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Costituzioni e Regolamento dell'Ordine

tornata 2026-04-21 ☉ 19 min di lettura ✓ verificata il 2026-07-12

📖 Tornata Informale — 21 aprile 2026

Costituzioni e Regolamento dell’Ordine


Il tema

Le Costituzioni e il Regolamento sono i due testi che ogni Massone dovrebbe conoscere e che pochi studiano davvero. Non perché siano aridi, ma perché richiedono un cambio di prospettiva: smettere di leggerli come documenti burocratici e cominciare a leggerli come atti fondativi, dove la norma amministrativa e il simbolo iniziatico coincidono.

Conviene distinguere subito i due testi. La Costituzione è la legge fondamentale dell’Ordine: enuncia i princìpi, i fini, la struttura e i doveri generali della Comunione. Il Regolamento è il testo applicativo: disciplina in dettaglio il funzionamento — le elezioni, le cariche, le procedure, la vita amministrativa delle logge. La Costituzione dice che cosa è l’Ordine e a quali princìpi si vincola; il Regolamento dice come quei princìpi si traducono nella pratica quotidiana del lavoro.

La domanda di fondo è questa: cosa significa che la Loggia si governa secondo Costituzioni scritte? Non è una domanda scontata. Le corporazioni operative medievali avevano i loro Old Charges — codici di comportamento trasmessi dapprima oralmente e poi fissati in manoscritti. Quando la nascente Massoneria speculativa, tra il 1717 e il 1723, si dà per la prima volta un testo costituzionale a stampa, compie un atto di rottura e di continuità insieme: fissa per iscritto ciò che era stato consuetudine e memoria, ma lo inscrive in una genealogia mitica che risale — nella narrazione di James Anderson — fino ad Adamo.

La Costituzione non è la Loggia: ne è la forma. È lo strumento con cui una comunità di uomini liberi si dà una legge che riconosce come propria, e non come imposta dall’esterno. Per questo la tradizione massonica non separa mai del tutto il piano giuridico da quello simbolico: il Libro delle Costituzioni sta sull’Ara accanto al Volume della Sacra Legge, alla Squadra e al Compasso, e da quella collocazione riceve il suo significato.

Questa tornata percorre i tre grandi strati di questo edificio normativo: gli Antichi Doveri (Old Charges) delle corporazioni operative, le Costituzioni di Anderson del 1723 come atto di fondazione della Massoneria speculativa, e i Landmarks come tentativo di isolare ciò che nella Massoneria è ritenuto immutabile. Sullo sfondo resta la domanda pratica: che rapporto ha ciascun Fratello, oggi, con la Costituzione della propria Obbedienza?


I fondamenti costituzionali

1. Gli Antichi Doveri (Old Charges) — la radice operativa

Prima di ogni Costituzione a stampa esiste una lunga tradizione manoscritta: gli Old Charges o Antichi Doveri, oltre un centinaio di documenti redatti tra la fine del XIV secolo e il XVIII, che raccolgono la leggenda dell’Arte muratoria e i doveri del mestiere. Non sono verbali amministrativi, ma testi insieme normativi, morali e leggendari: un’invocazione, una storia dell’Arte, e poi i doveri veri e propri — dalla lealtà verso il committente al segreto di bottega, dall’assistenza al confratello in difficoltà al retto comportamento.

La radice del termine è illuminante: charge significa insieme “incarico”, “obbligazione” e “onere”. Gli Old Charges non sono soltanto “regole”, ma impegni — ciò che l’artigiano, e poi il Massone, deve alla propria Arte e alla comunità che la custodisce. Sono l’anello di congiunzione tra la Massoneria operativa dei cantieri e quella speculativa delle logge moderne: è di qui che i compilatori settecenteschi trarranno la materia delle prime Costituzioni a stampa.

I due manoscritti-chiave. Il più antico documento massonico conosciuto è il Manoscritto Regius (Londra, British Library, Royal MS 17 A I), datato attorno al 1390 e, secondo studi più recenti, forse al primo quarto del XV secolo. È un poema di 794 versi in inglese medio rimato, opera — a giudicare dagli indizi interni — di un ecclesiastico dell’Inghilterra occidentale. Fu pubblicato per la prima volta in trascrizione moderna da James Orchard Halliwell nel 1840, ragione per cui è noto anche come Manoscritto Halliwell.

Il Regius articola la leggenda dell’Arte — la geometria insegnata da Euclide in Egitto, l’Arte che giunge in Inghilterra sotto la protezione regia — e poi enuncia i quindici articoli (rivolti ai Maestri) e i quindici punti (rivolti ai Compagni e agli apprendisti): obbligazioni pratiche e morali. Il secondo grande documento della serie è il Manoscritto Cooke (Additional MS 23198, British Library), databile attorno al 1410–1450, che diventerà una delle fonti principali per i compilatori del Settecento. Da qui in avanti gli Old Charges si moltiplicano, con la struttura ricorrente — invocazione, storia leggendaria, doveri — che passerà quasi intatta nelle Costituzioni andersoniane.

2. Le Costituzioni di Anderson (1723) — l’atto di fondazione speculativo

Il 24 giugno 1717, giorno di San Giovanni Battista, quattro logge londinesi si riuniscono alla taverna Goose and Gridiron, nel sagrato di St Paul, e si costituiscono in Gran Loggia — la Premier Grand Lodge of England, prima Gran Loggia della storia. È un corpo ancora privo di una legge scritta condivisa. Per darsi tale legge, la Gran Loggia incarica il pastore presbiteriano James Anderson (1679–1739) di raccogliere e ordinare gli antichi documenti.

Il risultato è The Constitutions of the Free-Masons, stampato a Londra nel 1723. Anderson fonde due materiali: gli antichi manoscritti operativi (le Gothic Constitutions) e i regolamenti moderni già in uso. L’atto ha due livelli, inseparabili.

Livello storico-giuridico. Anderson dà alla giovane Gran Loggia speculativa, nata appena sei anni prima, un fondamento di legittimità e un corpo di regole comuni: le Charges of a Free-Mason (i doveri generali) e le General Regulations (l’ordinamento della Gran Loggia e delle logge). È la prima volta che la Massoneria dispone di un testo costituzionale a stampa, destinato a circolare e a essere adottato ben oltre l’Inghilterra.

Livello simbolico. Il libro non si apre con i regolamenti, ma con una storia dell’Arte reale: una genealogia che fa risalire la Massoneria ad Adamo — “primo geometra” — e la conduce attraverso Noè, Abramo, Mosè, Salomone e il Tempio di Gerusalemme, Euclide, i costruttori romani e i Maestri medievali, fino alla fondazione della Gran Loggia. La norma è deliberatamente radicata nel mito: chi osserva le Costituzioni non ubbidisce a un’autorità estranea, ma si riconosce parte di una linea di trasmissione che precede ogni istituzione.

«Adamo, nostro primo progenitore, creato a immagine di Dio, il Grande Architetto dell’Universo, deve aver portato scritte nel proprio cuore le Scienze liberali, in particolare la Geometria.» — James Anderson, The Constitutions of the Free-Masons, 1723 (apertura della “History”)

Nel celebre primo articolo dei doveri — Concerning God and Religion — Anderson introduce inoltre il principio che avrà le conseguenze più profonde: il Massone è tenuto a quella “Religione su cui tutti gli uomini concordano”, lasciando a ciascuno le proprie opinioni particolari. È la formula che apre la Loggia agli uomini “buoni e leali”, di ogni confessione, e fa della Fratellanza un “centro di unione” fra persone che sarebbero altrimenti rimaste divise.

Un’opera a più mani, e la seconda edizione. Gli storici considerano le Costituzioni del 1723 frutto di un lavoro collettivo: alla redazione di Anderson concorrono John Theophilus Desaguliers (1683–1744), terzo Gran Maestro e figura di primo piano della Royal Society, e George Payne (1685 ca.–1757), che già nel 1720 aveva compilato le General Regulations poi confluite nel testo. Anderson non “inventa” dunque le regole: le ordina e le legittima con la cornice storico-mitica.

Una seconda edizione, ampliata soprattutto nella parte storica, esce nel 1738: le sue narrazioni saranno in parte corrette dall’edizione ufficiale del 1756, ma l’impianto del 1723 resta il modello di riferimento per tutte le costituzioni massoniche successive. È qui che nasce un genere: ogni Obbedienza regolare, da allora, si darà un proprio “Libro delle Costituzioni” sul calco andersoniano.

3. I Landmarks — il nucleo immutabile

Se le Costituzioni sono legge scritta, e come ogni legge possono essere modificate, la tradizione massonica postula anche un livello anteriore alla legge: i Landmarks (letteralmente “pietre di confine”), i principi ritenuti così antichi e fondamentali da non poter essere alterati da nessuna autorità. Il concetto compare già nelle General Regulations del 1723, dove si stabilisce che la Gran Loggia può emendare i regolamenti “purché siano preservati gli antichi Landmarks”. Ma il termine resta a lungo indefinito: nessuno elenca quali siano.

Proprio questa indeterminatezza è istruttiva: i Landmarks segnano il punto in cui la Massoneria riconosce di poggiare su qualcosa che precede la propria capacità di legiferare. Sono il fondamento che la legge scritta può custodire, ma non creare.

Il tentativo di Mackey e la questione dell’elenco. Il primo tentativo sistematico di codificare i Landmarks è ottocentesco. Nel 1858 il giurista e studioso americano Albert Gallatin Mackey (1807–1881) pubblica, sull’American Quarterly Review of Freemasonry, un elenco di 25 Landmarks definiti “antichi, universali e immutabili”. Tra essi: i modi di riconoscimento; la divisione della Massoneria simbolica in tre gradi; la leggenda del terzo grado (la vicenda di Hiram Abiff); la necessità di riunirsi in Loggia; le prerogative del Gran Maestro; la credenza in Dio, Grande Architetto dell’Universo; la presenza del Volume della Sacra Legge sull’Ara; l’uguaglianza dei Massoni; la segretezza dell’istituzione.

L’elenco di Mackey non è mai diventato universale: la Grand Lodge of England, nel 1929, ne fissò otto punti come condizioni di riconoscimento (i Basic Principles for Grand Lodge Recognition), mentre altre Obbedienze non ne hanno codificato affatto, ritenendo i Landmarks per natura non elencabili. Ogni tentativo di chiudere la lista, cioè, rischia di trasformare in norma emendabile ciò che si voleva sottrarre all’emendamento — e in questo paradosso sta gran parte della loro forza.

4. La Costituzione dell’Ordine in Italia — la Loggia come cellula sovrana

La tradizione costituzionale anglosassone si trapianta presto nel continente. In Italia il Grande Oriente d’Italia fa risalire la propria origine al giugno 1805, quando Milano, in epoca napoleonica, diviene sede del primo Grande Oriente italiano, con il viceré Eugenio di Beauharnais primo Gran Maestro. Da allora l’Ordine si è dato, attraverso le vicende della sua storia, una successione di statuti e Costituzioni, fino ai testi oggi in vigore — la Costituzione dell’Ordine e il Regolamento dell’Ordine — che ogni Fratello è chiamato a conoscere.

Il principio che attraversa questa tradizione è che la Loggia è una cellula sovrana: non la sezione periferica di un apparato gerarchico, ma un organismo che possiede in sé la pienezza del lavoro rituale e che delega volontariamente alcune funzioni all’Obbedienza, la quale garantisce la regolarità, custodisce i rituali e riconosce le logge tra loro. La struttura non discende dall’alto ma si compone dal basso, per accordo: un modello che la simbologia massonica avvicina alla costruzione del Tempio, dove ogni pietra è compiuta in sé e l’edificio nasce dall’armonia delle parti, non da una coercizione esterna.

Questa architettura si riflette in una triangolazione simbolica ricorrente, che la tradizione propone per leggere i testi normativi non come burocrazia ma come strumenti dell’Arte:

Piano normativo Simbolo Significato
Libro delle Costituzioni Volume della Sacra Legge La norma fondativa che presiede al lavoro
Il Compasso I limiti dell’azione morale La Costituzione come misura entro cui si opera
La Squadra Il retto agire Il Regolamento come squadra applicata alla condotta

Storia dei documenti costitutivi: dall’Inghilterra al continente. Il modello andersoniano non resta un fatto inglese. Già negli anni Trenta e Quaranta del Settecento le Costituzioni del 1723 vengono tradotte e adattate — in francese, in tedesco, in olandese — e ogni nuova Obbedienza continentale si dà un proprio “Libro delle Costituzioni” sul loro calco: è così che una pratica di autogoverno per testi scritti si diffonde in tutta l’Europa dei Lumi.

In Italia questa storia attraversa i drammi del Risorgimento e dell’Unità. Dopo le soppressioni napoleoniche e la Restaurazione, l’Ordine si rifonda a partire dalla loggia Ausonia di Torino (1859) e, negli anni seguenti, si dota di statuti e Costituzioni successivi, seguendo le vicende del Paese. Il testo costituzionale del 1949, adottato nel secondo dopoguerra, sancisce fra l’altro la distinzione fra l’Ordine e i Riti: l’Ordine amministra i tre gradi simbolici (Apprendista, Compagno, Maestro) e custodisce la regolarità; i Riti governano i gradi e i sistemi successivi. È una distinzione costituzionale, non solo organizzativa: fissa che cosa appartiene al fondamento comune e che cosa ai percorsi ulteriori. Le revisioni successive del testo del 1949 aggiornano la lettera senza toccare questo impianto.


Antients e Moderns: lo scisma e l’Unione del 1813

La storia costituzionale inglese non è lineare. A poco più di trent’anni dalla fondazione della Gran Loggia, nel 1751, un gruppo di Massoni londinesi — in larga parte di origine irlandese — costituisce una Gran Loggia rivale, “The Most Ancient and Honourable Society of Free and Accepted Masons according to the Old Institutions”. Con una mossa polemica di grande efficacia, essi si proclamano Antients (“Antichi”) e affibbiano alla Gran Loggia del 1717 l’etichetta di Moderns (“Moderni”), accusandola di aver introdotto innovazioni e di essersi allontanata dalla pratica rituale di Scozia e Irlanda.

L’anima dottrinale degli Antients è Laurence Dermott (1720–1791), pittore-decoratore di origine irlandese, Gran Segretario e autore del loro libro di Costituzioni: l’Ahiman Rezon (1756), il testo che agli occhi degli Antients faceva da controparte alle Costituzioni di Anderson. Le divergenze non erano solo cerimoniali: gli Antients rivendicavano come parte integrante della “pura Antica Massoneria” il Royal Arch (l’Arco Reale), oltre a differenze sull’uso dei diaconi, sulle festività dei Santi Giovanni e su altri dettagli rituali. Dietro la disputa liturgica correva anche una faglia sociale — gli studi di Ric Berman (Schism: The Battle that Forged Freemasonry, 2013) mostrano gli Antients come una Massoneria più accessibile e “popolare”, i Moderns come più esclusivi e legati all’establishment scientifico e aristocratico.

Lo scisma dura oltre sessant’anni e si risolve solo il 27 dicembre 1813 (giorno di San Giovanni Evangelista), quando le due Gran Logge si fondono nella United Grand Lodge of England (UGLE), tuttora la Gran Loggia madre della Massoneria di tradizione anglosassone. L’accordo è reso possibile dal fatto che i due Gran Maestri sono fratelli e figli di re Giorgio III: il Duca di Sussex (Augustus Frederick) per i Moderns e il Duca di Kent per gli Antients; sarà il Duca di Sussex il primo Gran Maestro dell’Ordine riunito. Per armonizzare i rituali dei due corpi si istituisce la Lodge of Reconciliation, che completa il proprio lavoro nel 1816. Il risultato è emblematico: la nuova Gran Loggia conserva l’infrastruttura amministrativa dei Moderns e gran parte del rituale degli Antients — e definisce la “pura Antica Massoneria” come composta dei tre gradi, incluso il Royal Arch.

Perché tutto questo conta, oltre l’erudizione. La vicenda Antients/Moderns è il laboratorio storico in cui si forgiano due nozioni che ancora oggi governano l’universo massonico: la regolarità e la trasmissione. La domanda che lo scisma pone — chi è “regolare”, chi custodisce la vera Massoneria? — non ha una risposta puramente giuridica: nessuna delle due Gran Logge poteva vantare, da sola, un monopolio di legittimità. L’Unione del 1813 non decreta un vincitore, ma ricompone una trasmissione che si era biforcata, riconoscendo che la continuità iniziatica non coincide con la lettera di un solo testo costituzionale. È il precedente che ogni sistema di riconoscimento fra Obbedienze — comprese le condizioni fissate nel 1929, e la distinzione italiana fra Ordine e Riti — porta iscritto nella propria genealogia. La lezione più sottile è che la regolarità non è un dato di natura ma un atto di riconoscimento reciproco: si è regolari perché altri corpi regolari lo riconoscono, in una catena che, come la genealogia andersoniana, ha bisogno di una memoria condivisa per reggere.


Fonti e approfondimenti

  1. James Anderson, The Constitutions of the Free-Masons (Londra, 1723; 2ª ed. 1738). L’atto costituzionale della Massoneria speculativa: “History”, “Charges” e “General Regulations”. Testo cardine, di cui restano numerose ristampe anastatiche ed edizioni critiche. Nel vault: Anderson James - Le Costituzioni Massoniche.

  2. Grande Oriente d’Italia, Costituzione dell’Ordine (testo del 1949 e revisioni successive) e Regolamento dell’Ordine. La tradizione costituzionale italiana e il principio della Loggia come cellula sovrana. Testo di riferimento diretto per il rapporto di ciascun Fratello con la propria Obbedienza. Nel vault: Costituzione e Regolamento del GOI.

  3. Il Manoscritto Regius (ca. 1390). Il più antico documento massonico conosciuto: 794 versi rimati, conservato alla British Library (Royal MS 17 A I), pubblicato da James Orchard Halliwell nel 1840. Contiene le prime versioni scritte dei doveri dell’Arte e pone la geometria a fondamento del mestiere. Punto di partenza accessibile per gli Old Charges.

  4. Albert G. Mackey, i 25 Landmarks (in American Quarterly Review of Freemasonry, 1858) e An Encyclopædia of Freemasonry (1874). Il tentativo più influente di definire il nucleo immutabile della Massoneria. Nel vault: Albert G. Mackey e Old Charges e Anderson.

  5. Douglas Knoop & G. P. Jones, The Genesis of Freemasonry (Manchester University Press, 1947). Studio classico sul passaggio dalla Massoneria operativa a quella speculativa attraverso la letteratura degli Old Charges. Analisi filologica dei manoscritti (Regius, Cooke) e del loro rapporto con le Costituzioni del 1723.

  6. Ric Berman, Schism: The Battle that Forged Freemasonry (Sussex Academic Press, 2013). Ricostruzione documentata dello scisma Antients/Moderns e del ruolo di Laurence Dermott; legge la frattura come motore, non incidente, della formazione della Massoneria inglese moderna.

  7. David Stevenson, The Origins of Freemasonry: Scotland’s Century, 1590–1710 (Cambridge University Press, 1988). Colloca in Scozia, attorno al 1600, la nascita del sistema delle logge come club regolati da statuti: il retroterra istituzionale delle Costituzioni inglesi, e la prova che la forma “costituzionale” precede il 1717.

  8. Margaret C. Jacob, Living the Enlightenment (Oxford University Press, 1991) e The Origins of Freemasonry: Facts and Fictions (University of Pennsylvania Press, 2006). Legge le logge come laboratori dell’autogoverno moderno — costituzioni, elezioni, rappresentanza — e distingue con rigore la genealogia mitica di Anderson dalla storia documentata, senza sminuire la funzione fondativa del mito.


Rilevanza per il cammino massonico

Perché una Loggia ha bisogno di Costituzioni? La risposta immediata è organizzativa: per riunirsi, deliberare, riconoscersi tra logge. La risposta profonda è di ordine iniziatico: perché la libertà senza forma è dispersione, e il lavoro dell’iniziato consiste precisamente nel dare forma alla materia grezza. Le Costituzioni sono il regolo con cui la Loggia misura se stessa: non un vincolo che mortifica, ma la squadra che permette di edificare.

Ne discende una distinzione che vale per ogni Fratello. C’è chi segue le Costituzioni come si obbedisce a un regolamento esterno, e c’è chi le ha interiorizzate, cioè ne comprende il principio e sa applicarlo anche là dove la lettera tace. Il Massone maturo non cerca nella norma un’autorità che lo sollevi dal giudizio, ma un linguaggio comune che gli permette di lavorare insieme agli altri senza confusione dei piani. Conoscere le Costituzioni significa allora conoscere la grammatica del lavoro di Loggia.

Vi è, infine, una tensione che i tre strati — Old Charges, Anderson, Landmarks — non risolvono mai del tutto, ma tengono viva. La legge scritta è emendabile per definizione; i Landmarks postulano un’anteriorità che resiste all’emendamento; la trasmissione iniziatica, per parte sua, riguarda ciò che nessun articolo può codificare, e che passa nel rituale da persona a persona. Le Costituzioni sono necessarie proprio perché circoscrivono questo intrasmissibile senza pretendere di catturarlo. Lo scisma Antients/Moderns e la sua ricomposizione nel 1813 sono la prova storica di questa dinamica: nessun testo, da solo, garantisce la continuità: essa vive nel riconoscimento reciproco e nella custodia del rito. Il Massone che studia le Costituzioni impara così a distinguere ciò che è convenzione — e può cambiare — da ciò che è fondamento, e a riconoscere che l’obbedienza consapevole è essa stessa un esercizio di libertà.


Domande per la riflessione

  1. Cosa distingue il Fratello che “segue” le Costituzioni da quello che le ha interiorizzate? È una distinzione reale, o solo un modo di dire?
  2. Le Costituzioni di Anderson costruiscono una genealogia mitica, da Adamo geometra fino al 1717. In che senso ciascun Massone, ancora oggi, è parte di quella catena? Che valore ha una legge che si dà una memoria?
  3. Un’Obbedienza è al tempo stesso una struttura di garanzia e una confederazione di logge sovrane. Come si vive, in Loggia, la tensione tra autonomia della cellula e appartenenza all’Ordine?
  4. Se le Costituzioni fossero riscritte oggi, quali principi resterebbero invarianti — cioè quali si rivelerebbero veri Landmarks — e quali si scoprirebbero semplice convenzione storica?
  5. Qual è l’articolo delle Costituzioni che appare più “vivo”, ancora animato dallo spirito e non solo dalla lettera? E quale invece attende di essere ricompreso?

Connessioni nel vault


Connessioni nella Mappa

  • La Massoneria nella Storia — le Costituzioni come snodo tra Massoneria operativa e speculativa
  • Le Due Anime della Massoneria — la tensione fra lettera normativa e spirito iniziatico
  • La Tolleranza e la Libertà — il primo dovere andersoniano e la “religione su cui tutti concordano”
  • Geometria Sacra — la geometria come fondamento dell’Arte nei documenti costitutivi
  • Il Numero Tre e la Triangolazione — i tre gradi come Landmark e struttura dell’Ordine

Fonti / Bibliografia

  • Fonti primarie
  • James Anderson, The Constitutions of the Free-Masons, Londra, 1723; 2ª ed. 1738.
  • Manoscritto Regius (Royal MS 17 A I, British Library), ca. 1390; ed. J. O. Halliwell, The Early History of Freemasonry in England, 1840.
  • Grande Oriente d’Italia, Costituzione (1949 e succ.) e Regolamento dell’Ordine.

  • Fonti primarie (approfondimento)

  • Manoscritto Cooke (Additional MS 23198, British Library), ca. 1410–1450.
  • Albert G. Mackey, i “25 Landmarks”, in American Quarterly Review of Freemasonry, 1858; An Encyclopædia of Freemasonry, 1874.
  • Laurence Dermott, Ahiman Rezon (libro delle Costituzioni degli Antients), 1756.
  • Studi (approfondimento)
  • Douglas Knoop & G. P. Jones, The Genesis of Freemasonry, Manchester University Press, 1947.

  • Studi (livello completo)

  • Ric Berman, Schism: The Battle that Forged Freemasonry, Sussex Academic Press, 2013.
  • David Stevenson, The Origins of Freemasonry: Scotland’s Century, 1590–1710, Cambridge University Press, 1988.
  • Margaret C. Jacob, Living the Enlightenment: Freemasonry and Politics in Eighteenth-Century Europe, Oxford University Press, 1991.
  • Margaret C. Jacob, The Origins of Freemasonry: Facts and Fictions, University of Pennsylvania Press, 2006.
  • Contesto esoterico (per la nozione di prisca theologia e di trasmissione)
  • Frances A. Yates, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, University of Chicago Press, 1964.
  • Antoine Faivre, Access to Western Esotericism, SUNY Press, 1994.
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