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Le Colonne B e J
🏛️ Le Colonne B (Boaz) e J (Jachin)
Boaz = “In Lui è la forza”. Jachin = “Egli stabilisce”. Insieme: la dualità che sostiene il mondo.
Il simbolo
Le due colonne di bronzo poste all’ingresso del Tempio di Salomone sono fra i simboli più densi dell’intera tradizione muratoria. Il testo biblico le nomina con precisione: «Eresse le colonne nel vestibolo del tempio; eresse la colonna di destra e la chiamò Jachin; eresse la colonna di sinistra e la chiamò Boaz» (1 Re 7,21; cfr. 2 Cronache 3,17). Jachin sta a destra, sul lato del Mezzogiorno; Boaz a sinistra, sul lato del Settentrione. Fuse dall’artefice Hiram di Tiro, alte diciotto cubiti e sormontate da capitelli ornati di melagrane e gigli (1 Re 7,15-22), segnano la soglia oltre la quale comincia lo spazio sacro.
I due nomi, in ebraico, custodiscono il loro significato. Jachin (יָכִין) deriva dalla radice kun, “stabilire, render saldo”: “Egli stabilisce”, “Egli renderà stabile”. Boaz (בֹּעַז) è letto dalla tradizione come bo ‘oz, “in lui è la forza”. Stabilità e forza: la lettura simbolica le fa polo passivo e polo attivo di un’unica realtà. Mackey, nella sua Encyclopedia of Freemasonry, ricorda che la tradizione muratoria associa le due colonne ai concetti di Strength (Forza) e Establishment (Stabilità), e che la loro unione esprime la promessa di solidità per la casa di Dio e, per estensione, per l’edificio iniziatico.
Polarità e stabilità
Il significato profondo delle colonne sta nella loro coppia. Esse rappresentano la dualità fondamentale che attraversa ogni piano dell’essere: attivo e passivo, solare e lunare, forza e saggezza, maschile e femminile, espansione e contrazione. Non sono due principi in lotta, ma due termini complementari la cui tensione equilibrata sostiene la costruzione. Come gli stipiti di una porta reggono l’architrave, così le due colonne reggono — simbolicamente — la volta del Tempio e, con essa, l’ordine del mondo. La stabilità non nasce dall’eliminazione di uno dei due poli, ma dalla loro giusta proporzione.
Per questo l’ingresso del Massone nel Tempio è un atto carico di senso. Passando tra Boaz e Jachin, l’iniziato attraversa la soglia che separa il profano dal sacro e, al tempo stesso, compie simbolicamente l’unificazione degli opposti: si pone al centro, sull’asse mediano, là dove la polarità si compone in unità. La via iniziatica è precisamente questo cammino tra le colonne, questo tenersi nel punto di equilibrio fra le forze contrarie. Albert Pike, in Morals and Dogma, riconduce le due colonne ai grandi opposti cosmici di cui l’iniziato deve farsi conciliatore.
Le colonne e l’ordine cosmico
La tradizione vede nelle colonne anche i pilastri del cielo, i sostegni del firmamento, eco di immagini cosmologiche antichissime in cui il mondo è retto da colonne poste ai suoi confini. In questa lettura cosmologica esse non delimitano soltanto una porta, ma marcano i cardini dell’universo manifestato. Inscritte nel più ampio simbolismo del Tempio di Salomone come imago mundi, le colonne diventano i due principi attraverso cui il cosmo si tiene in piedi: senza la loro tensione, l’edificio crollerebbe, e con esso l’ordine che esso rappresenta. La sezione di rilevanza massonica del lavoro dedicato analizza precisamente come la coppia funzioni da chiave del passaggio iniziatico, soglia tra due ordini di realtà.
Le colonne e i gradi di Loggia
Nella prassi muratoria le due colonne danno il nome alle “colonne” della Loggia, cioè ai due lati dell’aula sui quali siedono gli Apprendisti (a Settentrione, lato di Boaz) e i Compagni (a Mezzogiorno, lato di Jachin). I due nomi non sono dunque soltanto simboli astratti, ma punti di riferimento operativi del rituale. La parola sacra dell’Apprendista e quella del Compagno sono tradizionalmente legate alle due colonne, sicché l’avanzamento di grado coincide con un passaggio da una colonna all’altra: dalla forza che sostiene (Boaz) alla stabilità che fonda (Jachin). Mackey ricorda come questa associazione tra colonne, parole e gradi sia uno dei più antichi nuclei del simbolismo muratorio, e come essa traduca in termini operativi la dialettica degli opposti.
Dalla soglia all’unità
Il movimento simbolico delle colonne è dunque doppio. Da un lato esse separano: dividono il profano dal sacro, l’esterno dall’interno, e marcano la dualità di ogni esistenza. Dall’altro esse uniscono: chi passa nel mezzo, sull’asse, ricompone in sé i due principi. La via iniziatica si gioca tutta in questo passaggio fra le colonne, che è insieme attraversamento di una soglia e conquista di un centro. Per questo le colonne dialogano con gli altri grandi simboli dell’aula: con il pavimento a scacchi, che ripete la stessa dualità a terra, e con le tre Luci, che indicano la via verso l’unità della Luce. La coppia Boaz-Jachin è, in fondo, la prima lezione che il Tempio impartisce: che ogni costruzione — del mondo come dell’uomo — nasce dall’equilibrio di forze contrarie.
Rilevanza massonica
Per la Massoneria le due colonne non sono un ornamento ereditato dalla descrizione biblica, ma un cardine dell’insegnamento simbolico. Esse aprono il lavoro dell’Apprendista — che siede “alla colonna” del Settentrione — e ne segnano il primo orizzonte di senso: comprendere che la dualità di Boaz e Jachin (forza e stabilità, attivo e passivo) è la struttura di ogni realtà e che il compito iniziatico consiste nel comporla in unità. La progressione di grado, legata al passaggio tra le colonne e alle parole sacre che ad esse si connettono, fa di questo simbolo una vera e propria mappa del cammino. Catechismi e rituali muratori vi tornano costantemente, e autori come Mackey e Pike vi riconoscono uno dei pilastri — in senso letterale e figurato — su cui poggia l’intero edificio simbolico dell’Ordine. Studiare le colonne significa dunque studiare il principio stesso del costruire massonico: l’arte di reggere il peso del Tempio, e di se stessi, sulla tensione misurata di due opposti.
Lavori che lo trattano
| Anno | Nota |
|---|---|
| 2023 | Le Colonne B e J (lavoro) — analisi storica e simbolica |
| 2022 | Il Quadrilungo e la Parola Sacra — le colonne nel contesto del Tempio |
| 2024 | Le Tre Grandi Luci e l'Ara Sacra — le colonne in dialogo con le Luci d’aula |
La tavola Le Colonne B e J (lavoro) ricostruisce l’origine scritturale (Tempio di Salomone), il significato cosmologico (i pilastri del cielo) e la funzione iniziatica (la soglia tra profano e sacro), e costituisce il riferimento principale per questo hub.
Letture dalla Biblioteca
- Simbologia Massonica — Massoneria — lettura simbolica delle due colonne
- Albert G. Mackey — Autori — etimologia e significato di Jachin e Boaz
- Albert Pike - Morals and Dogma — Massoneria — le colonne come polarità cosmica
- Anderson James - Le Costituzioni Massoniche — Massoneria — la tradizione costruttiva del Tempio
- Catechismi Massonici dei gradi simbolici-A CURA Di GIOVANNI M. MARISCHI SIRACUSA — Massoneria
Fonti primarie: 1 Re 7,15-22 e 2 Cronache 3,15-17 (le colonne del Tempio di Salomone); Albert G. Mackey, An Encyclopedia of Freemasonry, voci Jachin e Boaz; Albert Pike, Morals and Dogma.
Hub correlati
- Il Tempio — le colonne sono la soglia del Tempio
- Il Tempio come Microcosmo — i pilastri del cosmo nel modello templare
- Geometria Sacra — misura e proporzione delle colonne
- Il Pavimento a Scacchi — stesso principio della dualità
- Le Tre Luci — le colonne dialogano con le Luci
- Il Numero Tre — la triade che si compone dalla coppia