, pietra cubica, trasmutazione, perfezionamento — è stato assorbito nel lessico massonico come metafora della trasformazione morale e spirituale dell’iniziato. Dall’altro lato non esiste, allo stato attuale della ricerca storica, una filiazione documentata e continua fra le logge operative o le prime logge speculative e le confraternite o i circoli alchemici storici: non vi sono prove di una trasmissione istituzionale diretta, ma piuttosto — come mostrano gli studi di Principe e Newman sulla storia “vera” dell’alchimia early modern — un riuso tardo-settecentesco e ottocentesco di un repertorio simbolico già culturalmente disponibile e prestigioso, riletto e reinvestito di significati iniziatici nuovi. La “Parola Perduta” che la Massoneria ricerca nei propri gradi superiori è stata talvolta interpretata, in chiave esoterica e non storiografica, come equivalente dell’arcanum alchemico — il segreto della trasmutazione — ma questa lettura appartiene alla ermeneutica simbolica interna alla tradizione massonica stessa, non alla ricostruzione storica delle sue origini documentarie. Il valore di questa antologia per lo studioso massonico sta dunque proprio nel fornire l’accesso diretto ai testi-fonte, che permette di verificare filologicamente dove il parallelismo simbolico regge e dove, invece, la tradizione esoterica successiva ha proiettato retrospettivamente connessioni non attestate.
Letture correlate
- Alchimia — la voce di macro-tema che inquadra sistematicamente la disciplina
- Ermetismo — il quadro dottrinale ermetico che fornisce all’alchimia la sua cosmologia di riferimento
- Corpus Hermeticum — il corpus filosofico-teologico ermetico affine alla Tabula Smaragdina
- Atalanta Fugiens - Michael Maier — il testo-emblema del 1617 che chiude la fase antologizzata come apice della tradizione ermetico-rosacrociana
- Al-Razi - Libro dei Segreti — la fonte della tradizione arabo-islamica curata da Pinella Travaglia nell’antologia
- Basilio Valentino - Le Dodici Chiavi — testo pseudonimico della tradizione tardo-rinascimentale
- Alchimia-Marie-Louise von Franz — l’approfondimento junghiano del simbolismo alchemico
- Jung Carl - Mysterium Coniunctionis — l’interpretazione psicoanalitica sistematica del Rosarium Philosophorum
- Cornelio Agrippa — figura di cerniera fra alchimia, magia naturale ed ermetismo rinascimentale
- Alchimia Cinese - Nei Dan e Wai Dan — il parallelo orientale nella lettura comparativa eliadiana
- Alchimia Indiana - Rasa Shastra — il parallelo indiano
- Paracelso - Philosophia Magna — la rivoluzione iatrochimica rinascimentale
- Jabir ibn Hayyan - Corpus Jabirianum — la fonte islamica fondante del principio zolfo-mercurio
- Corpo di Ermes - Poimandres — il corpus ermetico che fornisce la base metafisica dell’analogia cosmica
- Esoterismo Cristiano e Rosacroce — la sistematizzazione iniziatica rosacrociana del XVII sec.
- Alchimia Interiore — la dimensione psicologico-spirituale dell’Opus
- Corrispondenze — il principio “come in alto, così in basso” nella sua declinazione dottrinale generale
- La Triade — la struttura ternaria sulfo-mercurio-sale
- Trasmutazione — il concetto-cardine dell’Opus Magnum
- Massoneria Speculativa — l’erede simbolica settecentesca del lessico alchemico
- Massoneria — il quadro macro-tematico della tradizione iniziatica muratoria
- Psicologia del Profondo — la cornice junghiana dell’interpretazione psicologica
- Iniziazione e Percorso Interiore — il tema trasversale del percorso di trasformazione
- Rosa+Croce — la scuola che eredita e sistematizza il simbolismo alchemico nel Seicento
- Carl Gustav Jung — l’autore che ha rifondato la lettura psicologica dell’alchimia nel Novecento
Hub
- I Quattro Elementi — la fisica elementare (terra, acqua, aria, fuoco) che sottende l’intera dottrina della prima materia e delle qualità (secco/umido, caldo/freddo) manipolate nell’Opus Magnum; i quattro elementi sono la griglia cosmologica su cui i testi antologizzati costruiscono tanto la teoria della trasmutazione metallica quanto la fisiologia paracelsiana.
- Numeri e Proporzioni — la simbolica numerica che struttura i testi-cardine dell’antologia: i dodici versetti della Tabula Smaragdina, le sette operazioni classiche dell’Opus (calcinazione, dissoluzione, separazione, congiunzione, fermentazione, distillazione, coagulazione), le dodici “chiavi” di Basilio Valentino, i cinquanta emblemi numerati dell’Atalanta Fugiens.
- Geometria Sacra — la geometria degli emblemi alchemici (il cerchio, il quadrato, la quadratura del cerchio come figura della coniunctio fra materia informe e forma perfetta) che innerva l’iconografia del Rosarium Philosophorum e delle tavole a colori riprodotte nel volume Meridiani.
Fonti
- Lawrence M. Principe, The Secrets of Alchemy, University of Chicago Press, Chicago 2013 (trad. it. I segreti dell’alchimia, Carocci, Roma 2016).
- William R. Newman, Atoms and Alchemy: Chymistry and the Experimental Origins of the Scientific Revolution, University of Chicago Press, Chicago 2006.
- William R. Newman, Lawrence M. Principe, Alchemy Tried in the Fire. Starkey, Boyle, and the Fate of Helmontian Chymistry, University of Chicago Press, Chicago 2002.
- Mircea Eliade, La forgia e il crogiuolo. Origini e struttura dell’alchimia, Boringhieri, Torino 1980 (orig. The Forge and the Crucible, University of Chicago Press, Chicago 1962; ed. franc. Forgerons et alchimistes, 1956).
- Stanton J. Linden (a cura di), The Alchemy Reader: From Hermes Trismegistus to Isaac Newton, Cambridge University Press, Cambridge 2003.
- Carl Gustav Jung, Psicologia e alchimia, Bollati Boringhieri, Torino 1981 (orig. Psychologie und Alchemie, Rascher, Zürich 1944).
- Barbara Obrist, Les débuts de l’imagerie alchimique (XIVe–XVe siècles), Le Sycomore, Paris 1982.
- Michela Pereira, Arcana sapienza. Storia dell’alchimia occidentale dalle origini a Jung, Carocci, Roma 2001 (nuova ed. 2019).
- Michela Pereira, L’oro dei filosofi. Saggio sulle idee di un alchimista del Trecento, CISAM, Spoleto 1992.
- Marie-Louise von Franz, Alchimia. Introduzione al simbolismo e alla psicologia, Bollati Boringhieri, Torino 1985.
- Paul Kraus, Jābir ibn Ḥayyān, 2 voll., Le Caire 1942–1943.
- Betty Jo Teeter Dobbs, The Janus Faces of Genius, Cambridge University Press, Cambridge 1991.
Approfondimenti tematici
La svolta junghiana: alchimia come psicologia del profondo
C.G. Jung (1875–1961) trasforma la comprensione moderna dell’alchimia a partire dal 1928, dopo aver studiato il trattato cinese Il segreto del fiore d’oro (tradotto da Richard Wilhelm): scopre che il simbolismo alchemico parallela l’individuazione psichica. Studia per trent’anni il corpus latino (Khunrath, Maier, Dorn, Mylius); colleziona seimila volumi alchemici nella sua biblioteca di Küsnacht. Nelle opere cardinali — Psicologia e alchimia (1944), Studi sull’alchimia (raccolta postuma), Mysterium Coniunctionis (1955–56) — la rubedo (opera finale al rosso) corrisponde all’individuazione. La lettura junghiana è stata criticata per aver “psicologizzato” abusivamente l’alchimia, ignorandone la dimensione operativa-laboratoriale concreta — critica che l’antologia Pereira fa propria nella sua introduzione storiografica.
Il dibattito storiografico: contro la “leggenda nera”
Per oltre due secoli (XVIII–XIX) l’alchimia è stata dipinta come superstizione pre-scientifica. Questa narrazione whiggish è stata rovesciata dalla storiografia degli ultimi quarant’anni: Lawrence Principe (Johns Hopkins) e William R. Newman (Indiana University) mostrano che l’alchimia premoderna è in continuità diretta con la chimica del XVII secolo — alchymia e chymistry sono termini intercambiabili fino al Settecento, e Boyle, Newton, Homberg, Lémery sono contemporaneamente “chimici” e “alchimisti”. Molti esperimenti alchemici sono oggi replicabili in laboratorio: Principe ha riprodotto la “stella d’antimonio” di Glauber e l’arbor Dianae di Boyle.
La tradizione alchemica italiana
Petrus Bonus (Pietro il Buono di Lombardia), Pretiosa margarita novella (Ferrara, 1330 ca.); Cesare della Riviera, Il magico mondo de gli heroi (1605); Raimondo di Sangro principe di Sansevero (Napoli, 1710–1771), figura di cerniera fra alchimia e massoneria settecentesca napoletana (v. Edoardo Aldo Motta - Massoneria e Alchimia). Nel Novecento: Giuliano Kremmerz (1861–1930); Julius Evola, La tradizione ermetica (Laterza 1931); fra gli studiosi contemporanei, oltre a Michela Pereira, Eugenio Garin, Magia ed astrologia nella cultura del Rinascimento (Laterza 1976) e Paola Zambelli, L’ambigua natura della magia (Marsilio 1996).
Citazioni significative
“Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto, per realizzare i miracoli della cosa una.” — Tabula Smaragdina (trad. classica)
“Solve et coagula — dissolvi e coagula: questa è tutta la scienza.” — Motto alchemico universale
“La nostra pietra nasce dal fuoco, vive nel fuoco, e nel fuoco muore; il fuoco la genera, il fuoco la nutre, il fuoco la perfeziona.” — Rosarium Philosophorum, cap. XVI (trad. adattata)
Percorso di lettura consigliato
- Il saggio introduttivo di Pereira, Mater Alchimia, come chiave ermeneutica d’insieme.
- La Tabula Smaragdina come testo fondante (15 minuti di lettura).
- La sezione su Zosimo di Panopoli, per la componente gnostico-ermetica delle origini.
- Il Rosarium Philosophorum (immagini e testo) per l’iconografia fondamentale.
- La sezione paracelsiana, per la svolta iatrochimica.
- Jung, Psicologia e alchimia, come contrappunto interpretativo successivo.