Libro
Eliade Mircea - Il Sacro e il Profano
Mircea Eliade — Il Sacro e il Profano
Scheda bibliografica
| Campo | Dato |
|---|---|
| Titolo originale | Das Heilige und das Profane |
| Autore | Mircea Eliade (1907–1986) |
| Prima edizione | Rowohlt, Amburgo, 1957 (collana divulgativa “rowohlts deutsche enzyklopädie”) |
| Edizione francese | Le Sacré et le Profane, Gallimard, 1965 |
| Edizione inglese | The Sacred and the Profane: The Nature of Religion, trad. Willard R. Trask, Harcourt, Brace & World, 1959 (rist. Harvest, 1987) |
| Edizione italiana di riferimento | Il sacro e il profano, trad. Edoardo Fadini, Bollati Boringhieri, 1973 (più ristampe) |
| Genere | Saggio di storia comparata delle religioni / fenomenologia del sacro |
| Struttura | Prefazione + 4 capitoli (Lo spazio sacro; Il tempo sacro; La sacralità della Natura; L’esistenza umana santificata) + Conclusione |
| Collocazione nell’opera eliadiana | Sintesi divulgativa della trilogia teorica 1949–1957: Trattato di storia delle religioni (1949), Il mito dell’eterno ritorno (1949), Il Sacro e il Profano (1957) |
| Concetti chiave | Ierofania, axis mundi, tempo mitico reiterabile, homo religiosus / homo modernus, desacralizzazione |
Sintesi
Das Heilige und das Profane — pubblicato in tedesco nel 1957 e successivamente in italiano come “Il Sacro e il Profano” — di Mircea Eliade (1907-1986) è il testo definitivo della fenomenologia del sacro nella storia mondiale delle religioni. Eliade, storico delle religioni romeno che ha passato decenni a studiare le tradizioni religiose di tutti i continenti (sciamanesimo siberiano, tradizioni indù, mitologie australiane, religioni primitive africane), distilla in quest’opera sintesi accessibile ma profonda della sua tesi centrale: la religione non è illusione o superstizione bensì struttura fondamentale della coscienza umana, caratterizzata dalla esperienza diretta della distinzione ontologica fra il Sacro e il Profano. Laddove l’homo moderno vive in cosmo desacralizzato (il mondo è materia inerte, vuoto di significato intrinseco), l’homo religiosus di tutte le tradizioni vive in cosmo strutturato dal Sacro: momenti, luoghi, persone e oggetti si manifestano come ierofanie — manifestazioni di una realtà “otra”, superiore, divina — che trasformano l’esperienza umana. Per l’iniziato massonico, lo studio di Eliade fornisce il fondamento teorico per comprendere come la Massoneria opera esattamente come religione non-confessionale: crea uno spazio sacro (la Loggia), un tempo sacro (l’apertura e la chiusura dei lavori), un mito fondante (Hiram, la costruzione del Tempio), e ritualizza la esperienza diretta del Sacro tramite i tre gradi.
Tesi centrale dell’opera
La tesi che percorre Il Sacro e il Profano può essere enunciata in modo compatto: il Sacro non è un contenuto dottrinale ma una modalità dell’esperienza umana del mondo, irriducibile e strutturalmente distinta dal Profano. Ogni volta che questa modalità si manifesta — in una pietra, in un albero, in un gesto rituale, in un edificio — si produce una ierofania: un punto in cui il reale ordinario rivela una realtà “altra” di ordine superiore, senza cessare di essere se stesso.
Da questa tesi discendono tre corollari che strutturano l’intero libro:
- Lo spazio dell’homo religiosus non è omogeneo: esiste un centro assoluto (l’axis mundi) attorno al quale il cosmo si orienta, e la fondazione di un tempio o di un villaggio è sempre, ontologicamente, una nuova creazione del mondo.
- Il tempo dell’homo religiosus non è lineare: esiste un tempo forte, mitico, reiterabile — l’illud tempus delle origini — al quale il rito permette di ritornare realmente, non solo di ricordare.
- La modernità secolarizzata, avendo abolito questa distinzione, non ha eliminato il bisogno religioso ma lo ha reso “camuffato”: sopravvive in forma degradata in feste civili, spettacoli, riti collettivi laici — con un costo psicologico che Eliade ritiene ancora da misurare.
Questa tesi è al tempo stesso descrittiva (fenomenologia comparata: come si presenta il Sacro nelle diverse tradizioni) e normativa in senso debole (una critica implicita all’impoverimento esistenziale dell’uomo moderno desacralizzato). È su questo secondo piano che si radicano sia il fascino duraturo dell’opera sia le critiche più severe che le sono state rivolte (vedi sezione Ricezione).
Contesto Biografico: Eliade come Storico delle Religioni
Mircea Eliade nacque a Bucarest nel 1907. Giovane poliedrico — scrittore, giornalista, studioso, yogin — negli anni ‘20 si dedicò allo studio della filosofia orientale, passò tempo in India (1928-1931) dove studiò yoga e sanscrito sotto la guida di Surendranath Dasgupta. Questa immersione nelle tradizioni non-occidentali fornì a Eliade la prospettiva comparativa che caratterizza tutta la sua opera successiva: non vede le religioni come fenomeni isolati ma come variazioni di una struttura comune — quella della distinzione fra Sacro e Profano.
Durante la Seconda Guerra Mondiale e il dopoguerra, Eliade ha vissuto in Francia, poi si è trasferito negli USA dove divenne professor di Storia delle Religioni all’Università di Chicago. Durante questo periodo (1950s-1980s), produsse la sua opera maggiore: le Histoire des Croyances et des Idées religieuses (Storia delle credenze religiose), una monumentale compilazione della religiosità umana attraverso tutte le epoche e culture.
Il Sacro e il Profano (1957) emerge come sintesi didattica di questa ricerca impareggiabile: accessibile al lettore colto ma senza perdita di profondità teorica.
I Concetti Fondamentali
La Ierofania: Apparizione del Sacro nel Profano
Eliade conia il termine ierofania (“apparizione del sacro” — dal greco heros, sacro, + phainein, apparire) per descrivere il momento in cui il Sacro si manifesta attraverso una realtà profana.
Esempi: - Una pietra ordinaria diviene pietra sacra perché la divinità vi si è manifestata - Un uomo ordinario diviene re-sacerdote perché consacrato mediante un rito - Un momento ordinario diviene festivo-sacro perché commemorativo di un evento cosmico fondante
Cruciale: la ierofania non distrugge la realtà profana. La pietra rimane pietra, il tempo rimane tempo. Ma si trasforma in qualità ontologica: la pietra acquista una presenza altra, una realtà superiore. È il medesimo oggetto-momento-persona, ma carico ora di una realtà diversa.
Questa è la struttura basilare della religiosità: l’esperienza di una eterogeneità qualitativa fra il Sacro e il Profano.
Lo Spazio Sacro: L’Axis Mundi (L’Asse del Mondo)
Una delle osservazioni più importanti di Eliade è che lo spazio umano non è omogeneo. Per l’homo religiosus, lo spazio si articola attorno a un centro assoluto — l’axis mundi.
Esempi di axis mundi nelle diverse tradizioni: - La Montagna Cosmica — il Meru indù, il Sumeru buddhista, il Giordano ebraico (il Tempio di Gerusalemme era costruito sulla montagna sacra) - Il Palo Totemico — nei riti australiani, il palo al centro del cerchio rituale è il punto di connessione fra terra e cielo - La Tavola da Tracciamento Massonica — rappresenta il cosmo con il Tempio al centro - Il Tempio — in qualsiasi tradizione, il tempio non è semplice edificio ma imago mundi — rappresentazione del cosmo intero
Dalla axis mundi — dal centro — il cosmo si articola secondo direzioni cardinali (nord, sud, est, ovest), livelli (celeste, terrestre, infernale), sfere concentriche di progressiva sacralizzazione.
Fondamentale: la fondazione del Tempio è la fondazione del Cosmo stesso. Non è metafora rituale bensì il dovere cosmico dei costruttori. Lo spazo attorno al Tempio rimane selvaggio, caotico, non-strutturato. Solo il Tempio, una volta fondato tramite il rito, “impartisce forma” al caos e rende il cosmo abitabile.
Questo spiega la immensa importanza rituale della consacrazione dello spazio in ogni tradizione religiosa — dalla messa cristiana di benedizione di una chiesa, agli rituali massonici di apertura della Loggia, ai riti shintoisti di purificazione del suolo prima della costruzione di un santuario.
Il Tempo Sacro: Il Tempo Mitico Reiterabile
Un secondo articolazione fondamentale — parallela allo spazio — riguarda il tempo.
Il tempo profano è lineare, irreversibile: passa, non torna mai. Un momento passato è perduto per sempre. Il futuro è incertezza.
Il tempo sacro è ciclico, reversibile: ritorna eternamente. Ogni anno ritorna la festa che commemorates l’evento fondante. Ogni rito ricapitola il tempo mitico originale.
Cruciale: il rito non ricorda il mito bensì lo reactualizza. Quando i cristiani celebrano la Pasqua, non stanno semplicemente ricordando la risurrezione di Cristo — stanno partecipando al medesimo evento cosmico della Risurrezione, che accade di nuovo. Quando i massoni percorrono il primo grado, non stanno ricordando il “primo giorno” — stanno vivendo ontologicamente quel primo giorno.
Eliade chiama questo il tempo forte — il in illo tempore (in quel tempo) dei miti, il tempo assoluto delle origini. Tramite il rito, il tempo profano ordinario si connette al tempo mitologico eterno. L’uomo non è prigioniero della linearità temporale profana bensì può saltare fuori dal tempo ordinario e ritrovarsi nel tempo eterno del mito.
Questo spiega perché i rituali religiosi (soprattutto i rituali iniziatici come i gradi massonici) producono trasformazione ontologica reale: non è teatro psicologico bensì ri-entrata nel tempo mitico dove accadono cose veramente.
L’Homo Religiosus: L’Essere Umano che Vive la Distinzione Sacro/Profano
Eliade contrappone due archetipi di umanità:
L’Homo Religiosus — l’essere umano che vive la realtà come strutturata dalla distinzione fra Sacro e Profano. Per lui, il mondo non è vuoto di significato bensì pieno di ierofanie: ogni cosa può divenire ierofania, ogni luogo può essere sacralizzato, ogni momento può essere recuperato nel tempo mitico del rito. Vive in cosmo orientato, significativo, legibile.
L’Homo Moderno — l’essere umano della modernità secolarizzata che ha desacralizzato il mondo. Per lui, il mondo è materia inerte, senza significato intrinseco. Non c’è “centro” né “periferia”, solo spazio omogeneo. Non c’è “tempo forte” né “tempo debole”, solo successione uniforme di istanti identici.
La tesi di Eliade — coraggiosa e controversa — è che la desacralizzazione della modernità ha costi psicologici enormi non riconosciuti. L’homo moderno crede di aver vinto la “superstizione” ma ha perso la capacità di vivere il significato, il centro, l’eternità. Rimane prigioniero del tempo lineare, dello spazio omogeneo, dell’isolamento dell’ego. La nostalgia moderna per “significato”, la depressione diffusa, il senso di mancanza di scopo — tutto questo è sintomo della ferita ontologica della desacralizzazione.
Il Simbolismo Cosmico come Struttura Universale
Un tema ricorrente in Eliade è la straordinaria ricorrenza di simboli cosmici identici attraverso tradizioni completamente diverse, senza possibilità di contatto storico diretto.
Esempi: - Il mandala (figura quadrata/circolare con centro) appare identico nella cosmologia indù, nella tradizione cinese, nei disegni cosmici degli indigeni nordamericani, nei mandala dell’arte cristiana medievale - Il mito del caos primordiale e dell’ordine creativo ricorre in forma identica (seppur con dettagli diversi) in tradizioni egiziane, mesopotamiche, indù, messicane, australiane - L’axis mundi — il centro cosmico — è articolato identicamente in tempi di Gerusalemme, nel Tempio di Khmer a Angkor, nella struttura totemale australiana
Eliade spiega questa ricorrenza universale non tramite diffusione storica bensì tramite la struttura psico-religiosa universale della coscienza umana: ogni homo religiosus, indipendentemente dalla cultura, ha bisogno di orientarsi in uno spazio-tempo sacralizzato strutturato attorno a un centro e ritmato da tempi forti. Questa necessità strutturale produce simboli convergenti.
La Massoneria come Religione Moderna della Sacralizzazione dello Spazio-Tempo
Uno dei contributi teorici di Eliade è comprendere come la Massoneria — che non è confessionale, non ha teologo dogmatico, non pretende di salvare l’anima — è tuttavia strutturata esattamente come la religione nel senso che Eliade intende: come pratica di sacralizzazione dello spazio, del tempo, e della persona tramite l’esperienza rituale del mito fondante.
La Loggia è: - Spazio sacro (axis mundi — il punto di intersezione fra terra e cielo) - Imago mundi — il tempio ripete la struttura cosmica - Demarcato dal profano tramite rituali di ingresso e protezione
Il lavoro rituale massonico è: - Ritmato da tempi forti (i tre gradi) che ricapitolano il mito di Hiram, della costruzione del Tempio, della caduta e della risurrezione - Reactualizza il tempo mitico — non ricorda il mito bensì lo vive - Trasforma il participante tramite progressiva sacralizzazione
L’adepto massonico — dopo i tre gradi — è una persona trasformata: non nel senso psicologico di “auto-miglioramento” bensì nel senso ontologico che Eliade intende: il Maestro è connesso al Sacro, vive la distinzione fra centro e periferia, fra tempo forte e tempo debole, fra sé-divino e sé-profano.
Lettura comparata
Il Sacro e il Profano non nasce nel vuoto: dialoga esplicitamente o implicitamente con almeno tre linee di ricerca precedenti, e va letto in tensione con esse.
- Rudolf Otto, Das Heilige (1917; trad. it. Otto Rudolf - Il Sacro). È la fonte diretta del progetto eliadiano: Otto descrive il “numinoso” come esperienza del mysterium tremendum et fascinans — categoria non-razionale irriducibile a etica o metafisica. Eliade riprende la distinzione fra sacro e profano come eterogeneità qualitativa, ma la sposta dal piano puramente esperienziale-individuale (Otto) al piano storico-comparativo delle strutture cosmologiche (spazio, tempo, natura) attraverso le culture.
- Émile Durkheim, Les formes élémentaires de la vie religieuse (1912; trad. it. Durkheim Emile - Le Forme Elementari della Vita Religiosa). Durkheim fonda sociologicamente la stessa coppia sacro/profano, ma la riduce a funzione sociale: il sacro è ciò che la collettività separa e protegge per rinsaldare il legame sociale. Eliade rovescia l’impostazione: il sacro non è proiezione della società su se stessa, ma struttura ontologica autonoma della coscienza religiosa, irriducibile a spiegazione sociologica.
- Arnold van Gennep, Les rites de passage (1909; trad. it. Van Gennep Arnold - I Riti di Passaggio). Il capitolo IV di Il Sacro e il Profano riprende esplicitamente la tripartizione vangennepiana separazione–margine–aggregazione, ma la ricolloca nella cosmologia eliadiana: ogni rito di passaggio diventa una piccola morte-rinascita che ricapitola la cosmogonia, non solo un cambiamento di status sociale. Il confronto diretto fra i due impianti teorici è approfondito nella voce di raccordo Antropologia del Sacro - Eliade e van Gennep.
- Mircea Eliade, Il mito dell’eterno ritorno (1949). All’interno della produzione dello stesso autore, Il Sacro e il Profano funziona come sintesi divulgativa che riprende — applicandola sistematicamente allo spazio, oltre che al tempo — la tesi del Mito dell’eterno ritorno sulla reversibilità rituale del tempo mitico.
Il confronto mostra il posizionamento preciso di Eliade: più fenomenologico di Durkheim, più sistematico-comparativo di Otto, più cosmologico di van Gennep.
Ricezione critica e sviluppi successivi
Sebbene Il Sacro e il Profano rimanga testo di straordinaria influenza, ha affrontato critiche importanti:
Dalla antropologia moderna: studiosi come Mary Douglas hanno criticato la rigidità della dicotomia Sacro/Profano, suggerendo che le culture costruiscono confini in modo più fluido di quanto Eliade suggerisca.
Dalla storia della religione: altri storici hanno criticato la tendenza di Eliade a “essenzializzare” le religioni — come se ogni tradizione avesse una struttura immobile — quando in realtà le religioni cambiano, si trasformano, si adattano.
Dalla critica post-moderna: è stata sollevata la questione se Eliade stesso, nel descrivere il “homo religiosus”, stesse creando una categoria idealizzata che non corrisponda mai a nessun essere umano reale.
Nonostante queste critiche, il valore di Eliade rimane: ha fornito un linguaggio teorico coerente per descrivere la religiosità in tutte le sue forme, e — soprattutto — ha elevato la religiosità da “superstizione primitiva” a struttura fondamentale della coscienza umana che merita studio serio e rispetto.
Citazioni Significative
“Il sacro è qualcosa di radicalmente differente dal profano. Nel momento in cui il sacro si manifesta, qualcosa di interamente differente da quello che ordinariamente lo circonda emerge e si oppone a lui.”
“Per l’homo religiosus, lo spazio non è omogeneo: ci sono zone rotte, interrotte da altri spazi che hanno qualità diverse. L’altra qualità è sempre quella del sacro.”
“L’uomo moderno che si sente e si vuole libero dalla superstizione, rimane tuttavia erede di una lunga esperienza religiosa e non riesce a liberarsi facilmente dai comportamenti e dei sentimenti verso il cosmo che ne conseguono.”
“Il rito non è memoria del mito; è la sua reactualizzazione. Nel rito, il tempo mitico diviene presente.”
Struttura interna dell’opera
Das Heilige und das Profane (in origine commissionato dall’editore Rowohlt come volumetto introduttivo, poi divenuto opera autonoma) è organizzato in quattro capitoli densi che articolano la fenomenologia eliadiana del sacro:
- Capitolo I — Lo spazio sacro e la sacralizzazione del mondo. Tratta la non-omogeneità dello spazio per l’homo religiosus, l’esperienza della soglia, la fondazione di un axis mundi (la “rottura di livello” che permette la comunicazione fra i tre piani cosmici), la teoria del tempio come imago mundi, le strutture rituali della consacrazione dello spazio. Eliade trae esempi dai Kwakiutl della costa nordoccidentale americana, dalle tradizioni vediche, dalle religioni mediorientali antiche, dalle cattedrali gotiche cristiane.
- Capitolo II — Il tempo sacro e i miti. Tratta la differenza fra tempo profano (lineare, irreversibile) e tempo sacro (ciclico, reattualizzabile dal rito). I temi: il “tempo forte” come illud tempus — il tempo delle origini al quale il rito ridà accesso —, la “nostalgia del Paradiso” come desiderio di ritorno al tempo mitico, i miti cosmogonici come modelli paradigmatici di ogni creazione/rinascita, la struttura del Capodanno come riattualizzazione della cosmogonia.
- Capitolo III — La sacralità della Natura e la religione cosmica. Tratta le ierofanie naturali: cielo e dèi celesti, acqua e simbolismi battesimali, terra e dèi della fertilità, sole e dèi solari, luna e dèi lunari, pietra e simbolismi della stabilità, alberi e cosmologia vegetale, montagne e axis mundi. Eliade elenca le grandi famiglie di ierofanie come strutture universali e non come reliquie folkloriche.
- Capitolo IV — L’esistenza umana e la vita santificata. Tratta i riti di passaggio (nascita, iniziazione, matrimonio, morte) come passaggi sacri che strutturano la vita dell’homo religiosus. Riprende la nomenclatura di Arnold van Gennep (Les rites de passage, 1909) ma la collega alla cosmologia eliadiana: ogni rito di passaggio è una piccola morte-rinascita che ricapitola la cosmogonia. La parte conclusiva tratta della “desacralizzazione” moderna come perdita di queste strutture, e dei rituali “camuffati” che la modernità conserva (capodanno, matrimoni civili, libri, cinema, sport) come forme degradate di religiosità.
L’organizzazione del libro è didatticamente forte: cinque capitoli (con la Prefazione e la Conclusione), ciascuno articolato in paragrafi numerati di poche pagine, fitti di esempi etnografici. È stato per decenni il manuale introduttivo di storia delle religioni nelle università europee.
Contesto entro l’opera eliadiana
Il Sacro e il Profano (1957) appartiene al periodo della maturità accademica di Eliade. Si colloca cronologicamente fra il fondativo Traité d’histoire des religions (Payot, 1949; trad. it. Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, 1976) — l’opera teorica monumentale — e l’altro testo divulgativo Mythe de l’éternel retour (1949; trad. it. Il mito dell’eterno ritorno, Boringhieri, 1968). La trilogia 1949–1957 (Trattato, Mito dell’eterno ritorno, Sacro e Profano) costituisce il nucleo teorico maturo dell’eliadismo. Negli anni successivi Eliade pubblicherà:
- Le Yoga: Immortalité et Liberté (1954; trad. it. Lo Yoga: immortalità e libertà, Rizzoli, 1973);
- Le Chamanisme et les techniques archaïques de l’extase (1951, riveduto 1968; trad. it. Lo sciamanismo, Mediterranee, 1974);
- Forgerons et alchimistes (1956; trad. it. Arti del metallo e alchimia, Bollati Boringhieri, 1980);
- Naissances mystiques (1959; trad. it. La nascita mistica, Morcelliana, 1974) sul tema dei riti di iniziazione;
- Histoire des croyances et des idées religieuses (3 voll., Payot, 1976–1983) — la monumentale storia delle credenze religiose, completata postuma.
Il Sacro e il Profano è il punto d’accesso alla totalità di quest’opera.
Le controversie biografiche e politiche
Va segnalato il problema biografico-politico di Eliade — non per relativizzare il valore filosofico-religioso dell’opera, ma per onestà intellettuale. Negli anni 1936–1940 Eliade, allora intellettuale giovane, fu vicino al movimento di estrema destra romena della Guardia di Ferro (Legione dell’Arcangelo Michele) di Corneliu Codreanu. Pubblicò articoli di sostegno al movimento (raccolti più tardi in volumi controversi) e, dopo l’avvento del regime di Antonescu nel 1941, fu addetto culturale dell’ambasciata romena a Londra (1940–1941) e a Lisbona (1941–1945). Dopo la guerra, non mai esplicitamente ripudiò né riconobbe le sue posizioni giovanili — fatto che la critica accademica ha discusso a lungo.
La questione è stata affrontata in particolare da: - Adriana Berger, “Mircea Eliade: Romanian Fascism and the History of Religions in the United States.” In Tainted Greatness: Antisemitism and Cultural Heroes, a cura di Nancy A. Harrowitz, Temple University Press, 1994. - Daniel Dubuisson, Mythologies du XXe siècle. Presses Universitaires de Lille, 1993 (trad. inglese Twentieth-Century Mythologies, Equinox, 2006). Critica filosofica della “mitologia” eliadiana. - Steven M. Wasserstrom, Religion after Religion: Gershom Scholem, Mircea Eliade, and Henry Corbin at Eranos. Princeton University Press, 1999. Inquadramento del trio di Eranos. - Bryan S. Rennie, Reconstructing Eliade: Making Sense of Religion. SUNY Press, 1996. Difesa accademica articolata.
La discussione non chiude la questione interpretativa: chi voglia studiare seriamente Eliade deve conoscere queste controversie e valutarne il peso. Il consenso accademico maggioritario è che l’opera scientifica eliadiana (su sciamanesimo, yoga, miti, riti) non è invalidata dalle compromissioni biografiche, ma queste non possono essere ignorate.
Fonti secondarie e bibliografia critica
Le cinque fonti seguenti (verificate) costituiscono il nucleo della letteratura critica anglofona su Eliade utilizzata per questa voce:
- Bryan Rennie, Reconstructing Eliade: Making Sense of Religion, SUNY Press, 1996.
- Douglas Allen, Myth and Religion in Mircea Eliade, Garland, 1998.
- Robert Ellwood, The Politics of Myth, SUNY Press, 1999.
- Guilford Dudley, Religion on Trial: Mircea Eliade and His Critics, Temple University Press, 1977.
- Ivan Strenski, Four Theories of Myth in Twentieth-Century History, University of Iowa Press, 1987.
A queste si aggiunge la bibliografia secondaria estesa già raccolta per questa voce:
- Doniger, Wendy. Other Peoples’ Myths: The Cave of Echoes. Macmillan, 1988. Doniger fu allieva di Eliade a Chicago e ha sviluppato criticamente la metodologia comparativa.
- Rennie, Bryan S. Reconstructing Eliade: Making Sense of Religion. SUNY Press, 1996. Difesa metodologica.
- Rennie, Bryan S., a cura di. Changing Religious Worlds: The Meaning and End of Mircea Eliade. SUNY Press, 2001. Volume miscellaneo.
- Olson, Carl. The Theology and Philosophy of Eliade: A Search for the Centre. Macmillan, 1992.
- Allen, Douglas. Myth and Religion in Mircea Eliade. Garland, 1998. Studio sistematico della categoria di “mito” in Eliade.
- Cave, David. Mircea Eliade’s Vision for a New Humanism. Oxford University Press, 1993.
- Wasserstrom, Steven M. Religion after Religion: Gershom Scholem, Mircea Eliade, and Henry Corbin at Eranos. Princeton University Press, 1999.
- Dubuisson, Daniel. Mythologies du XXe siècle: Dumézil, Lévi-Strauss, Eliade. Presses Universitaires de Lille, 1993 (trad. inglese Equinox, 2006). Critica filosofica.
- Strenski, Ivan. Four Theories of Myth in Twentieth-Century History: Cassirer, Eliade, Lévi-Strauss and Malinowski. University of Iowa Press, 1987.
- Berger, Adriana. “Mircea Eliade: Romanian Fascism and the History of Religions in the United States.” In Tainted Greatness: Antisemitism and Cultural Heroes, a cura di Nancy A. Harrowitz. Temple University Press, 1994.
- Hanegraaff, Wouter J., a cura di. Dictionary of Gnosis and Western Esotericism. Brill, 2006. Voce “Eliade, Mircea”.
- Sabbatucci, Dario. La prospettiva storico-religiosa. Il Saggiatore, 1990. Per il dialogo italiano con Eliade.
In italiano: - Ries, Julien. Il sacro nella storia religiosa dell’umanità. Jaca Book, 1981. Allievo di Eliade, autore della tradizione italo-francofona di storia delle religioni. - Sabbatucci, Dario, e Pietro Angelini. Saggi vari pubblicati su Studi e materiali di storia delle religioni.
Edizioni di riferimento: - Eliade, Mircea. Das Heilige und das Profane. Rowohlt, 1957. Edizione originale tedesca. - Eliade, Mircea. Le Sacré et le Profane. Gallimard, 1965. Edizione francese di riferimento. - Eliade, Mircea. The Sacred and the Profane: The Nature of Religion. Trad. di Willard R. Trask. Harcourt, Brace & World, 1959 (riedizione Harvest, 1987). Edizione inglese. - Eliade, Mircea. Il sacro e il profano. Trad. di Edoardo Fadini. Bollati Boringhieri, 1973 (più ristampe). Edizione italiana di riferimento.
Note Personali
(spazio per riflessioni personali)
Il Sacro e il Profano è lettura essenziale per qualsiasi persona che desideri comprendere non semplicemente la Massoneria bensì la religiosità umana in generale. È opera di straordinaria erudizione che rimane completamente accessibile — Eliade scrive con chiarezza e bellezza. Consiglio di leggere: (1) il testo completo di Eliade, (2) in parallelo le Storie delle Credenze Religiose per contesti specifici, (3) scritti critici su Eliade da parte di altri storici della religione per comprendere i dibattiti teorici.
🗺️ Hub Mappa Concetti
Questa voce si aggancia ai seguenti hub tematici della Mappa Concetti:
- Il Tempio come Microcosmo — la teoria eliadiana del tempio come imago mundi è il fondamento diretto di questo hub.
- Tempo e Spazio Sacro — hub gemello ai due assi portanti dell’opera (capitoli I e II).
- Il Tempo e lo Spazio — declinazione più generale dello stesso binomio concettuale nella Mappa.
- Il Percorso Iniziatico — i riti di passaggio del capitolo IV come piccola morte-rinascita iniziatica.
- Le Tradizioni Misteriosofiche Comparate — la comparazione interculturale delle ierofanie è il metodo stesso del libro.
- Luce e Iniziazione — la trasformazione ontologica del candidato attraverso il rito, tema condiviso con la sezione sulla rilevanza massonica.
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- Empedocle - I Frammenti
- Pico della Mirandola - Heptaplus
🏛️ Rilevanza per il percorso massonico
Mircea Eliade fornisce il fondamento teorico definitivo per comprendere la Massoneria non come organizzazione etica bensì come pratica religiosa autentica di sacralizzazione. Il suo concetto di ierofania — manifestazione del Sacro nel profano — illumina come il Tempio Massonico, la Tavola da Tracciamento, i simboli e i rituali non sono “semplici simboli” bensì vettori di esperienza diretta del Sacro. La sua analisi dello spazio sacro, e in particolare la categoria di axis mundi, spiega perché la costruzione e la consacrazione della Loggia sono operazioni cosmiche — non metafore ma, nella logica interna del rito, ontologia reale: la Loggia funziona come imago mundi, punto di intersezione fra i piani cosmici, esattamente come il Tempio di Gerusalemme o la montagna cosmica delle tradizioni vediche descritte nel Capitolo I dell’opera. L’apertura rituale dei lavori, con la sua sequenza fissa di parole e gesti, è — nei termini di Eliade — l’atto che “rompe” l’omogeneità dello spazio profano della sala e vi instaura un centro, rendendo per la durata della tornata quello spazio qualitativamente diverso da ogni altro.
La sua distinzione fra tempo profano e tempo mitico-rituale (Capitolo II) svela perché i tre gradi massonici producono una trasformazione che il candidato vive come reale e non come semplice esercizio pedagogico o teatrale: percorrendo il rituale, l’iniziando esce dal tempo lineare ordinario ed entra nell’in illo tempore — il tempo mitico della fondazione del Tempio di Salomone, il tempo eterno dove avviene la morte e risurrezione del Maestro Hiram. Applicando la nomenclatura vangennepiana che Eliade riprende nel Capitolo IV (separazione, margine, aggregazione — cfr. Van Gennep Arnold - I Riti di Passaggio), ogni passaggio di grado è una piccola cosmogonia: il candidato muore al suo stato profano e rinasce a un livello superiore di consapevolezza, ricapitolando — non ricordando soltanto — l’evento fondante. Per il massone contemporaneo che voglia comprendere se stesso non semplicemente come “membro di un’associazione etica” bensì come partecipe di una pratica di sacralizzazione dello spazio e del tempo, lo studio di Eliade resta un riferimento imprescindibile, pur richiedendo — come discusso nella sezione Ricezione — una lettura critica e non acritica delle sue categorie.